Ma che bel vin-ello

Si, forse è meglio chiedere scusa da subito per l’imbarazzante gioco di parole del titolo. Il fatto è che mi è venuto in mente dopo una settimana in cui ho assaggito un centinaio di vini al giorno. Pretendevate di meglio, vi aspettavate che fossi lucido?

E comunque rende l’idea. Tiè. Scommetto su alcuni grandi supertuscan 2006, che come spesso succede in tempi di crisi sono anche grandi classici, tutti con il suffisso -ello. Appunto. Mi sono piaciuti moltissimo, in rigoroso ordine di preferenza: Tignanello, Flaccianello e Cepparello.
Assaggiati in degustazione coperta sono emersi con grande autorevolezza, staccandosi nettamente da molti rivali. Bella forza, direte, sono alcuni dei vini che hanno fatto la soria enologica di questo Paese. Giusto, ma c’è anche da dire che non sempre, anche in annate recenti, si sono dimostrati all’altezza della loro fama. Ancor meno se tracciamo un bilancio collettivo, quasi a volerli apparentare in una sorta di famiglia: quella degli ello, ovviamente.

Ecco allora in fila i tre supertruscan chiantigiani, tra i più intriganti rappresentanti di una categoria che si sviluppa in italia alla fine degli anni ’60, guarda caso a partire da un altro -ello (il Vigorello di San Felice), e che trova nel Sassicaia un suo simbolo mondiale (e a proposito di suffissi, anche la dinastia degli -aia non scherza. Ma questa è già un’altra storia).
Etichette che nascono per l’esigenza di superare le denomonazioni di allora, ritenute inadatte a produrre grandi vini, che spingono forte sul fronte dell’innovazione e della qualità: introduzione delle barrique,  esclusione delle uve bianche dagli uvaggi, utilizzo di sangiovese e altri vitigni considerati migliorativi, merlot e cabernet su tutti.

Tignanello 2006 – Antinori
Questo storico sangiovese-cabernet mostra ancora una buona dose di legno, ci mancherebbe vista la goiventù, che tuttavia ha una finezza assolutamente superiore. Il frutto è carnoso, croccante, molto complesso, spazia dalla ciliegia al mirtillo, fino a incrociare suggestive note di alloro. Palato di grandissima ampiezza e complessità. Tannino giovane ma già molto bello e fitto. PS: è l’unico dei tre che ho riconosciuto alla cieca…

Flaccianello 2006 – Fontodi
Anche in questo sangiovese in purezza si sente una dose importante e giovanile di legno (molto bello, elegante, che sarà pienamente riassorbito), di grande compattezza aromatica e amalgama col frutto. Un vino già appagante ma serrato, dove fanno capolino note di cuoio e spezie orientali. Palato di gran materia,  grinta e piacevolezza. Finale piccante

Cepparello 2006 – Isole e Olena
Non credo che resterà molto in terza posizione. Mi spiego: il Cepparello è un vino ancora molto indietro, aromaticamente poco decifrabile per cenni riduttivi che in questo momento scompigliano la nitidezza del frutto. Però il palato è clamoroso, saporito e succoso, di vibrante acidità e con un finale che… non finisce. Maratoneta, alla lunga può staccare tutti. 100% sangiovese

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