Oasi degli Angeli e la vigna di concentramento

Pare che quelli dell’ENLB (Esercito Nazionale di Liberazione delle Barbatelle) stiano già progettando uno dei loro blitz, altri sostengono addirittura un clamoroso attentato terroristico col gas
(il temibilissimo SO2, anche se con la dicitura di avvertenza contains sulfites sulle bombe, al fine di limitare le vittime tra i civili).
Obiettivo? La nuova vigna messa su da Marco Casolanetti a Oasi dgli Angeli, dove le viti, sostengono i soliti ben informati, stanno più strette dei polli in batteria. Una vera e propria vigna di concentramento. Un crimine contro le varietà, secondo la comunità internazionale. Con l’unico distinguo, giunto a difesa del progetto Casolanettiano, del presidente Mahmud Ahmadinejad, barricato sulle consuete posizione negazioniste.
Si dice che in un solo ettaro ci siano ammassate addirittura 22 mila povere viti inermi. Un metro e trenta per 35 centimetri di sesto d’impianto. Chi l’ha vista, parla di una scena raccapricciante, inaccettabile, che ha suscitato il sacrosanto sdegno degli europarlamentari di Bruxelles. “Ci sono più viti in quel campo che lieviti indigeni alla Brasserie Cantillon*”, hanno tuonato i politici. Mettendosi da subito al lavoro per redigere un disciplinare che salvaguardi la dignità e la salute delle viti.
Incuriosito dalla faccenda, ho deciso di recarmi in incognito a Cupra Marittima, nel piceno, dove si trova Oasi degli Angeli. Purtroppo il mio abile travestimento (avevo messo delle doghe di rovere legate in vita per sembrare una barrique nuova di zecca, dandomi anche fuoco in modo che l’odore affumicato dimostrasse l’altissima tostatura dei legni) è stato incredibilmente smascherato dai servizi segreti marchigiani, che mi hanno sottoposto a terribili torture. Tra l’altro, sono stato costretto ad ingozzarmi ad uno dei tavoli della piccola osteria di famiglia, una delle migliori sul pianeta, per quasi quattro ore.

Solo due spietati criminali come Marco Casolanetti ed Eleonora Rossi, non senza la connivenza della madre di lei e del sedicente produttore di vino detto “Roccia”, oltre che a loschi figuri dei servizi segreti deviati quali Dario Cappelloni, “lo Svizzero” Gianni Fabrizio e Roberto Racca, potevano prevedere un simile trattamento, comprensivo tra l’altro di una pasta al forno mirabolante e uno spezzatino di coniglio pazzesco che ho spazzolate dal piatto senza soluzione di continuità.
Il tutto annaffiato da liquidi idroalcolici di abile fattura come gli Champagne Brut 1995 di Jacques Selosse e Taittinger Comets de Champagne 1996, Esedra 1997 (un bianco stupendo, 100% trebbiano, che Oasi degli Angeli non produce più dal ’98), un trebbiano spoletino su cui non c’ho capito niente ma che mi ha parecchio incuriosito, Kurni 1997 (eccezionale, tanto per avere un’idea delle potenzialità evolutive di questo vino al centro di mille dibattiti), Kupra 2006 (la nuova etichetta della casa, da uve grenache), un vecchio montepulciano del “Roccia” e la birra artigianale pescarese Almond 22.
Stordito dal crudele trattamento, credo di aver perso i sensi, rinvenendo solo dopo diverse ore in un vecchio regionale diretto a Foligno. Li sono stato svegliato brutalmente dal controllore del treno che, a ripensarci bene, somigliava terribilmente a Fabio Giavedoni…


*Brasserie-museo di Bruxelles, unica in città a fabbricare la birra in maniera artigianale e naturale. Qui si può seguire l’intero processo di produzione della Lambic e della Gueuze. Tra le birre fabbricate: Gueze 100% Lambic, Kriek, Vigneronne, Grand Cru Bruocsella, Iris, Saint Lamvinus, Rosè de Gambrinus
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Tags: barbatelle, ceppi per ettaro, Dario Cappelloni, densità d'impianto, Eleonora Rossi, Gianni Fabrizio, Jacques Selosse, Kupra, Kurni, Marco casolanetti, Oasi degli Angeli, Roberto Racca, sesto d'impianto, Taittinger
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Commenti
Devo dire che ci ha fatto una bella impressione, Dario dice che è cresciuto rispetto agli assaggi estivi. Però non so se si riferiva al vino ![]()
Non era un “vecchio” Montepulciano della Roccia?
Avete assaggiato anche il 2008?
ps: Roccia va sempre al femminile, anche quando indica il “biondo vigneron di Castorano”. Sarà perché è biondo e ha i capelli lunghi? Boh.
Ho capito, sempre femminile (sarà contento?). Effettivamente su quel vino ho ricordi confusi… forse per i lunghi capelli biondi..
Ridete, ridete voi: quando tutto il pinot nero verrà deportato in provincia di Ascoli, cosa opporrete alla soluzione finale? una doppiomagnum di Es?
ma la vigna chi la cura? Eleonora?
il buon Marco non ci passa, sembra aver messo qualche chilo… sta più inguaiato di me…
ps: Antò, com’è sto Kupra?
E infatti il Casolanetti s’è incazzato di brutto per la foto, dice che non ho valorizzato il suo lato migliore…
Kupra ancora oggetto misterioso, almeno per me… Lo devo risentire tra un pò di bottiglia…
ottimi vini ottimi champagne mi manca il comtes taittinger,ricordo bepi mongiardino ,l’importatore del selosse,dichiarare “uno dei pochi a livello dei selosse”
[...] d’impianto chilometrici, da far venire i brividi al buon Casolanetti; viti altissime e rigogliose (non di rado a piede franco), grappoli generosi, vendemmie che, nelle [...]




Sedicente Roccia?
Lui è un vero produttore in proprio. Nel senso che produce per sé.
Com’era il suo Arshura?