Rossini, Firenze e la caccia alle stelle

Serata di presentazioni per il Rossini di Firenze, un ristorante bellissimo sul lungarno Corsini.

Anzi, sbottoniamoci, il posto è di quelli che non si dimenticano facilmente: siamo a palazzo  Gianfigliazzi, le stanze evocano suggestioni principesche, l’arredo non trascura il seppur minimo dettaglio, la cucina è bella e decisamente ampia, le cantine da sogno. Ma si va, comincio da qui. Anche perché, a parte la bellezza del caveau, le etichette conservate meritano una citazione, non fosse altro per la profondità di certe annate e una verticale completa dei rossi di Gaja. Uno spettacolo per ogni appassionato di vino, anche per quelli un pò snob che girano di questi tempi.

Il ristorante, di proprietà dell’egiziano Fouad Hassoun (un tipo davvero particolare e fuori dagli schemi, mai banale, capace di fatturati milionari grazie ad una società che opera nel campo del turismo di lusso. E che forma con la moglie una coppia particolare e divertente) non è esattamente una novità. Pensate che col precedente chef Andrea Mazzoni, volato da qualche mese a Ginevra per una nuova esperienza al Four Season, si era perfino beccato una stella Michelin. Dunque la serata, stringi stringi, era tutta finalizzata alla conoscenza del nuovo padrone dei fornelli, il giovane Assunto Migliore, promosso alla massima carica dopo essere stato il secondo del Mazzoni.

Certo dopo una cena così, peraltro frizzante, ben gestita e assolutamente divertente, è difficile e presuntuoso tracciare un bilancio definitivo, anche se qualche indicazione non è sfuggita. Si può dire per esempio che il locale mira, senza falsa modestia, ad un ruolo di primissimo livello, che l’atmosfera è di grande piacevolezza, il servizio elegante e preciso (con nota di merito per Ilaria Legato: splendida “padrona di casa”, mai a disagio, dall’accoglienza e per tutto l’arco della serata, comunicativa ed empatica. Insomma, una brava sul serio), e che lo chef (più a suo agio ai fornelli che davanti ai clienti; ma vivaddio… di fenomeni ce ne sono abbastanza…) ha delle carte da giocare, anche se forse deve ancora trovare la consapevolezza dei propri mezzi. Oltre ad una chiara identità stilistica.

Il menu della serata

Cestino di  Cicerchia  di Spello e sedano con calamaretti incisi alla Santoreggia
(mi sarebbe piaciuta una maggior sapidità generale, specie dei calamaretti)

Bruschettina di Gamberi Rossi e olive Taggiasche su letto di spinaci
(ottima e ben amalgamata)

Gnocchetti profumati al Basilico su guazzetto di mare e fave
(il piatto della serata, perfetto sul fronte dei contrasti, sia aromatici che delle consistenze)

Cernia all’acqua pazza su asparagi alla scapece su crocchetta di patate
(buona, ma anche qui la sapidità del pesce non era del tutto convincente)

Caprese al limone con sorbetto di banane e mousse di caramello e cioccolato
(molto buona)

Voto: 6 e mezzo

Ah, dimenticavo il predessert pensato dal giornalista Giuseppe Calabrese. Vinceva un viaggio chi riusciva ad indovinare il maggior numero di ingredienti presenti nel piatto. A costo di compromettere definitivamente la mia traballante immagine, dico che ho scambiato il lampone per anguria e la tequila per rum. Però ho beccato il cedro candito. Meritando, spero, almeno il purgatorio…

Prezzo, mi dicono, sui 100 euro

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Categorie: Mangiare, Toscana

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Commenti

salve . il sottoscritto è lo chef del Rossini, devo ammettere che concordo con la vostra valutazione, effettivamente il primo antipasto e il secondo erano leggermente sciocchi, mi sono fidato troppo dei miei colleghi.spero di poterle far degustare qualche nuovo piatto verso l’autunno per cercar di guadagnare punti.
grazie comunque per la recensione.

Asso

Non vedo l’ora…

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