Taurasi 2007. Effetti poco speciali

Pubblichiamo con piacere il resoconto su Taurasi Vendemmia 2007 dell’amico Vittorio “The Figurhead” Guerrazzi, sommelier, esperto di enogastronomia (con puntate speciali sulla birra) nonché appassionato animatore dell’associazione “Terra di Vino” (insomma, un altro gruppo di alcolizzati che batte le campagne a caccia di bottiglie buone…) p.d.c. e a.b.

“Il vino si fa in vigna e non in cantina” e “una volta che l’uva ha lasciato la vigna può solo peggiorare”: chi bazzica il mondo del vino con passione ed amore prima o poi incappa in queste massime, che finiscono un pò per diventare un mantra.

Così quando ti capita di avere a che fare con una annata sulla carta eccellente (per tutta una serie di motivi), ci si mette alla finestra con non poca curiosità. Paradossalmente ti rendi poi conto che, proprio quando la materia prima è perfetta, è il “manico” che finisce per fare la differenza.

Ma andiamo con ordine e cominciamo dai numeri (che in linea di massima non mentono): una delle novità più significative dell’annata è l’introduzione del nuovo rating di valutazione, non più espresso in stelle (da 1 a 5) ma bensì in ventesimi, secondo standard già noti e utilizzati oltralpe.
Probabilmente si è perso l’impatto comunicativo delle stelle, e sicuramente è più semplice raggiungere una valutazione di 5 stelle che di 20 ventesimi, però…

Il metro di composizione della valutazione in ventesimi offre un quadro decisamente più completo e rappresentativo delle caratteristiche del millesimo, soprattutto perchè non è una valutazione statica, ma dinamica nel tempo (almeno per il 50% del suo peso relativo), da riaggiornare con successivi assaggi, in modo da poter seguire la sua evoluzione nel tempo.

Dieci punti sono a disposizione di una commissione di enologi e produttori che lavorano sul territorio e che giudicano l’andamento climatico (da 1 a 5 punti) e la sanità delle uve (da 1 a 5): questo dato resta agli atti come caratteristica peculiare dell’annata, e non è modificabile.
Una commissione eterogenea di giornalisti ha a disposizione altri 10 punti, da assegnare alla qualità media dei campioni degustati (sempre da 1 a 5) e al potenziale evolutivo degli stessi (da 1 a 5).
Questo valore potrà essere rivisto con assaggi successivi, in modo da ritoccare progressivamente la valutazione dell’annata (sia in positivo che in negativo naturalmente).

Risulta evidente la grande qualità del lavoro svolto dagli organizzatori che, almeno in termini di rating, catapulta la denominazione nel novero delle più autorevoli e mature del mondo.
In virtù di questo rating l’annata 2007 attualmente ha una valutazione di 16/20, così suddivisa:

•    Andamento climatico: 4/5
•    Sanità delle uve: 5/5
•    Qualità media degli assaggi: 3/5
•    Potenziale evolutivo:4/5

Ora, invece di passare al dettaglio degli assaggi (che mi riservo successivamente), farei un salto a piè pari nell’incontro produttori/giornalisti al termine della giornata di lavori, per provare a tirare un pò le somme e a stilare un bilancio. Innumerevoli sono stati i contributi, e non nascondo che un pò mi fa sorridere come alcuni punti di vista siano in manifesta contraddizione: una valutazione di 7 su 10 per quel che riguarda gli assaggi implica un giudizio tendenzialmente positivo, pur non mancando diverse ombre.

Numericamente è un valore in cui posso ritrovarmi, pur con il mio personale punto di vista.
Uno dei dati più apprezzati è stata la quasi assenza di campioni con difetti produttivi: personalmente non mi riesce di considerare questo un valore aggiunto… tutt’altro. Una annata senza difetti di produzione non si giudica quando la materia prima è perfettamente sana, ma quando i “manici” hanno dovuto metterci del loro, in vigna ed in cantina, per regolare andamenti climatici complessi o attacchi di sorta.
Giudicare positivamente questa situazione è come definire grande un pilota vedendolo guidare su un rettilineo senza altri concorrenti…

Tutto quello che ci si può augurare è che questo sia l’inizio di un trend, e non una situazione oramai acquisita. Le maggiori critiche all’annata sono state mosse sulla complessità, profondità, carattere e su un certo interventismo nei campioni assaggiati. D’altra parte si è anche detto che manca una certa unità stilistico/qualitativa della denominazione nel suo complesso, che permetterebbe il vero e proprio scatto in avanti.

A me però sembra di notare un certo attrito tra questi due punti di vista: da un lato c’è richiesta di carattere e personalità, che in misura importante è comunque attribuibile al “manico” (sia che lavori in vigna che in cantina); dall’altra invece si chiede di limitare l’interventismo o in qualche modo di uniformare il livello qualitativo minimo, obbiettivo da raggiungere credo solo tramite dei protocolli di lavorazione comuni e precedentemente stabiliti… protocolli che di fatto limiterebbero il carattere dei “manici”.

E allora qul’è la direzione: più personalità e carattere o livello qualitativo e stilistico minimo garantito? Per avere dei brillanti punti di luce è necessario che ci siano anche delle zone d’ombra? O il tutto può essere animato quantomeno da un chiarore diffuso?

Probabilmente la proposta ideale è quella di aderire al metodo langarolo (o borgognone), ovvero massima esaltazione delle peculiarità di terroir in modo che sia questo a rendere il vero carattere dei vini, più che il manico stesso. Semplice quanto geniale direi, ma torniamo nuovamente ai numeri…

Circa 1500 ha suddivisi su 11 comuni (di cui 5/6 significativi) per quel che riguarda Barolo; 450ha suddivisi su 17 comuni (di cui 6/7 significativi) per quanto riguarda il Taurasi; saranno poco più di una settantina le etichette e di queste una quindicina sono annoverabili come cru.

Gli assaggi hanno permesso di evidenziare tratti organolettici comuni per alcune provenienze, iniziando così ad imbastire una idea di zonazione, quantomeno nel bicchiere, ma…

Nel ‘68 la Mastroberardino aveva 3 cru del suo Taurasi etichetta bianca, quella che tutt’ora costituisce una delle etichette più rappresentative della denominazione: all’atto pratico, 40 anni dopo, su questa tematica, si è ancora praticamente fermi al palo.

E allora?

E allora ben vengano tutti i nuovi vignaioli che con il loro ettaro o poco più escono sul mercato con prodotti che sono già naturalmente dei cru; ben venga anche l’improvvisazione perchè da un lato questo permetterà ai produttori seri di emergere, e dall’altro il giudizio di mercato e critica convincerà l’improvvisato, senza ombra di dubbio, ad affidarsi ad uno dei professionisti che già operano sul territorio irpino con maestria e sapienza.

Ben venga il dialogo costruttivo non solo tra i produttori, ma anche tra gli enologi che, al di là dell’impostazione e della filosofia personale, devono rispettare e valorizzare un territorio e le sue peculiarità, in modo che queste possano emergere alla lunga in maniera sempre più significativa.

Ma soprattutto ben vengano persone come Paolo De Cristofaro, Lello Del Franco, e Massimo Iannaccone e Diana Cataldo di Miriade & Partners il cui genuino amore per la propria terra li mette nella condizione di voler investire tempo, energie e fatiche a sostegno del territorio. A questo punto è doveroso un passo indietro per fare due considerazioni sull’annata, intesa però come campioni degustati.

E qui, a dispetto del tono usato finora, devo dire che sono piuttosto soddisfatto degli assaggi effettuati, ritenendo che anche una valutazione di 17 punti sarebbe stata comoda (pur non cambiando la sostanza dei fatti); concordo nel ritenere un po’ latitante sia la complessità, che la profondità che la progressione, ma trovo che la cosa sia del tutto fisiologica a questo stato di maturazione.

Trovo molto più interessante andare a giudicare la qualità di componenti organolettiche quali l’acidità, l’alcolicità, il tannino e la freschezza e croccantezza delle sensazioni floreali e fruttate riscontrate.
La grande maggioranza dei campioni mostrava una spinta acida non solo notevole ma qualitativamente piacevole al palato e molto ben integrata con le restanti componenti, bilanciando soprattutto l’alcolicità di una annata calda e siccitosa, quasi sempre su valori prossimi ai 14% Vol.

In alcuni campioni l’alcol era un filo in evidenza al palato, ma praticamente mai al naso, segno di un probabile riassorbimento nel quadro organolettico da qui a qualche mese. Veramente da manuale la qualità della trama tannica della maggior parte dei tannini: vivaci, pimpanti, energici, raramente polverosi o verdeggianti, a tratti appena appesantiti da quelli provenienti dal legno.

Nel complesso, un quadro tattile/saporifero di pregevole qualità, che sicuramente necessita di un pò di  tempo per integrarsi con la componente aromatica e con qualche spigolatura dovuta ad un uso poco accorto dei legni, ma di una tale vivacità e freschezza che il futuro non patrà essere che roseo. La naturale capacità di terziarizzazione dell’aglianico (mostrata soprattutto da campioni che hanno visto solo acciaio) farà il resto.

Chiedere oggi dei Taurasi già rifiniti nel loro quadro complessivo significa avere dei prodotti finiti da qui a 10 anni: la qualità espressa dalle componenti tattili/saporifere (raramente ricomponibili nel tempo in caso di partenza difficile) lascia per me intravedere un futuro luminoso per questo millesimo, soprattutto a partire da dopo l’estate.

I Vini:

1. Taurasi 2007 Bambinuto - 78/80

Naso pulito, vivace, fruttato, delicatamente speziato, croccante. Palato teso, tannini appena acerbi, alcol integrato, buona freschezza, sui toni del naso senza effetti speciali.

2. Taurasi 2007 Contrade di Taurasi – 84/86

Cupo, altero, buccioso, cinereo, minerale e già su toni terziari che si appoggiano su una trama di frutta a pasta nera integra e polposa.
Palato duro, inchiostrato, legno appena percettibile, tannino tosto ma non ruvido, profondo ma non ancora disteso.

3.  Taurasi Opera Mia 2007 Tenuta del Cavalier Pepe – 77/79

Vena balsamica e richiami speziati accompagnano delicate nuance floreali e fruttate.
Attacco appena amarognolo, tannino che batte un po’ al palato, coerente col naso con richiami terziari ulteriormente in evidenza, chiude non pulitissimo.

4. Taurasi 2007 Di Prisco – 80/82

Una certa suadenza con ricordi di burro di cacao su base fruttata e rimandi floreali, appena un po’ troppo piacione. Palato aggressivo, etereo, di buona personalità e carattere, scisso con il naso, ma lo preferisco così. Appena corto ma di interessanti prospettive appena avrò riassorbito un po’ il naso.

5. Taurasi 2007 Pietracupa – 82/84

Inchiostrato, cinereo, umorale, terragno nella sua delicata espessione di eleganza.
Ottima materia, alcol un po’ sopra le righe, in attesa di distendersi ed assestarsi, reintegrando qualche spigolo fuori posto. Interessanti prospettive.

6. Taurasi 2007 Antica Hirpinia – 85/87

Intrigante e policromo, se solo si liberasse di un eccesso di piacioneria a bicchiere fermo.
Tra i più pronti al momento, fresco e rotondo, saporosamente lungo, complesso e coerente lungo tutta la beva. Chiude piacevolmente tipico. Tra le sorprese più interessanti di giornata.

7. Taurasi Poliphemo 2007 Luigi Tecce – 81/83

Frutta rossa ecerba e croccante con rimandi speziati piuttosto variegati e profondità minerale, in un quadro però un po’ compresso. Ingresso equilibrato, palato in progressione con chiusura acerba coerente col naso.
Tannini ed acidità vigorosi e pimpanti. Viste le premesse, è in attesa di una forma migliore.

8. Taurasi Vigna Andrea 2007 Colli di Lapio – 83/85

Interessante espressione fruttata intrisa di spezie, humus e sbuffi balsamici per una etichetta che sta diventando una garanzia. Ingresso in equilibrio fra morbidezza e cattiveria, trama tannica che ben supporta l’attacco glicerico. Caldo e lungo finale piacevolmente amarognolo.

9. Taurasi 2007 Villa Raiano – 82/84

Lampi di frutta nera integra e spezie aromatiche ed officinali, giocato in un quadro di chiaroscuri tra piacevolezza ed intrigo.
Palato coerente, progressivo, sostenuto, integrato. Già ora, un buon risultato.

10. Taurasi Sant’Eustachio 2007 Boccella – 83/85

Primo naso di caramella la caffè, secondo etereo di frutta sotto spirito e smaltato, quindi inchiostro e minerale. Attacco deciso al palato, continuo e profondo, pulito con alcol in evidenza più nei ritorni aromatici che a livello tattile. Materico

11. Taurasi 2007 Donnachiara – 76/78

Naso reticente, poi spezie, chiodi di garofano, china, con frutta un po’ sfocata. Nerissimo
Palato ben sostenuto ma con soventi rimandi al legno, sia per note aromatiche che qualità del tannino. Chiude amaragnolo da tannino gallico.

12. Taurasi 2007 Antico Castello – 73/75

Timido e sussurato in una espressione che cerca l’eleganza ma non l’afferra ancora.
Palato più importante ma un po’ superficiale. Da riassaggiare per capire se è in fase di involuzione.

13. Taurasi 2007 Feudi di San Gregorio – 77/79

Naso integro, parimenti fruttato e speziato, appena piacione ma di buona freschezza.
Buono l’ingresso così come la progressione, sconta un finale un po’ esile e corto. Vino ben fatto, chiederebbe un po’ più di carattere.

14. Taurasi Radici 2007 Mastroberardino – 84/86

Sussurata espressione di finezza ed eleganza, improntata su una timbrica forse non particolarmente tipica, ma in continuità con alcune delle migliori riserve assaggiate (2005, 2004, 2001).
Compito, equilibrato, piuttosto profondo ed intrigante nelle sue policrome e delicate sfaccettature.
Sconta un finale appena arido ed urticante. In progressione nel bicchiere.

15. Taurasi 2007 Terre Irpine – 68/70

Primo naso agrumato, poi ritorni neri di cenere e chiodi di garofano, poi ancora agrumi.
Palato esile e un po’ sgraziato. Al momento non convince.

16. Taurasi 2007 Colle di San Domenico – 72/74

Suadenti note di spezie dolci con ricordi fruttati e una vena di maggiore carattere troppo in secondo piano.
Ferma la sua progressione, complice un corpo non ancora ben strutturato. Da riassaggiare.

17. Taurasi 2007 Urciuolo – 79/81

Una materia integra ed interessante che fatica però ad esprimersi ed aprirsi al naso, pur denunciando un’eleganza minimalista. Buona la progressione al palato, restando cmq molto sulle sue e chiudendo alcolico. Assolutamente coerente il manico.

18. Taurasi 2007 Vigna Villae – 78/80

Primo naso delicato e finemente lavorato, non particolarmente intenso o variegato ma animato di buona freschezza. Ingresso equilibrato e in buona progressione acido/tannica, con piacevole coerenza e lunghezza.

19. Taurasi Gagliardo 2007 Colli di Castelfranci – 75/77

Naso un po’ rustico di frutta rossa acerba e non particolarmente ricco e variegato; palato in coerenza con il naso, con acidità non particolarmente integrata, che rende un po’ ruvido il tannino. Gli gioverà un po’ di bottiglia.

20. Taurasi 2007 Terre del Principato – 71/73

Si mostra in un certo affanno sia al naso, con sentori evoluti che ricordano il brodo, sia al palato, dove malgrado uno stile piuttosto tradizionale, pecca in eccessiva concentrazione.

21. Taurasi 2007 Masseria Murata – NC

Al momento fuori denominazione sotto troppi aspetti organolettici.

Normalmente preferisco non includere i campioni di botte nella valutazione di una annata, soprattutto per denominazioni dall’ampio respiro come il taurasi che necessita di quanta più bottiglia possibile.
Tuttavia mi fa piacere citare il Taurasi 2007 Nero Né Il Cancelliere che si sarebbe piazzato intorno agli 85 punti per l’intensità, l’energia e l’equilibrio già compiuti mostrati al naso, e la dinamicità, la freschezza e la forza espressiva del palato, profondo ed in progressione per tutta la beva, salvo una chiusura un po’ frettolosa.

Tra le Riserve invece, in ordine di gradimento, va la pena di citare:
•   Taurasi Radici Riserva 2005 Mastroberardino: Giuseppe Mascarello del Sud

•    Vigna Cinque Querce Riserva 2006 Molettieri: cazzuto, da riconciliarsi dopo anni di perplessità (personali)

•    Taurasi Riserva 2003 Di Meo: non capisco mai fino in fondo i suoi vini ma ho trovato questo 2003 insospettabilmente dinamico ed agile, nonostante l’annata.

Vittorio Guerrazzi

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Commenti

mi rincuora poter ritrovarti e ri-leggerti
:)
ma fammi capì una cosa.. verso dove si sta evolvendo il taurasi? che diversi pensieri evoca? no, così

Articolo molto interessante, da leggere almeno un paio di volte e io sono solo alla prima.

Mah più che chiedersi “dove si sta evolvendo” io tenderei a pensare a questa come una sorta di “anno 0″ del Taurasi, per tutta una serie di motivi che non sto qui ad elencare.
E se è confermato l’adagio secondo cui il buongiorno si vede dal mattino, io mi auguro che tutte le note positive riscontrate in questo millesimo possano essere portate avanti con forza, sviluppate ed integrate, affinchè anno dopo anno si possa spingere sempre più l’acceleratore sulla microterritorialità, lavorata con pulizia a garbo, senza andare alla ricerca di inutili “effetti speciali”, troppo spesso scambiati per originalità e carattere.

Non tento neanche di indovinare i motivi che tu non elenchi :-), ma di certo è in qualche modo un anno 0 quanto meno dal punto di vista del riferimento causato dal nuovo rating di valutazione. Che si faccia volontariamente o meno, sarà impossibile nei prossimi anni non avere come riferimento i giudizi assegnati quest’anno.
In quest’ottica, viste le valutazioni intorno agli 80 di media, assegnate ai campioni proposti e di cui non ho motivo di dubitare, il giudizio complessivo di 3 su 5 assegnato alla voce “qualità media degli assaggi” mi porta a chiedere:
80 punti intesi come normalità (il 3 su 5 non può che far considerare tale questo punteggio) non rischiano di diventare un’asticella troppo alta da saltare?
Mi baso sui vostri giudizi ma analizzando il tutto dal solo punto di vista metodologico, penso che forse un 17 totale con 4 su 5 nel giudizio sugli assaggi avrebbe aderito maggiormente alle parole che leggo e alle riflessioni che se ne traggono.

il post di Vittorio, che ringrazio di nuovo, è dal mio punto di vista estremamente lucido e approfondito. Su qualche vino le mie impressioni differiscono sensibilmente (ad esempio a me sono piaciuti decisamente di più Tecce, Urciuolo, Cavalier Pepe e Antico Castello, Colle di San Domenico e Vigna Villae), ma è una questione veramente marginale.
Quello che Vittorio fotografa in maniera efficace, e che Fabio ha subito colto, è la direzione di un percorso, che per sua natura non può che essere lentissimo eppure inesorabile.
Chi ha partecipato alle prime Anteprime non può fare a meno di notare una crescita della qualità media esponenziale, segnalata da tutti i primi report finora usciti: anche in annate molto celebrate come la 2004 gli NG o i punteggi sotto gli 80 si sprecavano, questa volta la forbice è molto più ristretta e i campioni non all’altezza di uno standard minimo sono davvero vissuti come un’eccezione.
Questo era tutt’altro che un dato acquisito, non ce lo dimentichiamo. Oggi possiamo, giustamente e finalmente, invocare aderenza territoriale, personalità, variabilità stilistica ed è su questo piano che l’asticella si sposta in avanti.
Il fatto è che il Taurasi, per avere un futuro, non può certo accontentarsi di essere una denominazione in cui ogni anno si assaggiano una ventina di vini tra il buono e l’ottimo. Quello che è stato dimostrato in passato ci dice che in ogni annata perlomeno buona dovremmo trovarne 15-20 tra l’ottimo e il grandissimo, e tra questi una fisionomia chiara di stili, idee, personalità. Ma ci vuole ancora tempo e i perché sono stati raccolti, pur nella diversità di opinioni, nell’incontro tra giornalisti e produttori.
Quando ci sarà un gruppo e una gerarchia chiara di grandi (non certo come dimensioni) aziende legate fino in fondo al Taurasi sarà molto più facile valutare solo e soltanto l’annata. Ora come ora l’annata in sé ha ancora un peso relativo nelle valutazioni di chi, nel migliore dei casi, si confronta un paio di volte l’anno con questi vini e, naturalmente, tende ad esaminare il distretto più che il millesimo in senso stretto.
Sarò in minoranza, ma continuo a pensare che l’aglianico e il Taurasi possano far parte dei grandi rossi italiani non per retorica ma per espressioni concrete. Così come sono convinto che il tempo galantuomo darà modo alla 2007, pur nel suo compito di punto di passaggio in questo lungo percorso, di svelare tutto il suo valore di grande annata di frutto, destinata a viaggiare su binari di equilibrio per molto molto tempo. Quello che ci vuole per far “allungare la classifica” e far uscire fuori gli over 90, che ci sono eccome, ma non possono che essere (per fortuna aggiungerei) ben mimetizzati in questo momento, soprattutto alla vista di chi si ritrova ad applicare un unico approccio critico che valga indifferentemente per nebbioli, sangiovesi, pinot neri, eccetera.

Se sei nella minoranza Paolo, quantomeno ti faccio compagnia.
Abbiamo un vitigno, l’Aglianico, che a parer mio, in Italia, fa il pari col Nebbiolo, e dietro tutti (ma proprio TUTTI) gli altri.
Abbiamo un territorio, l’Irpinia, che nelle sue varietà territoriali e pedoclimatiche ha dimostrato come l’Aglianico ne sia valorizzato ed influenzato (è lì che si riconosce un grande vitigno, da come venga marcatamente segnato e sia quindi schietta espressione del territorio).
Abbiamo seri professionisti, che pure nella loro eterogeneità, forniscono interpretazioni interessanti ed in progressiva crescita.
Se si riuscisse anche a fare sistema in maniera coordinata ed integrata, trovo che sarebbero molte le denominazioni a doversi mettere paura.
Manacano un pò i numeri, quella massa critica di aziende a cui fa riferimento Paolo.
Ci vorrà tempo, ma se nel frattempo si riuscisse a preparare un buon terreno per i prossimi venturi…

Fantastico!!!

Finalmente la retorica sui vini (fatti salvi i luoghi comuni nei quali prima o poi ti imbatti) cede il passo ai contenuti.

Merito dei nuovi parametri di valutazione più completi, anche se meno coreografici (oggettivamente le stelle andavano bene per una classifica da “bunga bunga”) ?

Merito dell’annata 2007, non così scontata come sembra?

Merito dei “manici” capaci di interpretarla?

Merito dei territori così eterogenei ed al tempo stesso espressivi come 43 anni fa si era cominciato a capire?

Merito del vitigno Aglianico, senza dubbio tra i più complessi e gratificanti per chi lo vinifica e soprattutto per chi lo beve?

Merito di Diana, Paolo, Lello, e Massimo ?

Francamente non importa molto.

Quello che conta è ciò che
è incominciato con Taurasi 2007: “Un anno 0 cui far
riferimento per le prossime annate”, come alcuni commenti
hanno sottolineato, un trampolino di lancio, un momento
per confrontarsi oltre gli individualismi (il vero
ostacolo al nostro sviluppo) sulle reali potenzialità di
un vitigno e di un territorio.

Francamente, alla luce degli assaggi fatti, concordo
sulla valutazione complessiva dell’annata. Ma
indipendentemente dal 16 o dal 17 se i produttori
iniziano a parlare tra loro, senza remore o senza vergogna nell’ammettere che il loro vicino ha fatto meglio,
se diventa chiaro a tutti il concetto che il Taurasi si comincia a fare con consapevolezza e coscienza e non perchè “si è sempre fatto così”,
se il sapere di uno diventa il sapere di tutti al fine di sapere ancora di più,
se si capisce che le valutazioni sui vini vanno fatte con grande apertura e senza avere per paradigmi o esempi solo alcuni vini, con alle spalle macchine propagandistiche perfette e super collaudate,
penso che nei prossimi anni, non saprei dire quanti, si potrà finalmente
“Dare al Taurasi ciò che è del Taurasi” (vangelo secondo Bacco).
Inebrianti saluti
Raffaele

Sic et simpliciter!
Raffaele ha detto tutto! E detto da un grande produttore come lui, siamo veramente vicini ad una lezione di vita.
Tanto di cappello…
Vittorio

P.S. Mettimi da parte una cartone di Tornante 2009 :)

Solo a patto che te lo vieni a prendere in azienda e, con l’occasione, ti assaggi qualcosa….

E’ il dazio che devi pagare !

Se dazio deve essere… che dazio sia!
Ti chiamo uno di questi giorni e ci mettiamo d’accordo…

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