La birra secondo l’Editto di purezza del 1516

Giusto il tempo di arrivare ed ecco soddisfatte le inevitabili voglie che ti assalgono quando sei avvolto dalle montagne altoatesine.
Nell’ordine: panino con lo speck della macelleria giusta a San Michele Appiano, avvinatura della bocca con qualche bianchetto della cantina San Paolo (per la cronaca in grande crescita: assaggiare il Pinot Bianco Passion 2010 per credere), acquisto di mele biologiche, sniffata di vapori sulfurei alle terme di Merano.
E la birretta? Niente Forst? No, stavolta no perché l’appuntamento vero, quello per cui ci siamo messi in marcia di buon’ora, sobbarcandoci un bel po’ di chilometri, era proprio legato al magico connubio acqua-malto d’orzo – luppolo - lievito, come recita l’Editto tedesco sulla purezza della birra, fissato da Guglielmo IV nel 1516. Editto di cui, giova ripeterlo, il sottoscritto e i suoi compagni di viaggio si pregiano di essere fedeli osservanti.
Degustazioni di birre, dunque. A Lana, per l’esattezza, nella “cantina” dell’azienda Kiem, pregiata società che importa birre da mezzo secolo (l’attività inizia nel 1961 dopo 250 anni di commercio delle mele e derivati). Già, birra, ma quale? Non artigianale, non multinazionale ma una via di mezzo che potremmo definire “industria dal volto umano”, quella che annovera alcuni dei marchi più interessanti di Germania, Repubblica Ceca e Austria.
Pronti via. Si va di Pils con la bavarese Allgauer, fondata a Kempten nel 1394, tra i campi incontaminati e le alpi. Bella schiuma compatta e persistente, profumi delicati di fiori bianchi, lieve erbaceo di luppolo, mallo di noce che cresce con la temperatura e torna alla fine di una bocca fine, cremosa, profonda, distinta da un bellissimo punto di amaro. Beva compulsiva, inarrestabile.
Segue la Goffel Kolsh, mitica tipologia bevuta quasi esclusivamente a Colonia e dintorni (mentre la Alt si trova a Dusseldorf, che sta a soli 40 chilometri di distanza). Entrambe le birre sono ad alta fermentazione. La nostra Kolsh ha una nota intensamente fruttata, piena ma fresca, cui seguono bei cenni di frumento e una luppolatura decisa (anche se ovviamente non ai livelli della Pils). Non mancano sensazioni gessose di un certo fascino.
Ed eccoci alla Hannen Alt, realizzata con malto maggiormente tostato che regala subito un bel colore ambrato, nuance di caramella al caffè e crosta di pane integrale, nettissimo, sia al naso che in bocca. Stupendo il centro bocca, bello il finale amarognolo, pieno ma lunghissimo. Un grande connubio tra complessità e freschezza.
Si va sul classico con la birra successiva. Una Muncher Hell HB (di proprietà dello stato della Baviera, cioè del Ministero della Finanza). E’ la birra dell’Oktoberfest per eccellenza, dunque da bere a fiumi e per questo, forse, meno impegnativa e complessa delle altre. Bel naso di frumento, comunque, molto tedesca, identitaria. E infatti spunta un pretzel appena sfornato…
Colpo di scena: arriva la stessa HB ma stavolta in bottiglia. Imparagonabile. Il fusto fresco fa il mazzo alla bottiglia, meno reattiva e croccante, più spenta. Niente, vince la birra spillata per distacco.
Ed eccoci alla Stiegl di Salisburgo (dove c’è il più importante museo della birra d’Europa), dunque passiamo all’Austria e alla più grande birreria privata del paese, fondata nel 1492 (la data vi dice niente?) anche se si trova ad appena 12 chilometri dal confine con la Baviera (naturalmente osserva alla lettera le mitiche leggi di purezza tedesche). Birra in bottiglia. Profumi floreali delicati, giglio, avvolgente e fine. Meglio al naso che in bocca però, dove è delicata si, ma anche un filo corta.
Nome impronunciabile ma birra arcinota, la Budejovicky Budvar è prodotta con luppolo di Zatec, piuttosto amaro ma molto fine e aromatico, e malto della Moravia. Una birra boema dalle suggestioni animali, di spezie fini e fiori bianchi. Nel bicchiere trova grande raffinatezza ed eleganza, oltre che uno straordinario finale di mandorla. Deliziosa! Nota curiosa. I pozzi del birrificio sono di proprietà e caratterizzati da un’acqua morbida e purissima che arriva dalla ragguardevole profondità di 300 metri. Matura per 90 giorni prima di essere infustata o imbottigliata.
Non poteva mancare una Festbier ma soprattutto una birra d’abbazia bavarese, appena 45 chilometri ad est di Monaco. Birra natalizia, per giunta, piuttosto corposa e maltata, di buon tenore alcolico e carbonica sulle punte. E’ la Kloster Andechs che in bottiglia esprime note di frumento, finezza e cremosità. Belli i profumi, dal luppolo ai fiori bianchi, sempre piuttosto delicati. Birra da pasto, ci dicono, e infatti pare che in Abbazia facciano grandi formaggi e superbi stinchi di maiale…
Stesso birrificio, ecco una Dunkel Doppelbock. Al naso mou alla liquirizia, in bocca corpo, materia, sentori di crusca, radici, pane di segale, mosto cotto e bellissima lunghezza. Birra tutto sommato morbida, rotonda, forse un filo pesante sul finale, che tuttavia rinasce su cenni di liquirizia amara.
Ci dicono che il birrificio seguente ha un locale di somministrazione con uno slogan ben preciso: “dissetiamo i viandanti con 7 mila ettolitri di birra l’anno”. Non serve aggiungere molto, allora, su questa Allgauer Brauhaus, realizzata per giunta con molte materie prime di produzione propria. Tipologia Kellerbier, birra non filtrata e infatti il colore è velato. Naso di lieve frutta matura, albicocca, fiori di campo, ampia e cremosa, fresca e gradevolmente amarognola sul finale.
Ritorno di fiamma finale alla birreria Andrechs. Metà malto di frumento e metà malto d’orzo, ancora non filtrata. Waizen di sostanza, banana, naso dolce di frutta tropicale matura, un filo troppo dolce e poi garofano. Bocca morbida, piena, ancora un filo dolce sulle prime e finale invece subito secco. Prosit!
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Tags: birra, birra artigianale, birra austriaca, birra ceca, birra industriale, birra tedesca, Kiem
Categorie: Bere, In primo piano
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siete veramente dei bastardi.