Rubrica “Come eravamo (tonti)”: Il Signor Chevalier

Per la serie “nuovi servizi di utilità pubblica”, oggi lanciamo una nuova rubrica. Come si può intuire dal titolo che abbiamo scelto (roba che quelli del Manifesto ci invidieranno nei secoli), sarà un contenitore di ricordi e appunti di viaggio grazie al quale potremo certificare inequivocabilmente che la nostra demenza non è una novità dell’ultimo anno.

Ci teniamo a ribadirlo: eravamo dei balordi e degli zozzoni già nel 2004, periodo al quale risalgono i primi documenti recuperati.

Inauguriamo questo spazio con un’insensata pseudo-intervista a tre** girata a Puligny Montrachet, all’interno di uno dei cru più famosi della Côte de Beaune, il clos Chevalier-Montrachet*. Era il nostro primo viaggio in Borgogna, iniziato con la classica partenza intelligente (chi vuoi che si metta in marcia domenica 8 agosto?) e diventato strada facendo una bulimica immersione nella campagna francese, con successive tappe in Champagne e in Alsazia, terra famosa per la sua cucina light.

Dopo una sosta a Chambéry, dove Antonio scopre la potenza quasi psichedelica del verde dei semafori francesi (un’esperienza che lo ha profondamente segnato e di cui forse un giorno ci parlerà con maggiori dettagli), arriviamo in una cittadina fantasma che scopriamo essere Meursault.

Da lì tre giorni indimenticabili su e giù per la Route National 74 con qualche visita mirata, ma soprattutto con l’eccitazione di quaranta e più chilometri di vigna fittissima e ininterrotta, l’orgasmo nel riconoscere i vari cru, leggere il cartello Chambertin o Bonnes-Mares, entrarci dentro, immaginare le proprietà dei singoli filari, ipotizzare rivalità da stadio tra i diversi villaggi, fantasticare sulle impercettibili variazioni del terreno che diventano tangibilissimi cambiamenti di gerarchia e di prezzo sullo scaffale.


Qualche altro giretto nelle terre del vino lo abbiamo fatto in questi anni, ma una condizione così perennemente e mentalmente erettile come in quei giorni fatico a ricordarla.
Nel nostro bighellonare tra Gévrey Chambertin e Santenay, un pomeriggio nuvoloso (come ce ne furono diversi quell’estate) andiamo a curiosare in una certa zona al confine tra i comuni di Puligny e Chassagne Montrachet.

Imbocchiamo una stradina e ci troviamo all’improvviso davanti ad una serie di vigneti recintati, apparentemente identici a quelli prospicienti o confinanti, ma che invece qualche differenza devono averla, dato che si chiamano Montrachet, Batard-Montrachet, Criots-Batard-Montrachet, Bienvenues-Batard-Montrachet.

Dicono (e ne siamo convinti anche noi) che il vino sia una cosa viva e in quanto cosa viva rivendichiamo il diritto di rapportarci a lui con una porzione di istintivo trasporto empatico. Questo per dire che, tra tanto bendiddio, ci sentiamo immediatamente attratti non dal più famoso e mitico in assoluto, come si poteva immaginare, ma dal suo vicino. E il video è solo un piccolo sunto delle fesserie che ci sono venute in mente lì.

Ps chi pensa che la scaramanzia sia una prerogativa partenopea non conosce i contadini francesi. Pare che i produttori della Borgogna si siano riuniti all’Hospice de Beaune per approvare un disegno di legge che vieti ai curatori di Tipicamente di recarsi nella Cote d’Or in prevendemmia. Qualche giorno dopo il nostro ritorno in Italia, infatti, diversi villaggi furono interessati da una vera e propria alluvione con tanto di grandinate (il 2004 in effetti non è proprio l’annata del secolo per i rossi borgognoni, decisamente meglio il discorso sui bianchi) e l’unico anno in cui non siamo riusciti a tornare è stato il 2005 (il millesimo in cui tutti i vini più importanti hanno visto triplicarsi i prezzi).

Nel 2006 ci siamo stati a maggio, troppo in anticipo per fare danni (è considerata una buona-ottima annata, anche se un po’ eterogenea), ci siamo rifatti nel 2007 con un viaggio a settembre (annata decisamente piccola per i rossi, completamente diverso il quadro dei bianchi). Nel 2008 ci siamo stati a vendemmia finita e le cronache raccontano di un settembre miracoloso che ha risollevato aspettative a dir poco infauste. Il 2009 non è ancora finito e dovrebbe esserci qualche malolattica in corso: qualche Musigny inviatoci per tempo potrebbe convincerci a rimandare a febbraio il nostro viaggio. Sappiamo che Madame Lalou Bize-Leroy ci legge tutti i giorni e le mandiamo pertanto un messaggio: chi vuole capire capisca…

* Chevalier Montrachet (fonte: domande sparse al simpatico ragazzo dell’enoteca municipale di Chassagne Montrachet, appunti di altri amici zozzoni ammalati di Borgognite): cru, o meglio clos (perché recintato dai tradizionali muretti a secco), di poco più di 7 ettari, interamente ubicato in territorio di Puligny Montrachet tra i 265 e i 300 metri di altitudine, con esposizione sud-sud-est.

E’ un costone che si caratterizza per terreni poveri, rivestiti di suoli scheletrici scuri, che lasciano affiorare in superficie i calcari duri del periodo Batoniano. Nello Chevalier-Montrachet si distinguono tradizionalmente tre bande parallele e perpendicolari al versante:

1) la parte confinante col Montrachet, che dà vita a vini per molti versi vicini ai caratteri di quest’ultimo

2) la parte centrale, che insiste su suoli meno spessi, più calcari e freddi, e dà vita a vini meno ricchi e opulenti, più “dritti”

3) la parte superiore, che restituisce i vini più minerali e severi ma anche estremamente longevi e fini. Generalmente, comunque, i vignérons che hanno più parcelle nelle diverse “sottozone” del climat, tendono ad assemblarle per ottenere un vino “completo”. Rispetto al Montrachet, lo Chevalier-Montrachet può essere riconosciuto per un profilo meno opulento e massivo, più “femminile” ed elegante ma altrettanto capace di regalare emozioni con l’invecchiamento.

I migliori Chevalier-Montrachet: Domaine D’Auvenay, Domaine Leflaive, Bouchard, Sauzet e tutti quelli che vorrete suggerire nei commenti..

** dopo aver cancellato per sempre la nostra credibilità, ci stiamo occupando ora di quella di Gabrizia Cellai, fenomenale compagna di master e di viaggio nonché (fino alla pubblicazione del video) Export Manager di un’importante azienda toscana…

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Categorie: Bere, Fare, Francia, Francia, Francia, Viaggiare

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Commenti

impasticcomani…

bellissimo! mi è quasi venuta voglia di andare a Meuarsault….

>Boco complimenti per la maglia….anche il taglio dei capelli e la dizione erano notevoli!

Ma voi non siete normali!!!!!!!!!!!! La porta della cantina… à Paolo eri in un vignetoooo! :)))
Beh alla fine il video è molto simpatico! Ma farlo un pò più corto …no?

Più corto? E’ stato ridotto di oltre la metà: il delirio (totalmente improvvisato e sconclusionato) durò oltre venti minuti…
per la serie “metti una telecamera in mano a tre dementi e pentiti immediatamente”…

Qui a Belfast, dopo il nostro video, si registra un’incredibile impennata nel consumo di birra. Roba al limete del possibile…

Dai…eravamo giovani ed incoscienti(invece ora..!)W Meursault e tutti i suoi abitanti!

I vignaioli Francesi non hanno avuto il coraggio di far pesare i grappoli e far vedere le rese per ettaro.. quanta uva si nasconde dietro questo fintissimo giardino? La risposta, nella prossima puntata de “Quelli del Manifesto” in trasferta in Borgogna.

credo, che sia l’orecchino del produttore……..a rendere grande quel vigneto……..

non riesco a spiegarmi cosa abbia spinto la gentile donzella ad accompagnarsi con quei due ceffi, totò e paolino… misteri della vite…

@ Pico m. coombe: ero in veste professionale di interprete: francese-toscano toscano-francese! E poi già avevo intuito le potenzialità dei 2….

@Gabri: attendiamo infatti tutti con ansia totò&paolino 2 “la vendetta dei Sabini”…

e vai con il gemellaggio Montrachet e Lapio…e fanculo i francesi!!!!!! scusate ma dovevo scriverlo

comunque scherzi a parte, il mio primo viaggio in Borgogna è stato illuminante

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