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	<title>Tipicamente</title>
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	<description>idee vini gastronomia trascendente</description>
	<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 08:50:13 +0000</pubDate>
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		<title>La settimana bianca</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 08:50:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio boco</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Emidio Pepe]]></category>

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		<category><![CDATA[Trebbiano di Lugana Cà dei Frati]]></category>

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Forse ho sbagliato io il momento, ma da quando sono arrivato nel mondo del vino, cioè alla sbronza consapevole (cit.), mi pare che non passi giorno senza che si parli di una nuova tendenza, con vini che salgono e scendono nei gradimenti peggio che sulle montagne russe.
In principio era la barrique e i vitigni francesi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-952" style="margin: 15px;" title="neve3" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/neve3.jpg" alt="" width="490" height="350" /></h4>
<h4>Forse ho sbagliato io il momento, ma da quando sono arrivato nel mondo del vino, cioè alla sbronza consapevole (<a href="http://www.marsilioeditori.it/catalogo/libro/3178834">cit.</a>), mi pare che non passi giorno senza che si parli di una nuova tendenza, con vini che salgono e scendono nei gradimenti peggio che sulle montagne russe.</h4>
<p>In principio era la barrique e i vitigni francesi, l’enologo figo, il concentratore e le bottiglie da 15 chili. Oggi se per sbaglio nomini il merlot rischi il linciaggio, c’è chi si tocca se per caso lo saluta l’ enotecnico del Consorzio, in cantina il massimo della tecnologia consentita è il vecchio torchio del nonno e le bottiglie sono così leggere da sgretolarsi alla sola imposizione delle mani.</p>
<p>Ah, pare ormai alla fine anche il <strong>primato dei vini rossi</strong>, forse perché nessuno ha ben capito fino in fondo che diavolo sia il <strong>resveratrolo</strong>, e proprio quando l’ultimo contadino aveva finito di innestare il trebbiano col cabernet. Pazienza, tornerà certamente buono per le tendenze a venire.</p>
<p>Siccome ci tengo molto ad essere <em>trendy</em>, neanche io mi voglio sottrarre alla nuova <strong>moda bianchista</strong>, ripudiando per sempre i rossi che abbiano un colore più intenso di un <strong>bardolino chiaretto</strong>.</p>
<p>Fiero di questa scelta, mi sono buttato a capofitto su tutte le degustazioni di bianchi di cui sentivo parlare, finendo persino ad un <em>blind tasting </em>di tè non fermentati del <strong>Fujian</strong> e una verticale di <strong>latte podolico </strong>di varie mungiture.</p>
<p><em><strong>Tra le diverse esperienze ne ho selezionate alcune</strong></em>&#8230;</p>
<p><img class="size-full wp-image-953" style="margin: 5px;" title="img_02751" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/img_02751.jpg" alt="" width="487" height="365" /><em><strong></strong></em></p>
<p><em><strong>Comincio con una degustazione “coperta”, di alto livello generale e non priva di qualche sorpresa</strong></em></p>
<p><em>I vini sono in ordine di servizio</em><br />
<span style="text-decoration: underline;"><em><br />
<strong>Subito il botto.</strong></em></span> La n. 96 di 3960 bottiglie prodotte indica in etichetta 12,3° alcolici in volume ma non è per questo che ricorderò il <strong>Trebbiano  d&#8217;Abruzzo 1969</strong> di <strong>Valentini</strong>. Potrebbe bastare la sola costatazione che il vino è vivo per stupire, ma c’è molto di più. Come solo i grandi sanno fare si rinfresca nel bicchiere e passa da profumi di <span style="text-decoration: underline;">miele di rosmarino e tabacco dolce</span> a <span style="text-decoration: underline;">note minerali iodate e alghe di mare</span>. Certo il palato è piuttosto snello, manca forse un po’ di spalla, ma ha un sapore e una profondità aromatica bellissima che incrocia cenni di pepe e noce moscata. Al di la di tutto, poi, un Trebbiano Valentini riconoscibilissimo. <strong>Fuori concorso</strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><em>La conferma</em></span>.</strong> Non sono d’accordo con chi dice che il ’99 è stato l’anno dell’ultimo, grande <strong>Voerberg </strong>prodotto. Anche se negli ultimi tempi questo vino non mi ha emozionato, ricordo su alti livelli il 2002, ad esempio (e visto che ne ho qualche bottiglia l’esperimento non sarà difficile). E’ comunque vero che il ’99 sa colpire: <span style="text-decoration: underline;">lieve aromaticità, foglie d’ortica, polpa bianca e agrumi, pulizia assoluta e profondità acida perfetta</span>. Forse non emozionante, magari un po’ tecnico, ma davvero un grande vino e per di più è sembrato giovanissimo.  <strong>90/100</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong><br />
La grande sorpresa</strong></em></span>. Dopo una <strong>Ribolla ‘87 di Radikon </strong>che aveva i profumi della mela cotta di mia nonna, ecco un vino che davvero non mi aspettavo di trovare così. Il <strong>Trebbiano di Lugana Cà dei Frati 1997 </strong>mostra un <span style="text-decoration: underline;">profilo affumicato su polpa bianca e agrumi, mettendo insieme complessità evolutive e freschezze giovanili, prima di qualche accenno di ribes nero</span>. La bocca è stupenda per tensione e profondità, con l’acidità integrata e un frutto ancora turgido. <strong>92/100</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><em>Ma guarda un pò</em></strong></span><strong>. </strong>Colore lievemente velato, profumi di tè, canfora e spezie marocchine, bocca ampia e profonda, puntellata da cenni speziati noce moscata e prorompente acidità. Chi è? Il <strong>Trebbiano d&#8217;Abruzzo &#8216;95</strong> di <strong>Emidio Pepe</strong>. Che fa un figurone&#8230; <strong>91/100</strong> <strong><br />
</strong><br />
<span style="text-decoration: underline;"><em><strong><br />
Le attese.</strong></em></span> La coppia di <strong>Trebbiano Valentini</strong>, che mette in campo il <strong>’92 </strong>ed il <strong>’90</strong>, lascia un po’ di amaro in bocca, non per le oggettive qualità dei vini quanto perché, da subito, i due sembrano reticenti, chiusi, bisognosi di molto più tempo degli altri per venir fuori e dimostrare chi sono. Per dire, il ’92 all’inizio sembra spolverato di caffè appena macinato, una nota dominante che ne oscurare un pò la complessità, mentre in bocca paga una leggera diluizione (<strong>89/100</strong>). Anche il ’90, piuttosto monolitico sulle prime, esce solo alla distanza e <span style="text-decoration: underline;">trasforma la frutta tropicale iniziale in bellissime nuance iodate e di anice, mentre in bocca è un mostro di energia</span> (<strong>93/100</strong>). Insomma: due vini che avrebbero meritato altro trattamento e tempi diversi.<br />
<span style="text-decoration: underline;"><em><strong></strong></em></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Il calore di un momento.</strong></em></span> Chi l’ha assaggiato qualche annetto fa giura sulla sua grandezza ma col tempo l’annata calda si fa sentire. Almeno così è sembrato per la nostra bottiglia di verdicchio <strong>Villa Bucci ’97</strong>. Naso dominato da note mature, di pesca sciroppata e frutta in confettura, bocca rotonda e piuttosto alcolica. Tutt’altro che indimenticabile. <strong>86/100</strong><br />
<span style="text-decoration: underline;"><em><strong><br />
La sorpresa – atto secondo.</strong></em></span> Alle iniziali note riduttive, che mi fanno da subito ben sperare, si susseguono s<span style="text-decoration: underline;">tupende sensazioni di agrume candito, mandorla tostata e leggera botrite</span>. Una via di mezzo tra un verdicchio vendemmiato tardi e un riesling, se posso dire la prima fesseria che mi è venuta in mente, anche per via di un corpo pieno ma sfumato, profondissimo grazie ad un’acidità sostenuta e perfettamente integrata. E infatti il vino è il <strong>Campo del Guardiano 1996 </strong>di<strong> Giovanni Dubini</strong>, uno dei pochi che mantiene in vita il blasone e la storia dell’Orvieto.  <strong>93+/100 </strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Lo famo strano</strong></em></span>. Se Valentini ’92 era caffè macinato, questo <strong>Timorasso ‘95</strong> di <strong>Walter Massa </strong>è un mulino che macina il grano. Note di <span style="text-decoration: underline;">lievito a go go e reminiscenze rodaniane, palato ampio e salato, più largo che lungo e segnato da accenni torbati a fine bocca</span>. Comunque divertente. <strong>88/100</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Standing Ovation</strong></em></span>. Se non è il migliore di sempre poco ci manca. E comunque il <strong>Pietramarina ’96</strong> è un bianco pazzesco: mediterraneo con tratti nordici, montanaro e allo stesso tempo marino, giovane e agrumato ma con belle note terziarie e carburiche, vibrante e piacevolmente maturo. Da bere a secchiate. <strong>94/100</strong></p>
<p><em><strong>Segnalo poi questo bianco, pescato in un bellissimo filotto di assaggi dal portafoglio de <a href="http://www.lescaves.co.uk/wine/regions">Les Caves de Pyrene</a></strong></em></p>
<p><em><strong><img class="size-full wp-image-949" style="margin: 15px;" title="img_0280" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/img_0280.jpg" alt="" width="399" height="532" /></strong></em><strong></strong></p>
<p><strong>Domaine Olivier Pithon – Vin de Pays des Côtes Catalanes La D18</strong>, annata <strong>2004</strong></p>
<p>Ribattezzato <em>guerillero venu du nord</em>, Olivier Pithon è diventato in poco tempo uno dei migliori produttori dei pirenei orientali, nella catalogna francese. La <strong>D 18</strong>, che prende il nome dalla strada che attraversa la vigna di <strong>grenache grigia</strong> con cui viene prodotto il vino, è un <span style="text-decoration: underline;">bianco spettacolare per intensità aromatica (pietra focaia, idrocarburi) e perfetto equilibrio acido-sapido (altissima sapidità, altissima acidità). Un vino che rapisce, imprevedibile, capace di farsi largo sbracciando e sgomitando, ma anche con finte e contro finte di rara classe</span>. Viticoltura biodinamica</p>
<p><strong><em>E chiudo con un vino bianco, ma che dico giallo, o forse ambrato, boh…</em></strong></p>
<p><img class="size-full wp-image-950" style="margin: 15px;" title="img_0299" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/img_0299.jpg" alt="" width="398" height="531" /><strong></strong></p>
<p><strong>R. López de Heredia Rioja Viña Tondonia 1989</strong></p>
<p>Non sono un appassionato di ossidazioni, omologanti quanto le peggiori e tanto bistrattate tecnologie di cantina o un uso scellerato dei legni, ma credo di sapermi muovere su quel crinale che separa un vino ossidato da uno ossidativo, e tra questi ultimi gli ossidativi banali da quelli originali. E mi fermo qui perché mi stavo incartando. Comunque: il Viña Tondonia 1989 mi è piaciuto perchè, a dispetto del carattere marcatamente evoluto (noci, spezie, cuoio e quel tocco di zabaione che ricorda alcuni champagne di Selosse) mantiene un nerbo acido preciso ed è capace di ritrovare una certa freschezza nel bicchiere. E con l’abbinamento giusto è un vero divertimento…</p>
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		<title>Diventare Sommelier in 50 minuti. Con Leonardo Romanelli è possibile&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 08:49:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio boco</dc:creator>
		
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Conosco persone che ci provano da una vita, ahimè con scarsissimi risultati, ma Leonardo Romanelli, storica firma del giornalismo mangiobevereccio italiano (per parafrasare Troy Mc Clur dei Simpson: “forse lo ricorderete su La7 nel ruolo di critico in Chef per un giorno…”), promette miracoli.
E così, quello che per molti resta un miraggio, diventare Sommelier o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-944" style="margin: 5px;" title="sommelier1" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/sommelier1.jpg" alt="" width="330" height="368" /></h4>
<h4>Conosco persone che ci provano da una vita, ahimè con scarsissimi risultati, ma Leonardo Romanelli, storica firma del giornalismo <em>mangiobevereccio</em> italiano (per parafrasare Troy Mc Clur dei Simpson: “forse lo ricorderete su La7 nel ruolo di critico in <a href="http://www.la7.it/intrattenimento/dettaglio.asp?prop=chef">Chef per un giorno</a>…”), promette miracoli.</h4>
<p>E così, quello che per molti resta un miraggio, diventare Sommelier o comunque intenditore di vino, con Romanelli diventa realtà in meno di un’ora. Questo il tema del divertente <strong>monologo</strong>, scritto e interpretato dallo stesso <strong>Romanelli</strong>, che si trasforma ben presto in una bonaria presa in giro del suo mondo (del nostro mondo), pieno di fenomeni e atteggiamenti più o meno ridicoli, almeno agli occhi dei comuni mortali.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-945" style="margin: 15px; float: left;" title="romsnelli" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/romsnelli.jpg" alt="" width="271" height="203" />&#8220;La scusa è quella di insegnare a degustare i vini - racconta Leonardo - attraverso le regole fondamentali che vengono comunicate nei corsi di degustazione, ma il discorso poi si allarga e mette in luce i <strong>tic </strong>che caratterizzano gli appassionati, che con gli amici si dimostrano soloni in grado di stupirli, attraverso parole roboanti, atteggiamenti cattedratici, gesti che diventano spesso ridicoli&#8221;.</p>
<p><strong>Cinquanta minuti</strong> divertenti, tanto per imparare a prendere in mano un bicchiere e immergersi, in modo scanzonato, in quella nobile bevanda che è il vino.</p>
<p>Il prossimo spettacolo? <strong>Sabato 13 Marzo </strong>al <strong>Teatro Puccini </strong>di <strong>Firenze</strong>, mentre il costo del biglietto va dagli 8 ai 10 euro. Ah, dimenticavo: se arrivate presto ci sarà un aperitivo-prologo con i vini <a href="http://www.chiantigeografico.it">Agricoltori del Chianti Geografico</a> e gli stuzzichini del <a href="http://www.antoniomattei.it">Biscottifico Mattei di Prato</a></p>
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		<title>Moviola in campo</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 08:25:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio boco</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Canalicchio Riserva 2001]]></category>

		<category><![CDATA[Franco Pacenti]]></category>

		<category><![CDATA[prova televisiva]]></category>

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		<description><![CDATA[
- Si consiglia la lettura col brano in fondo all&#8217;articolo
Fateci caso: un sistema al collasso corre spesso ai ripari con rimedi ridicoli, grotteschi, ovviamente incapaci di risolvere alcunché, tanto per gettare un po’ di fumo negli occhi e apparire vitale; salvo sfociare, ovviamente, in una stucchevole e patetica demagogia.
Succede così che un mondo corrotto e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-941" style="margin: 15px;" title="canalicchio-aerea-1" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/canalicchio-aerea-1.jpg" alt="" width="500" height="283" /></h4>
<p>- Si consiglia la lettura col brano in fondo all&#8217;articolo</p>
<h4>Fateci caso: un sistema al collasso corre spesso ai ripari con rimedi ridicoli, grotteschi, ovviamente incapaci di risolvere alcunché, tanto per gettare un po’ di fumo negli occhi e apparire vitale; salvo sfociare, ovviamente, in una stucchevole e patetica demagogia.</h4>
<p>Succede così che un mondo corrotto e totalmente prono su logiche mafioso-commerciali come quello dell’<strong>italico pallone</strong>, un tempo capace di smuovere autentiche passioni popolari al solo <em>gracchiare </em>di una radiolina, metta in scena la farsa della <strong>prova televisiva </strong>per punire le bestemmie in campo (leggina che ha già fatto le prime vittime). Come dimostrazione di doppia morale non si poteva fare di meglio, ma temo che l’ennesimo tentativo di curare il cancro con l’aspirina finirà maluccio.</p>
<p>Comunque, la notizia mi ha fatto sbellicare dalle risate al pensiero di vari siparietti cui ho assistito in anni di frequentazioni campagnole. Ora, non so esattamente come funzionino le cose nel resto del mon<img class="alignright size-thumbnail wp-image-939" style="margin: 5px; float: right;" title="cartellino_rosso" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/cartellino_rosso-150x150.jpg" alt="" width="118" height="118" />do, ma se quella <strong>prova televisiva</strong> si applicasse tra le vigne di <strong>Umbria</strong> e <strong>Toscana</strong>, difficilmente resterebbe in campo qualcuno. Squalifiche di massa, niente potatura né vendemmia, la stessa viticoltura a rischio scomparsa, peggio di quando è arrivata la fillossera.</p>
<p>Da quelle parti la bestemmia è un pezzo fondamentale del <strong>corredo lessicale</strong>, capace di assumere livelli di elaborazione incredibilmente articolata ed erigersi, in alcuni casi, a vero e proprio genere letterario (seppure orale). Un percorso di elevazione tale da collocare gli improperi umbro-toscani in uno spazio “altro” rispetto a quelli di altre zone; liberandoli, in alcuni casi, dallo stesso giudizio morale valido altrove.</p>
<p>Addirittura svincolandoli, per certi versi, dalla loro <strong>etimologica essenza</strong>, impossibile da capire senza un’indagine approfondita del <span style="text-decoration: underline;">rapporto storico di quei luoghi col potere religioso e il divino</span>, che in certi casi fa pensare alle forme solo in apparenza irriguardose e blasfeme, ma semmai dialettiche e sovversive delle poesie in musica di <strong>De Andrè</strong>.</p>
<p>Alle prese con questi pensieri bizzarri, non so perché la scelta sia ricaduta proprio su quello, ho deciso di stappare un <strong>Brunello</strong> che puntavo da un po’ di tempo in cantina: <strong>Canalicchio Riserva 2001</strong> di <strong><a href="http://www.canalicchiofrancopacenti.it/">Franco Pacenti</a></strong>.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-940" style="margin: 5px; float: left;" title="img_0298" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/img_0298-150x150.jpg" alt="" width="154" height="154" />Ne è uscita una <strong>be</strong><strong>vuta memorabile</strong>, capace di farmi dimenticare per un paio d’ore persino gli editoriali di Feltri, le minacce “armate” di La Russa e quelle di sommossa del duo Polverini-Formigoni. Oltre a riconciliarmi con un vino, il Brunello, che ultimamente mi aveva perso un po’ d’<em>appeal</em>. Anche nella celebrata <strong>annata 2001</strong> in cui varie etichette, che in alcuni casi mi erano di molto piaciute a suo tempo, ultimamente mi avevano un pò deluso.</p>
<p>Comunque: il <strong>Canalicchio </strong>del <strong>Pacenti Franco </strong>è una delle più belle bottiglie che mi siano passate tra le mani ultimamente. Un <span style="text-decoration: underline;">vino di soddisfazione</span>, anzitutto: caldo, avvolgente e allo stesso tempo dritto, sicuro, coi piedi ben attaccati per terra. Un vino carnale e autentico, come può essere una radiolina <em>gracchiante</em> che annuncia un gol o un urlo contro il cielo di Montalcino.</p>
<p><em><br />
Quando sei arrabbiato, conta fino a quattro; quando sei molto arrabbiato, bestemmia</em><br />
<strong>Mark Twain, <span style="text-decoration: underline;">Wilson lo Zuccone</span>, 1894</strong></p>
<p><em>Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista, io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista! Io frocio, io perché canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino, io solo qui alle quattro del mattino, l&#8217;angoscia e un po&#8217; di vino, voglia di bestemmiare!</em><br />
<strong>Francesco Guccini, <span style="text-decoration: underline;">L&#8217;avvelenata</span>, 1976</strong></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/oqDccqWPM7E&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/oqDccqWPM7E&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Sei chef e nove stelle per Haiti</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 09:41:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio boco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Fare]]></category>

		<category><![CDATA[Chef]]></category>

		<category><![CDATA[Fondazione Francesca Rava -N.P.H. Italia Onlus]]></category>

		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>

		<category><![CDATA[stelle michelin]]></category>

		<category><![CDATA[terrmoto Haiti]]></category>

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		<description><![CDATA[
Senza caricarla di troppa retorica, sempre dietro l’angolo quando si parla di certi argomenti, mi piace dare spazio (seppur piccolo e umile) ad una bella iniziativa, realizzata grazie al contributo di alcuni grandi chef italiani.
Eccola… 
&#8220;Il 23 marzo 2010 alcuni tra i più importanti Chef italiani si uniscono per aiutare la popolazione di Haiti colpita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-936" style="margin: 15px;" title="CORREX-HAITI-QUAKE" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/haiti.jpg" alt="" width="500" height="333" /></h4>
<h4>Senza caricarla di troppa retorica, sempre dietro l’angolo quando si parla di certi argomenti, mi piace dare spazio (seppur piccolo e umile) ad una bella iniziativa, realizzata grazie al contributo di alcuni grandi chef italiani.</h4>
<p><em><strong>Eccola… </strong></em></p>
<p>&#8220;Il <strong>23 marzo 2010</strong> alcuni tra i più importanti <strong>Chef italiani</strong> si uniscono per aiutare la popolazione di <strong>Haiti </strong>colpita da una delle più tragiche calamità naturali del secolo. Per contribuire alla raccolta fondi internazionale, iniziata subito dopo il drammatico terremoto, <strong>sei</strong> tra i maggiori esponenti dell’eccellenza culinaria italiana hanno deciso di organizzare un&#8217;imperdibile <strong>cena di beneficenza </strong>il cui ricavato sarà devoluto a una delle realtà più attive sul posto, la<strong> Fondazione Francesca Rava -N.P.H. Italia Onlus</strong>.</p>
<p>Impegnata da anni nell&#8217;assistenza dei paesi più poveri del mondo e in aiuto delle popolazioni in gravi difficoltà economiche, sanitarie e educative, la <strong>Fondazione Rava</strong> ha avuto un ruolo cruciale nella gestione dell&#8217;emergenza terremoto di Haiti, e ancora di più adesso nella fase della ricostruzione. Presente in Haiti da 22 anni, la Fondazione aveva già costruito un <strong>Ospedale Pediatrico</strong>, una <strong>Casa di accoglienza per bambini disabili </strong>e realizzato numerosi altri importanti progetti, è ora in prima linea per aiutare la popolazione disperata dell&#8217;isola con il suo sostegno e promuovendo le attività di sostentamento e di ricostruzione.</p>
<p>Sei interpreti dell’haute <span style="text-decoration: line-through;">cousine</span> cuisine italiana hanno deciso di unirsi per contribuire alla solidarietà internazionale con una cena imperdibile, animata da ricette straordinarie: <strong>Andrea Berton</strong> de <strong>Il Ristorante Trussardi Alla Scala</strong>, <strong>Gennaro Esposito</strong> del ristorante <strong>La Torre del Saracino</strong>, <strong>Massimo Bottura</strong> dell’ <strong>Osteria La Francescana</strong>, <strong>Norbert Niederkofler</strong> del <strong>St. Hubertus Hotel Rosa Alpina</strong>, <strong>Giancarlo Morelli</strong> dell’<strong>Osteria del Pomiroeu</strong> e <strong>Corrado Assenza</strong> del <strong>Caffé Sicilia </strong>interpretano la solidarietà e la beneficenza attraverso l&#8217;eccellenza della loro proposta gastronomica.</p>
<p>Grazie al coinvolgimento di questi sei chef, la gastronomia italiana darà un contributo significativo alla <strong>Fondazione Francesca Rava </strong>oltre a mantenere viva l&#8217;attenzione dei media sulle iniziative di beneficenza necessarie alla popolazione di Haiti per superare la drammatica situazione in cui versa&#8221;.</p>
<p><em>La cena avrà luogo</em><em> il 23 marzo 2010 alle ore 19.30</em><em> a <strong>Milano,</strong> presso il <strong>Palazzo del Ghiaccio </strong>via Giovanni Battista Piranesi, 14<br />
</em></p>
<p><em>Contributo minimo € 300,00</em></p>
<p><strong><em>L’intero ricavato andrà devoluto a Fondazione Rava a sostegno dell’emergenza a seguito del terremoto di Haiti</em></strong></p>
<p><em></em><br />
Puoi versare il tuo contributo tramite:<br />
- bonifico su c/c bancario BANCA MEDIOLANUM SpA, Ag. 1 di Basiglio (MI) IT 39 G 03062 34210 000000760000 intestato a: Fondazione Francesca Rava - N.P.H. Italia Onlus<br />
- Causale: Chef for Haiti</p>
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		<title>Domande da tè. Nero o verde, dottò?</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 09:07:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciano riccini</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
La passione per il tè mi ha spinto sette anni fa ad aprire un vero e proprio tea &#38; coffee shop a Perugia.  Al momento di scegliere il nome del negozio mi trovavo in Messico e appariva spesso davanti ai miei occhi il marchio della nota fabbrica di sigari &#8220;TE-AMO&#8221;.
Inizialmente ho pensato che poteva essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-934" style="margin: 5px;" title="tea_328" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/tea_328.jpg" alt="" width="328" height="304" /></h4>
<h4>La passione per il tè mi ha spinto sette anni fa ad aprire un vero e proprio tea &amp; coffee shop a Perugia.  Al momento di scegliere il nome del negozio mi trovavo in Messico e appariva spesso davanti ai miei occhi il marchio della nota fabbrica di sigari &#8220;TE-AMO&#8221;.</h4>
<p>Inizialmente ho pensato che poteva essere un buon nome per un negozio di tè, dato che in lingua inglese tea vuol dire tè.</p>
<p>A proposito, apriamo una piccola parentesi sui nomi del tè nel mondo:</p>
<p>•    in Italia si chiama Tè<br />
•    in Inghilterra si chiama Tea<br />
•    in Germania si chiama Tee<br />
•    in Francia si chiama Thè</p>
<p>Tornando a <strong>Teamo</strong> mi sembrava un ottimo modo per dire che amo il tè, ma invece alla fine la scelta per il nome del mio negozio è stata &#8220;<a href="http://www.lapiantadelte.it">La Pianta del Tè</a>&#8220;, ispirandomi alla canzone di <strong>Ivano Fossati</strong> (uno dei miei artisti preferiti) tratta dall&#8217;omonimo album del 1988.</p>
<p>Questa piccola introduzione per parlare del <strong>tè come pianta</strong>, come <strong>bevanda</strong> e come <strong>negozio</strong>.<br />
Partiamo dalla <strong>pianta </strong>che fa parte della famiglia delle <strong><em>Camelie</em></strong>, il cui nome botanico deriva, al solito, da <em>Linneo </em>che, in un primo tempo, separò i due generi – il <strong>Thea</strong> ed il <strong>camellia </strong>– cui appartengono le piante che ornano i giardini nei nostri climi, mentre <span style="text-decoration: underline;">in un secondo tempo riunì i due generi in uno solo</span> per le indubbie affinità botaniche che li accomunavano; nacque così la specie<strong> Sinensis o cinese </strong>e la <strong>Assamica o indiana</strong>.</p>
<p>La prima, <strong>Camellia-Sinensis</strong>, è un <span style="text-decoration: underline;">arbusto alto due o tre metri con foglie piccole, 3-6 centimetri</span>, robusto e resistente sia al caldo che al freddo; la specie <strong>Assamica</strong>, invece, è un <span style="text-decoration: underline;">vero e proprio albero che può crescere fino a venti metri con foglie grandi fino a 20 centimetri</span>. Chiaramente questa descrizione è valida per le piante allo stato selvatico; per la coltivazione, invece, l&#8217;arbusto della Sinensis viene potato all&#8217;altezza di circa 80 centimetri, mentre la Assamica a 150; ciò all&#8217;unico scopo di facilitare la raccolta delle foglie e del <img class="alignleft size-medium wp-image-933" style="float: left;" title="te-verde" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/te-verde-290x300.jpg" alt="" width="221" height="228" />germoglio dove il raccoglitore, o più facilmente la raccoglitrice, spicca da una pianta che ha preso l&#8217;aspetto di un cespuglio rotondeggiante, appiattito sulla cima.</p>
<p>La vita media di una pianta del tè è di circa cinquant&#8217;anni.</p>
<p>E ora <strong>la bevanda</strong>. Per i neofiti va detto che <span style="text-decoration: underline;">il tè non è assolutamente quello che fino a qualche anno fà ci veniva presentato sottoforma di bustine industriali</span>, con dentro una polvere ottenuta nella maggior parte dei casi dallo scarto della lavorazione manuale. Personalmente intendo per tè delle <strong>foglie intere</strong>, frutto del raccolto delle piante sopradescritte, in alcuni casi addirittura del <span style="text-decoration: underline;">solo germoglio o delle prime due foglioline</span>.</p>
<p>Questo perchè gli olii essenziali, responsabili del sapore e del profumo del tè, oltre che della teina e dei tannini, si trovano soprattutto alle estremità della pianta.</p>
<p>Ecco perchè nel nostro negozio selezioniamo principalmente tè ottenuti dalla lavorazione delle prime due foglioline e dei germogli, cioè dalla parte migliore della pianta.<br />
E&#8217; molto importante che il tè sia a foglia intera soprattutto nel caso dei <strong>tè verdi</strong>, fatto che ne garantisce<strong> </strong>le proprietà benefiche (effetto drenante, riduzione del colesterolo e regolatore della pressione sanguigna, antibatterico, ecc..). Gli olii essenziali contenenti le sostanze responsabili di queste proprietà (alcaloidi, saponine, catechine, vitamine) non sono infatti più presenti in un tè in filtro, cioè in polvere.<br />
Perciò se bevete il tè verde soprattutto per le sue proprietà benefiche è importante che sia un tè di qualità a foglia intera.</p>
<p><img class="size-full wp-image-932" style="margin: 15px;" title="manifesto-corso-modificato" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/manifesto-corso-modificato.jpg" alt="" width="331" height="468" /></p>
<p><em>Se siete proprio curiosi &#8220;La Pianta del Tè&#8221; organizza per il <strong>20 e 21 marzo 2010 </strong>&#8220;I colori del tè&#8221;, un corso-degustazione su tè verde e tè bianco che si svolgerà dalle 16:30 alle 18:30 presso la sala da tè del <a href="http://www.noncera.it"><strong>Non C&#8217;era Brasserie Restaurant</strong></a>, nei dintorni di Perugia.</em></p>
<p>Per informazioni e prenotazioni</p>
<p><a href="http://www.lapiantadelte.it"><strong>La Pianta del Tè</strong></a><br />
Corso Cavour, 104<br />
06121  Perugia<br />
+39 075 5727700<br />
+39 075 5092078<br />
Skype: La Pianta del Tè<br />
info@lapiantadelte.it</p>
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		<title>Affetti collaterali</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 09:36:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio boco</dc:creator>
		
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Capita, non tanto spesso ma a volte capita. Succede che vai per gustarti un piatto e che, invece di farti rapire dalla sua essenza, rimani sbalordito dal contorno.
E’ la rivincita delle patate sul pollo arrosto, dei fagioli sulla bistecca o dei carciofi sull’agnello, se preferite.
Ecco allora che la settimana delle anteprime Toscane, quella di cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-928" style="margin: 15px;" title="06" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/06.jpg" alt="" width="500" height="381" /></h4>
<h4>Capita, non tanto spesso ma a volte capita. Succede che vai per gustarti un piatto e che, invece di farti rapire dalla sua essenza, rimani sbalordito dal contorno.</h4>
<p>E’ la rivincita delle patate sul pollo arrosto, dei fagioli sulla bistecca o dei carciofi sull’agnello, se preferite.</p>
<p>Ecco allora che la settimana delle <strong>anteprime Toscane</strong>, quella di cui ho scribacchiato qualcosa su <a href="http://www.tipicamente.it/index.php/chianti-classico-quel-che-passa-la-collezione-2010">Chianti Classico</a> e <a href="http://www.tipicamente.it/index.php/brunello-e-brunellino">Brunello</a>, è stata in verità contornata da appuntamenti e degustazioni tali da rubare la scena agli assaggi ufficiali.</p>
<p>Normale, certo, in fondo le <strong>Anteprime</strong> sono fatte per presentare dei <strong>vini-embrione</strong>, nel migliore dei casi delle grandi bottiglie di domani, mica ci si aspetta l’emozione assoluta.<br />
Però, che volete, di quei sette giorni gli <span style="text-decoration: underline;">scatti enoici </span>che mi porto nel cuore sono quelli che seguono…</p>
<p><img class="size-full wp-image-927" style="margin: 15px;" title="bosca" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/bosca.jpg" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p>Si comincia dai <strong>De Ferrari</strong>, la famiglia di origini genovesi che ha creato il mito <a href="http://www.poderiboscarelli.com"><strong>Boscarelli</strong></a> a <strong>Montepulciano</strong>, focalizzando l’attenzione sulle particolarità e la grandezza di quello che è un vero e proprio <em>Grand Cru </em>della zona: Cervognano.</p>
<p>Dopo la verticale di <strong>Nocio </strong>dello scorso anno (il Nobile di riferimento dell’azienda, figlio di una vigna particolare) la retrospettiva questa volta riguardava vini diversi, che hanno comunque dato indicazioni e soddisfazioni. C’erano a<span style="text-decoration: underline;">lcuni Nobile di vecchie annate e i pari età dell’IGT Boscarelli</span>, sangiovese in purezza di razza della casa, con l’intrusione del Nocio ’90.</p>
<p>Per come la vedo io, alla distanza, il Nobile la spunta sull’IGT Boscarelli. Ecco com&#8217;è andata, minuto per minuto:</p>
<p>I due <strong>’85 </strong>se la giocano ma il <strong>Nobile Riserva</strong>, figlio di rese alte, uve bianche nel <em>blend </em>e botti di castagno (tanto per dire&#8230;), tira fuori una prestazione da capogiro. E’ semplicemente fantastico: leggiadro, sicuramente di un’altra epoca ma senza sbavature o lacune tecniche particolari, di quello spoglio che affascina per austerità e aromi terziari tutt&#8217;altro che ossidati (radici, camino spento, lieve fumè, castagne, crostata di prugna). La bocca è tagliente ma godibilissima grazie ad una bella e appagante dolcezza fruttata, tesa, più viva che mai, lunga e dal tannino ormai finissimo. Una carezza del tempo. Dolce e amaro come la sensazione di qualcosa di bello che forse non sarà mai più.</p>
<p>Tra gli altri vini, bella prova dal <strong>Nobile Riserva ’90</strong>, mentre i <strong>’95</strong> non convincono del tutto. Maiuscole invece le performance dei <strong>2000</strong>, con un testa a testa inaspettato tra Nobile diciamo “base” e Nocio: il primo regala piaceri contemporanei grazie a un frutto fresco e maturo, foglie di menta e lieve speziatura dolce. Vino saporito e avvolgente, solo un filo penalizzato da una sensazione alcolica leggermente sopra le righe e un pizzico di amaro finale.</p>
<p>Il <strong>Nocio </strong>ha profumi eleganti e profondi ma allo stesso tempo distesi, di grande energia, con note di vaniglia al naso che proseguono in bocca a dare coerenza stilistica. Ampio e carnoso, è solo leggermente frenato sul finale da un tannino figlio legittimo di un’annata piuttosto calda.</p>
<p><img class="size-full wp-image-925" style="margin: 15px;" title="montosoli" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/montosoli.jpg" alt="" width="500" height="357" /></p>
<p>A <strong>Montalcino</strong> non mi sono fatto scappare una verticale decisamente intrigante a casa <a href="http://www.altesino.it"><strong>Altesino</strong></a>. Tutti in fila per alcune bottiglie del <strong>cru Montosoli</strong>, il primo messo in commercio nella storia del Brunello, paradigma di una bellissima collina della zona nord della denominazione.</p>
<p><em>I migliori, in pratica e in teoria…</em></p>
<p><strong>Altesino - Brunello di Montalcino Montosoli 1975</strong><br />
Vino in splendida forma, anche in virtù di un’acidità imperiosa, che forse non troverà mai equilibrio e compiutezza assoluta, comunque capace di meravigliare per fascino, identità e piacere di beva.</p>
<p><strong>Altesino - Brunello di Montalcino Montosoli 1985</strong><br />
Applausi a scena aperta. Vino magnifico fin dai profumi, leggermente più scuri e concentrati degli altri, bocca fitta e praticamente perfetta per via dello splendido passo dettato da acidità e maturità di frutto. E poi grafite, goudron, profondità assoluta. Grande grande grande</p>
<p><strong>Altesino - Brunello di Montalcino Montosoli 1988</strong><br />
Ecco, lo sapevo. Ero venuto soprattutto per questo, che avevo assaggiato un po’ di tempo fa e secondo me è uno dei <em>mejo</em> Montosoli mai fatti, se non il <em>mejo</em>, e infatti il vino sapeva di tappo. Non un tappone dolomitico certo, addirittura quasi impercettibile, però sicuramente sufficiente per rovinare quella che ricordo come un’autentica meraviglia. Ma porc…</p>
<p><img class="size-full wp-image-930" style="margin: 15px;" title="dscn01341" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/dscn01341.jpg" alt="" width="500" height="304" /></p>
<p>Ed eccoci al <em>clou</em>. Solita, fantastica, commovente visita al <strong>Greppo</strong> da <a href="http://www.biondisanti.it"><strong>Franco Biondi Santi</strong></a>. Anzi, diciamolo, forse un tantino più fantastica e commovente del solito. Merito di un clamoroso, volendo esagerare e buttare un pò di aggettivi a casaccio, <strong>epocale</strong>, <strong>Brunello Riserva 2004</strong>. L’avevo assaggiato il giorno dell’apertura delle botti e mi era subito sembrato incredibile. E al riassaggio, devo dire che… Oh, forse per una volta non m’ero sbagliato!</p>
<p><strong>PS: </strong>cominciate a mettere i soldini nel salvadanaio. Il vino è caro, ma stavolta non si può proprio fare a meno di averlo…</p>
<p><img class="size-full wp-image-929" style="margin: 15px;" title="bosca-degustazione" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/bosca-degustazione.jpg" alt="" width="500" height="375" /><br />
<em><br />
Il sottoscritto è il primo a sinistra, quello a capo tavola col portatile (per i tanti che ancora non credono sappia usarlo), di fianco uno sbalordito Fabio Pracchia e non lontano un concentrato Franco Pallini che invece scrive ancora con piuma e calamaio</em></p>
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		<title>Aglio. Sicuri che basta la parola?</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 16:41:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>walter pilini</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Confesso che fino a non molti anni or sono, le mie conoscenze ed esperienze in fatto di aglio si fermavano all’aglio comune (Allium sativum, per intenderci), nelle sue più comuni varietà, bianche e rosse.
Una volta ho trovato ad un mercatino una varietà d’aglio rosso chiamata dal venditore “francese”, che ho poi saputo essere quella varietà, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-924" style="margin: 15px;" title="aglio" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/02/aglio.jpg" alt="" width="460" height="347" /></h4>
<h4>Confesso che fino a non molti anni or sono, le mie conoscenze ed esperienze in fatto di aglio si fermavano all’aglio comune (Allium sativum, per intenderci), nelle sue più comuni varietà, bianche e rosse.</h4>
<p>Una volta ho trovato ad un mercatino una varietà d’aglio rosso chiamata dal venditore “francese”, che ho poi saputo essere quella varietà, dal gusto particolarmente deciso, con cui i transalpini preparano l’ottima <strong>salsa aioli</strong>.</p>
<p>Al ricordo associo l’ennesima battuta al mio fido scudiero, cui raccontai subito la mia scoperta. Alla sua scontata domanda su come fosse l’aglio francese, risposi infatti, lasciandolo interdetto: “Ha la -<strong>r</strong>- moscia o, alla francese, <strong><em>mouillée</em></strong>, appunto!”.</p>
<p>Andando in montagna, un amico esperto mi ha indicato l’<strong>aglio orsino </strong>(Allium ursinum), dall’inconfondibile odore aspro e pungente. Da allora, almeno quando lo trovo, lo riporto e lo metto (parcamente) nelle insalatine di campo, oppure lo uso per profumare frittate, sempre che non abbia incontri con qualcuna, almeno nelle ore successive…</p>
<p>E poi, andando in giro con Pippo per le campagne, l’ultima scoperta, un’altra varietà, stavolta più delicata e gentile: l’<strong>aglio pippolino</strong> o <strong>delle vigne </strong>(Allium vineale). Di questo utilizzo anche il lungo stelo sminuzzato. A dispetto del nome, l’ho trovato anche in qualche uliveto. Quando d’inverno lo vedo spuntare, bello verde ed inconfondibile, mi rallegro e scalpito: è per me uno dei segni che la bella stagione è alle porte e che la raccolta degli <strong>asparagi di bosco</strong> sta per partire!</p>
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		<title>Tipicamente niuiorchese: una buona pasta scotta, la porchetta di East Village e il vino di Sant Enea</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 07:43:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>diego mencaroni</dc:creator>
		
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Tra le regole che un viaggiatore dovrebbe imporsi in maniera ortodossa vi è quella di addentrarsi il più possibile nella cultura culinaria del posto che sta visitando e di non mangiare mai in un ristorante del proprio paese.
Si tratta di un dettame che seguo con scrupolosa attenzione.
A New York però sono stato costretto a disattenderlo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-919" style="margin: 15px;" title="p1000255" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/02/p1000255.jpg" alt="" width="498" height="375" /></h4>
<h4>Tra le regole che un viaggiatore dovrebbe imporsi in maniera ortodossa vi è quella di addentrarsi il più possibile nella cultura culinaria del posto che sta visitando e di non mangiare mai in un ristorante del proprio paese.</h4>
<p>Si tratta di un dettame che seguo con scrupolosa attenzione.</p>
<p>A <strong>New York</strong> però sono stato costretto a disattenderlo. Vengo informato da alcuni amici del posto che esiste una sorta di <strong>ristorante/paninoteca</strong> che si chiama in maniera secca e decisa <strong>Porchetta</strong>. Niente di più. La curiosità è tanta ed è stimolata da questi miei <span style="text-decoration: underline;">amici newyorkesi di origini filippine, giamaicane, ebree i quali sono stati iniziati alla porchetta da me a Umbertide</span>. Nel corso degli anni ho fatto provare a gente di tutto il mondo questo perfetto esempio di <strong><em>street food </em></strong>delle nostre zone, al mercato di ogni mercoledì mattina.</p>
<p>Credo intendano contraccambiare la cortesia e allo stesso tempo sapere da me se il panino con la porchetta che fanno al <strong>“Porchetta”</strong> valga veramente il prezzo di quel mercato: <strong>9 bucks</strong>!!<br />
Cerco una giustificazione per compiere il mio peccato e la trovo nel concetto di <em><strong>Meltin’Pot</strong></em> che viene affibbiato a New York per definirla un crogiolo di culture. In effetti la Grande Mela è una città dove uno va in giro e trova tutta sorta di ristoranti: tailandesi, cinesi, messicani, amish, italiani e chi più ne ha più ne metta.</p>
<p>A cosa ci riferiamo quando si parla di cucina americana o newyorkese? Semplice, mangiare i cibi che le varie genti, nel corso delle differenti ondate di emigrazione, si sono portati sulle rive dell’Hudson.  Sicuramente i ristoranti <strong>halal </strong>dove è ribadito con chiarezza dalle insegne al neon che la carne di maiale non viene servita, si trovano in città molto prima di questo spaccato di Italia centrale; così lontano dallo stereotipo alimentare, fatto di pizza e bucatini, che all’estero si conosce del nostro paese.</p>
<p>Mi sembra che questo sia uno dei primi porchettari all’estero e sicuramente il primo oltreoceano. Inoltre il <strong>Porchetta di New York</strong> ha la caratteristica di essere un locale tematico dedicato esclusivamente questo prodotto. Il forno di cottura si trova sul retro. Devo andare, in ossequio alla mia <em>suinofilia</em>.<br />
Il locale è a <strong>East Village</strong>, la zona più alternativa di <strong>Manhattan</strong>, piena di negozietti di dischi usati, ristoranti di tutto  il mondo e rigattieri.</p>
<p>Trovo il <strong>Porchetta </strong>ma è diverso da quello che mi ero immaginato. Si tratta di una specie di bar dove si preparano panini con prodotti italiani. Il più economico è quello con i pomodori secchi e la mozzarella. I proprietari non sono italiani, è stato creato e gestito da una cuoca americana appassionata dell’Italia, più segnatamente della Toscana, come molti dei suoi connazionali. Vi giungo nel pomeriggio, non trovo un classico suino con tanto di testa esposto in maniera orizzontale rispetto al cliente.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Le fette di porchetta vengono tagliate da due rotoli molto più simili all’arista per dimensione</span>. Credo sia difficile mettersi a cuocere un porco intero in un localino di New York. Il pane utilizzato è la <strong>ciabatta</strong>, non ne sono tanto contento ma non posso fare lo schizzinoso arrivati a questo punto. Sapevo bene che stavo andando contro i miei principi e inoltre la ciabatta con la porchetta ci sta molto meglio di tante altre varietà di pane che si possono trovare da queste parti.  Decido di prendere due “<strong>to go</strong>”: da portar via. Saranno il mio contributo alla cena a casa di una collega a <strong><em>Brooklyn</em></strong>, presso la quale sono ospite.</p>
<p><img class="size-full wp-image-920" style="margin: 15px;" title="pp" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/02/pp.jpg" alt="" width="500" height="333" /><br />
Ora ho bisogno di vino. Lascio l’East Village e torno a Brooklyn, entro nel <strong>negozio di vini</strong> del quartiere dove sono alloggiato. Il giovinastro alternativo che ci lavora mi guarda strano, sono lì per il terzo giorno consecutivo, però oggi non compro un <strong>vino californiano</strong>, ma vado deciso su un italiano che a quanto sembra è poco venduto: <strong>Rosso DOC dei Colli Perugini</strong>, <a href="http://www.chiorri.it"><strong>Cantina Chiorri</strong></a>. Lo avevo visto sin dal primo giorno e me l’aveva fatta prendere benissimo: il nome della mia città così visibile in una delle <strong>migliori vinerie</strong> di New York. Mi immaginavo quanto questo avesse potuto rendere orgoglioso il signor Chiorri: da <strong>Sant’Enea</strong> alla capitale del mondo.</p>
<p>Il tipo alla cassa non può fare a meno di confessare la sua curiosità nei miei confronti e iniziamo a parlare di vini; gli dico che sono italiano e allora mi chiede qualcosa in più sul vino dei <strong>colli perugini</strong>, sicuramente un vino minore per un consumatore o commesso medio americano. Gli spiego che conosco benissimo la <strong>cantina Chiorri</strong> e gli racconto di quando per la mia festa di laurea andai a prendere due damigiane di vino direttamente a Sant’Enea. Il <strong><em>clerk </em></strong>rimane estasiato.</p>
<p>Chissà quanti e quali film si sarà fatto in testa quando gli raccontavo della comune abitudine italiana di andare a prendere una damigiana di vino per casa. Il nostro discorso si tronca quando spiego che sto abbinando il vino alla porchetta. La sua natura <strong><em>radical chic </em></strong>gli impone il <strong>vegetarianesimo</strong>. L’onnivoro guarda al vegetariano con compassione: una specie di cenobita che non sa cosa si perde; viceversa il vegetariano considera l’onnivoro alla stregua di un troglodita.</p>
<p>E ora con &#8220;du’ panini a la porchetta e na butija de vin rosso&#8221; mi presento a casa dei miei anfitrioni.<br />
La nostra cena consisterà in <strong><em>Mac and Cheese</em></strong>, mezzo panino co la porchetta a testa (siamo in quattro: io la mia collega, il marito e il figlio) e un’insalatona di verdure completamente <em>organic</em>. Aleggiano sulla cena i fumi del vino Cantina Chiorri.</p>
<p>Mac and Cheese è un piatto tipico newyorkese: si dice furono inventati da <strong>Thomas Jefferson</strong> e non sono altro che <span style="text-decoration: underline;">celentani cotti e poi ripassati al forno in una incandescente crema di formaggio</span>. Si presenta con una <span style="text-decoration: underline;">abbondante crosta dorata di formaggio cheddar e besciamella</span>. Sotto i formaggi fusi si confondono con una pasta scotta priva di pretese ma col pregio di essere gustosa, anche se poco salutare.</p>
<p>Le <strong>ciabatte con la porchetta</strong>, anche dopo qualche ora sono accettabili e la carne è buona. Il sapore è diverso da quello a cui sono abituato ma si tratta di una porchetta imbottita e preparata alla toscana. Sui <strong>nove dollari a panino</strong> ci sarebbe da discutere, però il prezzo è lo stesso che per un hamburger, perciò si può chiudere un occhio. Un’insalata è un’insalata, serve a sgrassare e più è semplice più e buona, ma il vero trionfatore di questa cena è stato il vino di Chiorri, molto apprezzato anche per il suo ottimo rapporto qualità prezzo (15 $ a bottiglia, contro i 25 dell’etichettato Chianti vicino di scaffale, probabilmente farlocco).</p>
<p>A fine serata ho scritto in un quaderno d’appunti uno slogan parafrasato: dove c’è l vino de Sant’Enea c’è casa!</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-921" title="chiorri" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/02/chiorri.jpg" alt="" width="200" height="157" /></p>
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		<title>Metti un giorno alla coop di Brooklin. L&#8217;America organic al tempo degli Obama</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 13:45:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>diego mencaroni</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Offlaga Disco Pax]]></category>

		<category><![CDATA[Organic Food]]></category>

		<category><![CDATA[Whole Food]]></category>

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- Si consiglia la lettura del testo con il brano riportato a fine articolo
Da un po’ di tempo, i vari ingredienti che si amalgamano ogni giorno dentro il minestrone a marchio New York debbono avere una caratteristica fondamentale: essere organic;  ossia coltivati senza il supporto di pesticidi e prodotti chimici.
Questa è la condicio sine qua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-916" style="margin: 5px;" title="organicburger" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/02/organicburger.jpg" alt="" width="417" height="309" /><br />
- Si consiglia la lettura del testo con il brano riportato a fine articolo</p>
<h4>Da un po’ di tempo, i vari ingredienti che si amalgamano ogni giorno dentro il minestrone a marchio New York debbono avere una caratteristica fondamentale: essere <em>organic</em>;  ossia coltivati senza il supporto di pesticidi e prodotti chimici.</h4>
<p>Questa è la condicio sine qua non della nuova America alimentare al tempo di Barack Obama e famiglia.</p>
<p>Mi stupisce per prima cosa il fatto che su <a href="http://it.wikipedia.org">wikipedia</a> non esista la versione in italiano di “<em><strong>organic food</strong></em>”. Forse perché in Italia il cibo è sempre stato organico e che il mercato alimentare non ha subito i danni che avrebbe potuto creare l’arrivo dell’<strong>uomo Del Monte</strong>; forse perché esposte nei supermercati di casa nostra non si trovano le diverse varietà delle <strong>mele </strong>modello Biancaneve: tutte uguali, bellissime all’esterno, rotonde quasi a rasentare la perfezione, luccicanti, prive di sapore e piene di fertilizzanti e additivi chimici.</p>
<p>Negli ultimi anni oltreoceano si sono resi conto dei deterioramenti devastanti che l’alimentazione a base di <span style="text-decoration: underline;">cibi geneticamente modificati e  animali allevati in batteria </span>stava creando sull’<strong>homo americanus</strong>. Con l’avvento di <strong>Obama</strong> il nuovo corso è stato segnato da un gigantesco tentativo di rivoluzione verde a scapito delle lobby OGM, che passa quindi attraverso il cibo. Barack ha messo tutto in mano a sua moglie, vanga e sementi inclusi. La <strong>Fresh Food Revolution </strong>della signora <strong>Michelle</strong> ha lanciato un messaggio alla nazione: mangiare meglio per vivere meglio.</p>
<p><img class="size-full wp-image-917" style="margin: 15px;" title="michelle" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/02/michelle.jpg" alt="" width="499" height="333" /></p>
<p>Ma c’è chi se ne approfitta e <span style="text-decoration: underline;">il cibo organico è roba da ricchi</span>. The <a href="http://www.wholefoodsmarket.com"><strong>Whole Food Company</strong></a> è una catena di fruttivendoli organici d’alto bordo, gestita da un consiglio di amministrazione al <strong>100% WASP </strong>a cui capo vi è un ex socialdemocratico (a suo dire) diventato un neoliberista dal momento in cui è stato accusato di maltrattare i lavoratori e di aumentare i prezzi in maniera indiscriminata. Da <strong>Whole Food </strong><span style="text-decoration: underline;">una melanzana costa cinque volte tanto che da noi</span>, un consumatore di ceto medio basso non si azzarda nemmeno a sognare la spesa in uno di questi negozi.</p>
<p>Però la cosa più importante per questa compagnia è la cosiddetta <strong>CSR</strong>. Nel <strong>2010</strong> la <strong>Whole Planet Foundation</strong> ha lanciato la campagna per la prosperità sostenendo la teoria del <strong>microcredito</strong> a favore delle donne del terzo mondo. Le mie origini contadine mi spingono a pensare che sotto sotto vi sia una gran puzza di ipocrisia.</p>
<p>Anche quando, richiamato dal fascino di un <strong><em>fastfood</em></strong>, decido entrare da <strong>BRGR</strong> e prendere – come ben ribadito dal menu e in ogni muro del locale – un <strong>hamburger </strong>di <span style="text-decoration: underline;">mucca nutritasi in vita di sola erba</span>. I nomi dei diversi panini a base di carne macinata organica sono un insulto agli ecosistemi in pericolo e in totale antitesi con i grattaceli di cemento e lo sfavillar di luci della vicinissima <strong>Times Square</strong>.</p>
<p>Traduco dall’inglese all’italiano anche se il loro suonare in lingua anglosassone potrebbe alleviare e di molto la presa per i fondelli:  <strong>splendida giornata, foresta pluviale, cielo azzurro, mattina fresca</strong> e<strong> prato magnifico</strong>.<br />
Per un europeo di provincia come me questo nuovo e improvviso furore americano sembra un’ennesima grossonata d’oltreoceano dove ogni messaggio, gesto, tentativo di sviluppare una nuova cultura alimentare diviene propagandato all’ennesima potenza.</p>
<p>Però c’è qualcosa di serio dietro e tutto parte da ideali giusti. Dall’altra parte di <strong>New York</strong>, nella proletaria <em><strong>Brooklyn </strong></em>fatta di casette a due piani, dove c’è un po’ di verde,  mi imbatto una sera alle 9 in una <strong>cooperativa di consumatori</strong> che pare uscita da un disco degli <a href="http://www.offlagadiscopax.it"><strong>Offlaga Disco Pax</strong></a>. Facendo un giro per gli scaffali noto che non ci sono propagande di responsabilità sociale o di mucche trattate in maniera umana, noto inoltre che si vende cibo organico ma i prezzi sono molto più contenuti. Perché per comprare alla <strong>Coop di Brooklyn</strong> bisogna <span style="text-decoration: underline;">essere soci e per essere soci bisogna lavorare senza essere retribuiti per quattro ore al mese nel supermercato</span>.</p>
<p>E così a rifornire gli scaffali c’è <strong>John Haskell</strong>, uno scrittore che è anche tradotto in italiano ed edito da <a href="http://www.lafeltrinelli.it"><strong>Feltrinelli</strong></a>.  Sembra un assurdo ma questa è una perfetta applicazione del <strong>socialismo </strong>nel paese che più di tutti lo ha combattuto. La signora all’ingresso mi ha fatto entrare solo perché sono italiano e perché vengo dalla <strong>cintura rossa</strong> del Bel Paese. Lei è una delle fondatrici di questa cooperativa e mi racconta con nostalgia di aver scoperto questo sistema di <span style="text-decoration: underline;">società mutualistica</span> in <strong>Toscana </strong>nel<strong> 1973</strong>. Penso a come siamo finiti, penso ad ogni <strong>Whole Food </strong>che vende cibo per ricchi, penso ai <em>fastfood</em> che vendono il cibo dei poveri: panini artificiali da un dollaro che devastano i fegati e i fisici.</p>
<p>Penso anche alla dedizione di un gruppo di cittadini che intendono mangiare bene con poco, credo che la campagna a favore della campagna degli Obama sarà una salvezza per tutta l’umanità e spero che da <em><strong>Brooklyn</strong></em> possa inizare una nuova rivoluzione del consumo. Emulo del <strong>marchese di Lafayette</strong> la riporto in Europa sotto forma di racconto, ma questo è un cappello semi-nuovo.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/J_lxBre9pPk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/J_lxBre9pPk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Brunello e Brunellino</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 11:08:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio boco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Bere]]></category>

		<category><![CDATA[Fare]]></category>

		<category><![CDATA[Toscana]]></category>

		<category><![CDATA[Benvenuto Brunello]]></category>

		<category><![CDATA[Brunello 2005]]></category>

		<category><![CDATA[Brunello di Montalcino]]></category>

		<category><![CDATA[Brunello Riserva 2004]]></category>

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		<description><![CDATA[
I miei potenti mezzi di catalogazione dei vini, nonostante la storica efficienza, si sono da quest’anno ancor più evoluti. Pensate che sono addirittura passato da pergamena, penna d&#8217;oca e calamaio ad un computer portatile.
Il programma che uso, mi hanno riferito degli esperti del settore, è quanto di più ingegnoso e pratico la tecnica mette oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-909" style="margin: 15px;" title="anteprime-2010-025" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/02/anteprime-2010-025.jpg" alt="" width="500" height="375" /></p>
<h4>I miei potenti mezzi di catalogazione dei vini, nonostante la storica efficienza, si sono da quest’anno ancor più evoluti. Pensate che sono addirittura passato da pergamena, penna d&#8217;oca e calamaio ad un computer portatile.</h4>
<p>Il programma che uso, mi hanno riferito degli esperti del settore, è quanto di più ingegnoso e pratico la tecnica mette oggi a disposizione: un foglio <strong><em>word </em></strong>sul quale evidenzio in verde i vini che più mi piacciono. Davvero geniale non trovate?</p>
<p>Ecco allora che, con una sorta di <strong><em>query</em></strong> fatta a mano, in ossequio alle tendenze antitecnologiche e naturali che attraversano il vino italiano, ho  selezionato in sole tre ore queste mie personalissime eccellenze tra le attese <strong>Riserve 2004</strong> dei <strong>Brunello di Montalcino</strong> presenti all&#8217;<a href="http://www.consorziobrunellodimontalcino.it/it/eventi/benvenuto-brunello.html">anteprima</a> di quest&#8217;anno:</p>
<p><strong>Lisini - Ugolaia</strong></p>
<p>Forse il miglior Brunello di tutta l&#8217;anteprima. Grandissima finezza terrosa, lieve animale, poi minerale, sinuoso, profondissimo, saporito, di beva incredibile e con un tannino perfetto. Finale lunghissimo.</p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong>Terre Nere</strong> (<em><strong>NEW ENTRY</strong></em>)<br />
Colore granato vivido, bellissimo terziario ma di grande energia, lieve cannella, menta secca su fiori e frutta rossa, liquirizia; palato finissimo, teso e vibrante, saporito e coerente, lunghissimo e tannino impeccabile. Un nuovo classico? <strong></strong></p>
<p><strong>Il Poggione</strong><br />
Molto fine e intenso, frutto disteso e avvolgente, grafite, tessitura raffinata, tannino setoso, grande profondità e avvolgenza voluttuosa. <strong><br />
</strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong>Ciacci Piccolomini d’Aragona</strong><br />
Piuttosto evoluto ma bello, minerale iodato, fiori secchi e cuoio, largo e dolce, sapido, ampio e carnale, terra e cuore. Gran tannino, finale un filo caldo.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Le Potazzine</strong><br />
Granato, sfumato, liquirizia e rose passite, spezie lievi, finissimo, palato strepitoso, acidità su frutto e fiore di bella coerenza; lungo e saporito, tannino un filino secco.</p>
<p><strong>Canalicchio di Sopra</strong><br />
Buona intensità, frutto carnoso, note di vaniglia, pieno e rotondo, tannino ben fatto. Vino molto giovane ma di bellissima prospettiva, ancora indietro potrebbe crescere più di altri alla distanza.</p>
<p><strong>Innocenti</strong><br />
Ampio, bel gioco legno-frutto, fine e profondo, iodato, erbe aromatiche, bel finale.</p>
<p><strong>Canalicchio – Franco Pacenti</strong><br />
Vino assaggiato e riassaggiato. Al tavolo arriva una bottiglia non felice, molto evoluta e ruspante, al banco del produttore l&#8217;impressione è molto diversa: solita energia classica unita ad un palato sostenuto da una bellissima spina acida ma anche da un frutto ricco di chiaroscuri. Servono conferme ma io ci scommetto</p>
<p><em><strong>Il miglior assaggio fuori Benvenuto Brunello (produttori non presenti all&#8217;anteprima ufficiale ma in degustazione con i propri vini all&#8217;<a href="http://www.osticcio.com/index.htm">Enoteca Osticcio</a> di Montalcino)</strong></em></p>
<p><em><strong></strong></em><strong>Salicutti Riserva &#8216;04</strong></p>
<p>Vino assoluto, di grandiosa purezza, leggiadro e potente al tempo stesso, ricco di note finissime di fiori e spezie; bocca energica e cremosa, segnata da un&#8217;acidità splendida che lo allunga all&#8217;infinito.</p>
<p><img class="size-full wp-image-910" style="margin: 15px;" title="anteprime-2010-042" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/02/anteprime-2010-042.jpg" alt="" width="480" height="640" /></p>
<p>Infine qualche nome sui <strong>Brunello &#8220;annata&#8221; 2005</strong> che sono sembrati più dei <strong>Brunellino</strong>, in linea con le aspettative di un&#8217;annata climaticamente problematica. Oddio, ci sono nel mazzo anche dei vini divertenti, snelli e immediati e dunque piuttosto piacevoli, ma anche tante mezze tacche che, ad una struttura non all&#8217;altezza, uniscono dei tannini immaturi o comunque asciuganti, fatto che non solo ne frena la profondità, ma che ne compromette del tutto quel poco di piacevolezza che l&#8217;annta è, come detto, in grado di esprimere</p>
<p><strong>Sesti</strong><br />
<strong><br />
Tenuta di Sesta</strong><br />
<strong><br />
Le Potazzine</strong><br />
<strong><br />
Lambradi<br />
</strong></p>
<p><strong>Il Poggione</strong><br />
<strong><br />
Ciacci Piccolomini d&#8217;Aragona</strong><br />
<strong><br />
Canalicchio di Sopra</strong></p>
<p><strong>Caparzo</strong></p>
<p><strong><em><br />
I migliori assaggi </em></strong><em><strong>di Brunello 2005</strong></em><strong><em> all&#8217;Enoteca Osticcio</em></strong> <em><strong><br />
</strong></em></p>
<p><strong>Salvioni </strong></p>
<p><strong>Costanti </strong></p>
<p><strong>Querce Bettina (NEW ENTRY)<br />
</strong></p>
<p>&#8230;. e il solito, anzi forse più del solito, grandioso <strong>Rosso di Montalcino Stella di Campalto (2007)</strong></p>
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