Posso dirlo? Salon ‘97 non mi fa impazzire

Entrare da Salon è stato bellissimo, e non solo perché fuori c’era la neve e la temperatura continuava a scendere di parecchio sotto lo zero.

Salon non è solo uno degli Champagne più esclusivi al mondo (appena 60.000 bottiglie, in media, per ogni annata prodotta è niente per una griffe di questa portata, nonostante i prezzi a cui viene venduto), è anche il simbolo di uno stile ben preciso, o meglio di una filosofia capace di smuovere parecchie pulsioni.

Uno stile pensato e voluto da Aimè Salon, a inizio novecento, un bon vivant che ha fatto fortuna vendendo pellicce a Parigi, deciso a produrre uno Champagne di suo gusto, per se e i suoi fortunati amici. La prima annata è del 1905, ma solo nel 1911 comincia una timida commercializzazione. La storia recente vede invece l’acquisizione della casa da parte di Laurent – Perrier (1988) e l’apparentamento con Delamotte, con cui condivide anche l’attuale chef de cave: Michel Fauconnet.

Un fatto che poco o niente ha cambiato nelle abitudini aziendali: produrre un grande Champagne da invecchiamento, a partire da un solo vitigno (lo chardonnay), un solo cru (Le-Mesnil-Sur Oger), nelle annate ritenute migliori (solo Champagne millesimati, dunque), che escono dall’azienda ad almeno dieci anni dalla vendemmia.

Il 1997, ultima annata sul mercato, è il trentaseiesimo millesimo prodotto nella storia di Salon, ma forse non sarà ricordato come uno dei migliori, almeno per chi ama l’armonia verticale e sferzante delle versioni più riuscite.

Certo non mi aspettavo la veste sublime del ’96 (trovare uno Champagne cattivo di quest’annata superba è un’impresa…), ma questo Salon manca forse di quella profondità che lo distingue, di quel nerbo acido prepotente che accompagna il sorso verso lunghezze siderali. E’ un grande Champagne, certo, distinto però da quelche rotondità di troppo, avvolto da profumi a tratti ammiccanti, piuttosto maturi (il gioco del dosage è forse meno riuscito del solito).

Vedremo che diranno gli anni a venire, e vedremo se si rivelerà giusta la scelta di produrre il 1999 (in uscita il prossimo anno) e non la 2000, invertendo i giudizi che i più  hanno espresso sulla portata delle due annate. Chissà…

La vigna Jardin de Salon vista da una delle finestre della Maison. Impiantata da pochi anni, non è ancora ritenuta all’altezza e dunque i grappoli non sono stati raccolti

Una cassa “mista” con diversi millesimi


Le pupitre con le bottiglie di domani

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Commenti

Produrre la ‘97 è singolare ma non troppo visto che anche Bollinger con l’ RD l’ha fatto (ricavandone una versione non memorabile al pari di Salon) ma la cosa ancora più singolare secondo me è non aver prodotto la ‘98 che dai miei assaggi risulta essere annata con i controcazzi … tra ‘99 e ‘00 mediamente ho preferito sempre la seconda anche se ha dato vita a champagne più rotondetti della prima che però m’è sempre risultata poco equilibrata.

E infatti non corro dietro neanche a RD ‘97, assaggiato però un paio di anni fa in azienda. A me la 2000 non dispiace per niente, mentre sono meno ferrato sulla ‘98. Mi suggerisci qualcuno di quest’annata che merita veramente?

Su tutti a memoria : Cuvée Nicolas Francois di Billecart Salmon , Dom Ruinart e anche il tanto “bistrattato” Dom Perignon.
Anche tra i tanti RM si trovano cose notevoli …
Krug ‘98 è una bellissima versione ma lì stiamo su altri prezzi (paragonabili a Salon ‘97 e secondo me molto superiore). Anche a me la ‘00 non dispiace e rimanendo sul Dom Perignon la differenza con la ‘99 è abissale ! ;-)

Bistrattato dom perignon!? Da chi provate a fare milioni di bottiglie con quella qualità… Per non parlare
E non dimenticata la W. churchill… Una meraviglia!
Ciao A

Quoto: grandissimo Winston Churchill 98

Verissimo ! Er sor Churchill nel ‘98 è pauroso !

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