La complessa semplicità del Chianti Classico

A parte delle piacevolissime stilettate al fegato, la settimana delle anteprime toscane mi ha lasciato un quadro ampio e complesso sulle nuove annate delle più importanti denominazioni della regione.

Con tanti assaggi e altrettante riflessioni su annate, stili, zone e sottozone.

Tra queste mi torna in mente lo scambio di vedute sui Chianti Classico con il Gentili**, che senza tanto giraci intorno mi confidava come ritenesse inaccettabile lo scarso appeal della denominazione, o meglio le difficoltà di mercato di un vino che invece dovrebbe andare per la maggiore.

Non che manchino le contraddizioni, non che il quadro non sia in divenire, non che il territorio non sia così grande da rendere indispensabili continui distinguo; ma per come la vedo io un vino come il Chianti Classico, elegante, spesso longevo, di grande bevibilità e freschezza, dovrebbe godere di ben altra considerazione. E questo mi fa incazzare…”. Parola del Gentili.

Siccome sono anch’io dello stesso avviso, mi è venuta voglia di tirar fuori dai tanti vini assaggiati un trittico che rappresentasse al meglio una certa idea di Chianti Classico. Non i vini migliori,  ma i rappresentanti di quella particolare e rara dimensione di complessa - semplicità che è ad appannaggio di pochi terroir del mondo. Alcune interpretazioni dell’annata 2010 (che per inciso al sottoscritto piace parecchio) che, per un motivo o per l’altro, rivelano d’incanto la bellezza immediata, golosa e autentica di questo territorio meraviglioso. Dei vin de soif*, forse, che spesso è facile pescare da queste parti.

Eccoli:

Badia a Coltibuono – Chianti Classico Badia a Coltibuono 2010

La Badia è una meraviglia, dunque se non ci siete mai stati fateci un pensierino. Appartiene alla famiglia Stucchi Prinetti dalla metà dell’Ottocento, mentre le cose vinicole prendono un impulso deciso nei primi anni Sessanta del secolo scorso. Questo vino per me è delizioso. Ha un carattere chiaro, rilassato, per certi versi delicato. Tutto giocato su sensazioni floreali, al limite di frutti rossi selvatici e sassi, ha un corpo in linea perfetta, croccante e gustoso. Da agricoltura biologica.

Gagliole – Chianti Classico Rubiolo 2010

L’ultima volta che mi sono arrampicato sul piccolo e meraviglioso scrigno di Gagliole non ero rimasto così impressionato dallo stile dei vini. Mi parevano ancora sottotono in confronto alla bellezza e alle potenzialità di quelle vigne di sangiovese a 500 metri d’altezza, quasi ricamate tra le terrazze e con un’esposizione da sogno. Il Chianti Classico Robiolo 2010 invece mi ha stupito. E’ un vino leggiadro e setoso, con profumi timidi ma preziosi di fiori freschi e un palato che ricorda l’acida freschezza degli agrumi. Davvero buono.

Villa del Cigliano 2010

E bravo Niccolò. Pian piano, immagino con fatica, stai trovando la tua strada. Il percorso è segnato e la bontà del progetto si vede soprattutto dagli ultimi arrivati. Insomma, ho trovato il tuo Chianti Classico 2010 una delizia. Il naso parte timido ma esce alla distanza con un bel ventaglio di fiori di campo e marasca. La bocca gioca di fioretto, attacca gustosa e si fa seria. Chiude quasi dura, sul piano fisico, ma è profondissima e saporita su quello aromatico. Scommetto che crescerà ancora.


** Ernesto Gentili è curatore, con Fabio Rizzari, de “I Vini d’Italia” de L’Espresso

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Categorie: Bere, In primo piano, Toscana

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