Il tempo dell’Est
Ogni volta che vado nell’est Europa mi sembra di essere sempre meno straniero. L’occidente che avanza piano piano vela con i suoi simboli e le sue pratiche l’anima reale delle città che credevo, da ingenuo, restare immutabili.
Praga, Budapest e Belgrado sono luoghi invasi e trasformati dai predatori della legittima voglia di libertà degli abitanti, così è successo anche a Sarajevo e Bucarest le cui devastazioni storiche hanno incontrato altri tipi di invasioni, inesorabili e luccicanti.
Qualcosa però dalla cortina dell’omologazione trapela, attraverso il muro degli ombrelli rossi della Coca Cola; una verità sembra baluginare. Così mi è successo di recente a Bucarest, le cui architetture liberty e i monoblocchi della dittatura stanno cedendo il passo ai vari Carrefour, Zara e Beschka. Credo che questo riverbero provenga dal luogo più inaccessibile e segreto agli stranieri, spazio intimo che riunisce l’anima condivisa di un popolo: la cucina.
Nelle sue regole e consuetudini, nei suo sapori inimitabili la cucina rumena, ma ogni cucina, assume un ruolo simile a quello che in Italia il dialetto svolge nei confronti della lingua nazionale: la delimitazione della comunità. Così ho tentato di capire il dialetto culinario rumeno cercando di interpretare il loro alfabeto gastronomico.

La cucina rumena ha nella sua essenza i caratteri della tradizione dell’est Europa con influenze turche. I sapori sono forti con inserti agrodolci. I cavoli e le verdure in genere fanno da contorno alla regina della gastronomia rumena: la carne. Maiale, manzo e agnello principalmente, sono declinati in molti modi ma la griglia è sicuramente il refrain più in voga. È frequente vedere i fumi della brace accesi fuori dai punti di ristoro.

Notevoli sono le Sarmale, involtini di verza e carne, e i Mici, polpettine di manzo da arrostire. Anche le zuppe rappresentano una costante: la chorba è una minestra deliziosa di carne e legumi da arricchire con panna acida. Le salse accompagnano di frequente la carne. Il carattere è piccante e agrodolce, spesso sono equilibrate. Questo tipo di cucina viene esaltata, almeno per la mia ultima esperienza, dal servizio. Sembra di entrare in una camera del tempo, dall’aperitivo servito con Tuica, distillato nazionale rumeno, fino al dolce tutto è svolto con una formalità tale da rinvenire nella mente una città marittima italiana degli anni Venti: Rimini d’inverno per intenderci.
Un quadro d’insieme affascinante, un popolo orgoglioso e la sua cucina come ago della bilancia tra un passato da non disperdere e un futuro da indovinare.
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Tags: Chorba, cucina est europa, cucina etnica, cucina rumena, Mici, Sarmale, Tuica
Categorie: In primo piano, Mangiare, Romania
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Commenti
La Romania ha una vocazione indiscussa per la viticoltura. Terreni e latitudine (la stessa di Bordeaux) suggeriscono un potenziale ancora inespresso. Diciamo che il paese è un enorme vigneto di sperimentazione per imprenditori agricoli internazionali, italiani compresi (Antinori e anche di Filippo a quanto pare). Molte le competenze internazionali che si occupano della vinificazione. Tante le varietà internazionali piantate. L’autoctona Feteasca Neagra a me è piaciuta molto quando non oppressa dal legno. Se e quando si acquisirà consapevolezza del proprio vigneto credo ci potranno essere cose interessanti.
Bello il vento dell’est! Ho una grande passione per tutto quello che è a destra dell’Italia (geograficamente parlando). Qualche indirizzo interessante a Bucarest?
Indrizzi molti dipende da cosa si cerca. jaristea (http://www.jaristea.ro/) è un ottimo risorante fonte delle foto del post ( eccetto il filetto alla Rossini) ma c’è un altro locale molto bello di cui non mi sovviene ora il nome che mi è rimast nel cuore.
Buongiorno Fabio,
leggo con enorme piacere queste parole.
Sto portando avanti un progetto cooperativo per 700ha ex vigneto nella privncia di mehedinti.
Le analisi dei terreni sono pazzesche, ci sarebbe da imbustarlo e venderlo qui come oro….
L’unico limite sono i prezzi di vendita e le relative enormi dimensioni delle aziende….
Il progetto che sto seguendo prevede molti contributi UE con prezzi di acquisto e gestione davvero limitati, ognuno può partecipare alla cooperativa con un minimo di 5ha a 1.600,00€/ha….quindi se ti/vi venisse voglia….fatevi avanti!
p.s.
avrai saputo che non lavoro più con le sorgenti….. la vita è strana…
buon lavoro filippo
@ Filippo : Si lo sapevo. Il progetto sembra un’interessante oppurtunità. In effetti la dittatura requisì enormi porzioni di vigneto che adesso sono incolti. Nella regione dove sono stato io. Dealul Mare, impressiona il numero di vigneti abbandonati. Se abbiamo occasione di vederci, ne parliamo in modo più approfondito. Dove è collocata la provincia di mehedinti ?
Si trova nella parte sud ovest, confina con il Danubio, 200km da Timisoara. Il distretto di mehedinti è inserito nella regione dell’Oltenia e parte in quella del banato.
In quella zona ci sono quattro cantine attive, http://www.vinarte.ro
http://www.carlreh.ro
http://www.vvm.ro/ro
e anche una cantina olandese.
Hai assaggiato qualcosa di queste?
Buon lavoro f





Bello, e bellissime foto! Ma i vini del concorso? O è meglio parlare di Tuica..?