Il disinteresse per il conflitto di interessi

Va bene, va bene. Metto le mani avanti e lo dico da solo, tanto a chi interessano ancora le questioni etiche, i principi, la deontologia professionale poi… E che roba è?

In fondo se viviamo nel Paese con uno dei più clamorosi conflitti di interessi del pianeta qualcosa vorrà pur dire! O pensate che sia un caso singolo, eclatante ma isolato? Io sono convinto che le cose stanno in un altro modo, che in fondo in fondo i vizi e le storture del sistema sono, magari sotto la lente d’ingrandimento, la rapprsentazione pubblica delle magagne di tutti noi. Della società, insomma. Ammesso che ne esista ancora una.

Tanto pe fare un esempio che riguarda il nostro inutile mondo enogastronomico, sembra che i conflitti di interessi siano ormai completamente sdoganati, persino sbandierati, sicuramente perdonati e assolti.

Sentite questa: ho passato gli ultimi due giorni in giro per aziende, con un gruppo di assaggiatori e giornalisti (o presunti tale) sia italiani che stranieri. Bè, ho scoperto che più di uno, oltre a scrivere e fare recensioni, collabora a vario titolo con cantine, aziende e società di distribuzione varie. Anzi, uno di questi tizi, ogni volta che visitavamo una nuova realtà, dopo aver espresso insindacabili giudizi sui vini, tirava fuori un biglietto da visita dicendo: “questa è la cantina dove lavoro, ci venga a visitare”.

Oppure: “rappresento diverse aziende italiane per il Paese x, importo qul vino nel Paese y… Ah, ecco l’articolo che ho scritto per l’azienda con la quale collaboro sulla rivista z. Naturalmente sono anche una firma importante di quella Guida figa…”. E che ci vogliamo far mancare qualcosa? 

Non nego di aver pensato di essere proprio fuori dal mondo. Almeno da questo mondo. Scusate il gioco di parole ma… Possibile che ormai sia tutto possibile, che niente faccia più scandalo, che basta che fa brodo e poi chissenefrega?

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Commenti

Caro Antonio, trovo assolutamente giusto il tuo pungente attacco: troppa gente, ormai, anche nell’ambito dell’enogastronomia vive in un continuo conflitto di interessi…Ma scusa se mi permetto di dire che, se tutto ciò accade, non è certo da imputare al singolo giornalista che cerca solo di mantenersi e di arrivare a fine mese, ma delle affermate testate, guide autorevoli, riviste patinate, dove a fare i soldi sono solo pochi eletti e non certo i freelance pagati due lire…E quindi come fare??? Arrangiarsi e buttarsi negli uffici stampa, anche se non ci piace, anche se il nostro sogno sarebbe, unicamente, quello di viaggiare e di scrivere!
Ciò che almeno io cerco sempre di fare è mantenere ben separate le due attività e, sinceramente, so di poter camminare a testa alta e di riuscire (non sempre forse) a pagare l’affitto e le bollette!!!
Sagge e ripeto sagge parole, ma forse da urlare a chi sta più su di noi poveri squattrinati con il pallino per la scrittura!!

D’accordo con tutto quello che dici, parola per parola… Non voglio scatenare la solita guerra tra poveri e non vorrei scambiare le vittime per carnefici. Però a tutto c’è un limite, mi pare che qualcuno abbia passato il segno. Presentarsi in un’azienda per una degustazione e alla fine presentare il biglietto da visita di un’altra azienda mi pare troppo…

Vero anche questo…ma come si dice…La mamma dei cretini è sempre incinta!!! Altra cosa….Se le testate sapessere scegliere meglio i collaboratori (e li pagassero, invece di reclutare spesso anche pensionati che si accontentano di gironzolare di qua e di là), non troveremmo certo in giro questa sottospecie di giornalisti!Rimango dell’idea….Il problema è in vetta!

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