Pergole Torte 2004. L’archetipo del sangiovese
Mi espongo a battute facili facili, lo so, però se mi dicono sangiovese penso più al Chianti Classico che a Montalcino, o ad ogni altro angolo del pianeta.
Nelle zone e nello stile giusto, penso che quell’area magica e meravigliosa fatta di galestro e alberese, dove le vigne sono ancora divorate da bocche di macchia mediterranea, questo vitigno grandioso e controverso possa dare sensazioni uniche.
A patto che, ovviamente, si cerchino quei caratteri in un vino, quei tratti dove lo scheletro acido-minerale la fa da padrone e la complessità è ottenuta più per sottrazioni che per aggiunte. Ne parlavo pochi giorni fa con Maurizio Castelli, enologo che di sangiovese ne sa e che si trovava proprio su questa posizione, ma vi assicuro che il gruppo sangiovesechiantista è piuttosto nutrito. E soprattutto agguerrito.
Certo il Chianti Classico “è tutto e niente, il bene e il male” (1,48 - 1,52), per usare le parole di un cantautore che di vino se ne intende, e districarsi nel groviglio di vitigni e stili differenti non è per niente facile. E allora visto che di confusione non ce n’è mai abbastanza, dico che tra i miei Chianti Classico preferiti c’è n’è uno che non è un Chianti Classico. Cioè lo sarebbe ma invece…
Insomma, adoro Le Pergole Torte, e in generale i vini di Montevertine, come sono affascinato dai loro interpreti leggendari: da Sergio Manetti a Martino, che dirige oggi l’azienda, fino a Giulio Gambelli, tanto per citare solo padre, figlio e spirito santo.
Vini aguzzi, per certi versi complicati, affilati come il sangiovese di Radda sa essere, con acidità vibranti e nessun compromesso. Classici, insomma, con tutti i ragionamenti, veri o presunti, che questo comporta.
L’altra sera ho stappato un Pergole Torte 2004, vino che mi aveva fatto impazzire all’uscita e che ho comprato in buona quantità. Era ancora meglio di come lo ricordassi. Anzi era l’archetipo del sangiovese, almeno per come la vedo io. Un modello da far studiare nelle scuole. Esemplare, direi, con quelle sue note minerali, pietrose, capaci di evolvere in cenni floreali di violetta che accompagnano via via la marasca e il lampone. Sapido, coerente, profondissimo, con una bocca inarrestabile, che non cerca mai banali ammiccamenti eppure regala piacevolezza assoluta, rendendo il sorso pericolosamente inarrestabile…
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Tags: Chianti Classico, Montalcino, Montevertine, Pergole Torte, radda in chianti, vini sangiovese
Categorie: Bere, In primo piano, Umbria
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Commenti
Io son rimasto colpito dalla bontà del 2003.
Freschissimo, balsamico, ricostituente.
Una passeggiata in pineta.
Alla faccia dell’annata tropicale e dei palmeti.
Non so tu, ma io non ho riassaggiato il 2006 dall’estate scorsa. Quel che è certo è che le bottiglie stappate per la Guida non erano a posto (e non ne abbiamo stappata una), né lo erano quelle assaggiate durante la premiazione della Guida de l’Espresso (ricordo che chi si fermava ad assaggiare il vino notava qualcosa di strano e in 5 minuti si sono stappare tutte le bottiglie a disposizione). Non sto sostenendo niente, magari invece in giro ci sono grandi Pergole 2006, ma io al momento non ne ho trovato neanche uno…
Tutto questo è vero e ne sono in parte testimone.( se ricordi anche alla presentazione organizzata da Heres)
Ma ieri ne ho trovata una che ha confutato le mie convinzioni sull’annata. E’ la bellezza e la maledizione del vino, non trovi?
Su Bibenda 34, in uscita/consegna in questi giorni, c’è un mio umile omaggio a questo vino straordinario e alla sua storia. Concordo, come spero leggerete, con tutte e tre le valutazioni generali qui espresse a proposito delle annate 2004, 2003 e 2006. Un saluto a tutti. Armando
Altra cosa, per il tenutario del blog: siccome anch’io, quando penso al Sangiovese, penso più e prima al Chianti Classico che a Montalcino, fammi sapere chi è che ti percula sul tema, che gli organizzo un gavettone di Fanta appena passa sotto le balconate della piazza di Greve…





Be a questo punto dopo aver creato tutta questa aspettativa e consapevole della scorta ampia, le si chiede di stapparne un’altra bottiglia, logicamente ai soli fini educativi…restiamo in attesa della sua comunicazione