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	<title>Tipicamente</title>
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	<description>idee vini gastronomia trascendente</description>
	<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 09:45:40 +0000</pubDate>
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		<title>Critica la critica</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 09:43:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio boco</dc:creator>
		
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Nel fine settimana ho visitato la mostra di un giovane artista, Simone Chiorri, che mi ha colpito, come da tempo non mi capitava, per identità e originalità espressiva.
Praticamente autodidatta, fuori dagli schemi e le mode dell’arte contemporanea di cui fa parte, Chiorri inizia il suo percorso con i graffiti e le bombolette spray, quindi si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-966" style="margin: 15px;" title="chiorri" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/chiorri.jpg" alt="" width="312" height="425" /></h4>
<h4>Nel fine settimana ho visitato la mostra di un giovane artista, <a href="http://www.giovaniartisti.it/simone">Simone Chiorri</a>, che mi ha colpito, come da tempo non mi capitava, per identità e originalità espressiva.</h4>
<p>Praticamente autodidatta, fuori dagli schemi e le mode dell’arte contemporanea di cui fa parte, Chiorri inizia il suo percorso con i <strong>graffiti </strong>e le bombolette spray, quindi si sposta sui <strong>colori acrilici</strong>, incrociando i tratti stilistici con molteplici materiali, con cui entra in una specie di simbiosi: <span style="text-decoration: underline;">dalla plastica al pvc, dal legno alla ceramica</span>.</p>
<p>L’inaugurazione della mostra, che si intitola “<strong>OGM</strong>”, è stata preceduta dalle solite chiacchiere tra cui quelle, chiamiamole interpretative, di un critico che ha cercato di inquadrare stilisticamente l’autore, individuando le differenze e la vicinanza ad altri celebri artisti (tra gli altri <strong>Pollock</strong>, <strong>Kline</strong> e <strong>Basquiat</strong>), e dando voce alle opere, fin quasi a volerne svelare le più intime volontà espressive.</p>
<p>Mentre ascoltavo quelle parole mi è tornata in mente una vecchia frase di <strong>Ringo</strong>, letta nel mitico libretto delle <strong>canzo</strong><img class="alignleft size-medium wp-image-967" style="margin: 5px; float: left;" title="alan" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/alan-205x300.jpg" alt="" width="118" height="173" /><strong>ni dei Beatles </strong>curato da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Alan_Aldridge"><strong>Alan Aldridge</strong></a>, capace di alcuni disegni fantastici (sia in senso lato che letterale) ispirati ai testi dei <strong>Fab Four</strong>: “vi ricordate quando tutti cominciarono ad analizzare le canzoni dei Beatles? Ebbene, non sono mai riuscito a capire come facessero a trovarci certe cose”.</p>
<p>Ora, non voglio qui riprendere il noiosissimo tema della <strong>degustazione soggettiva o oggettiva</strong>, né tantomeno asserire che la descrizione di un vino sia solo frutto della fantasia di chi la fa. Però, forse sarete d’accordo con me, spesso si leggono <strong>interpretazioni </strong>un tantino ardite sulle volontà di un certo produttore, capace di comunicare chissà quale messaggio col suo vino. Per non dire di una sorta di carattere animista attribuito ai vini stessi.</p>
<p>E allora quel rosso è chiaramente sbilanciato su certe posizioni, visti i suoi tannini incisivi e quel profumo di sottofondo che, dopo l’attesa iniziale, vuol certo svelarci la sua idea del mondo…</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-968" title="alan-aldridge-_-the-man-with-kaleidoscope-eyes" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/alan-aldridge-_-the-man-with-kaleidoscope-eyes.jpg" alt="" width="348" height="286" /></p>
<p>&#8220;Questa è curiosa. Con l&#8217;aria di chi la sa lunga, la gente si fece avanti e disse: bene, abbiamo capito, LSD&#8221;. Era appunto il periodo in cui i giornali parlavano dell&#8217;LSD, ma noi non ci avevamo pensato. In realtà era successo che Julian, il figlio di Jhon, aveva fatto un disegno a scuola e l&#8217;aveva portato a casa. Julian ha una compagna che si chima Lucy. Jhon gli chiese: &#8220;Cos&#8217;è questo?&#8221; E lui rispose: &#8220;Lucy nel cielo con i diamanti&#8221;.<strong> Paul McCartney</strong></p>
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		<title>La piadinizzazione della torta al testo</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 22:47:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>walter pilini</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[tradizione]]></category>

		<category><![CDATA[Walter Pilini]]></category>

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La torta sul testo è un piatto povero della tradizione perugina (e non solo). I nomi variano in aree diverse della regione: crescia (attenzione a questo illuminante termine, ci torneremo sotto) sul panaro/panèo dalle parti di Gubbio, ciaccia a Città di Castello.
Si tratta di una semplice focaccia fatta con farina, acqua, sale ed un pizzico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-963" style="margin: 5px;" title="torta_al_testo" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/torta_al_testo.jpg" alt="" width="320" height="218" /></h4>
<h4>La <em>torta sul testo</em> è un piatto povero della tradizione perugina (e non solo). I nomi variano in aree diverse della regione: <em>crescia</em> (attenzione a questo illuminante termine, ci torneremo sotto) sul <em>panaro/panèo</em> dalle parti di Gubbio, <em>ciaccia </em>a Città di Castello.</h4>
<p>Si tratta di una semplice focaccia fatta con farina, acqua, sale ed un pizzico di bicarbonato, almeno nella sua versione-base. L’impasto viene cotto sul <strong>testo</strong>, riscaldato sul focolare: si tratta di una <span style="text-decoration: underline;">pietra refrattaria a forma rotonda</span>; oggi esistono in commercio anche testi di ghisa, utilizzabili nelle cucine a gas.</p>
<p>Come cibo povero, la torta al testo aveva lo scopo di riempire la pancia degli affamati contadini, quindi era abbastanza <strong>spessa</strong>, <span style="text-decoration: underline;">almeno un paio di centimetr</span>i, per poter raccogliere sughi ed<strong> intingoli </strong>vari, tant’è che <span style="text-decoration: underline;">si sposa mirabilmente a polli e conigli all’arrabbiata</span> (spezzatini che, nella variante perugina, prevedono l’uso del pomodoro).</p>
<p>Il benessere porta ad una certa evoluzione del gusto; così, quando la famiglia contadina ha a disposizione con una certa facilità gli<strong> insaccati del maiale</strong>, allevato e macellato in proprio, quasi sempre <span style="text-decoration: underline;">il prosciutto o la spalletta</span>, la torta si “abbassa un po’”. Prima di allora in città si riusciva a farcire un filone di pane di un chilo con un etto di mortadella!</p>
<p>Così, di fatto, si vengono a codificare <strong>due tipi di torta</strong>, a seconda dello spessore e delle destinazioni d’uso. Con il passare del tempo, anche a causa di una massiccia commercializzazione dalle nostre parti della <strong>piadina romagnola</strong>, <span style="text-decoration: underline;">la nostra torta, per emulazione, si è quasi irreversibilmente abbassata</span>, anche alle sagre ad essa dedicate nelle nostre zone.</p>
<p>Mi domando: evoluzione del gusto/concezione dinamica della tradizione o provincialismo cultural-gastronomico?</p>
<p><em><strong>Walter Pilini si racconta&#8230;</strong></em></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-964" style="margin: 5px; float: left;" title="pilini-walter" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/pilini-walter.jpg" alt="" width="130" height="174" /></p>
<p>Mi chiamo Walter Pilini ed è da un po’ che sono grande, anche se talvolta non me ne ricordo, ma forse il motivo è che faccio l’insegnante elementare e sto sempre in mezzo ai bambini.<br />
Da molto tempo mi occupo di dialetto, cultura popolare e cultura materiale, in particolare di cibo. Permettetemi di sciorinare le mie competenze riguardo a quest’ultimo aspetto.</p>
<p>Intanto, possiedo una triplice competenza (e scusate se è poca cosa!): passiva, attiva e riflessiva, in quest’ultimo caso posso dire una metacompetenza. Passiva, in quanto mi ritengo una buona e raffinata forchetta; attiva, perché spesso cucino, più per piacere che per necessità; riflessiva, dal momento che mi piace parlare e scrivere di cibo.</p>
<p>Ma non basta: modestamente mi autoproclamo gastronomo, gastronauta e gastrosofo: Gastronomo, perché non posso che essere tale, se vogliamo usare parole grosse, “per statuto epistemologico”; gastronauta, poiché amo scorribandare per il territorio con un compagno di merende alla ricerca di cibo; gastrosofo perché sull’argomento amo cazzeggiare… E le mie gastrolalie ne renderanno puntualmente contro</p>
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		<title>Una vendemmia dell&#8217;Altro Mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 11:14:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio boco</dc:creator>
		
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Sono passati tre anni giusti giusti dalla mia prima volta alla scoperta delle vigne e dei vini di Argentina e Cile. Una viaggio memorabile dove ho conosciuto persone fantastiche, visto posti meravigliosi e fatto esperienze che a pensarci oggi non sembra neanche vero.
Buenos Aires, Mendoza, le vigne che ti sembrano in pianura e che minimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-957" style="margin: 15px;" title="cile" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/cile.jpg" alt="" width="500" height="373" /><br />
Sono passati tre anni giusti giusti dalla mia prima volta alla scoperta delle vigne e dei vini di Argentina e Cile. Una viaggio memorabile dove ho conosciuto persone fantastiche, visto posti meravigliosi e fatto esperienze <em>che a pensarci oggi non sembra neanche vero</em>.</h4>
<p>Buenos Aires, Mendoza, le vigne che ti sembrano in pianura e che minimo sono a mille metri, le immense cantine sorte come cattedrali, l&#8217;<em>asado</em> all&#8217;apero, la scalata delle Ande<strong> </strong>in autobus fino a Santiago e le escursioni termiche da brivido del paese sottile, di fronte all&#8217;Oceano.</p>
<p>Era vendemmia anche allora. C&#8217;era anche <a href="http://www.emilianofalsini.it"><strong>Emiliano Falsini</strong></a>, ma lui c&#8217;è anche ora. E&#8217; partito giusto qualche giorno fa e ci ha subito mandato qualche appunto sulla situazione. Dalla vendemmia al dramma del Cile colpito dal terremoto.</p>
<p><img class="size-full wp-image-956" style="margin: 15px;" title="argentina1" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/argentina1.jpg" alt="" width="500" height="373" /></p>
<p><strong>La vendemmia 2010</strong>. &#8220;A livello quantitativo ci sarà un incremento rispetto allo scorso anno, caratterizzato, invece, da bassa produzione. La vendemmia dei bianchi sta volgendo al termine, manca ancora un pò di chardonnay della zona alta, ma la maggior parte e&#8217; stato raccolto&#8221;.</p>
<p><strong>Mendoza.</strong> &#8220;Per quanto riguarda la vendemmia dei rossi, syrah e tempranillo sono in fase di raccolta nelle zone più calde, mentre nelle zone a sud, più alte, come in <strong>Valle di Uco</strong>, mancano ancora due settimane. Ottima vendemmia anche per la varietà principe dell&#8217;Argentina: il <strong>malbec</strong>. La grande differenza di temperatura fra giorno e notte (con escursioni anche di 15-20° C), il livello attuale di sanità e la carica produttiva aprono infatti scenari molto positivi.</p>
<p><strong>Vinoturismo, nuovi problemi e prezzo delle uve</strong>. &#8220;Siamo in piena <strong>Fiesta Nacional de la Vendimia</strong>, che attira a Mendoza migliaia di turisti per uno dei momenti più sentiti dai mendocini, che coincide con l&#8217;elezione della <em>Reina de la Vendimia</em>, chiamata a rappresentare Mendoza nel mondo per un anno.</p>
<p>Ma l&#8217;argomento più urgente e preoccupante, a livello vitivinicolo, è la scoperta in alcuni vigneti della zona di <strong>Maipù</strong> della <strong>tignola</strong>, la Lobesia Botrana, chiamata <em>Polilla</em> che era finora pressocché sconosciuta. Si pensa  sia arrivata attraverso dei macchinari del vigneto. In questo momento hanno messo in quarantena alcune vigne. La speranza è di evitare il diffondersi dell&#8217;insetto poiché, in Argentina, non e&#8217; mai arrivato e sarebbe un duro colpo per la viticoltura, se si pensa che oggi vengono fatti solo 2-3 trattamenti all&#8217;anno con zolfo e rame per combattere la peronospora.</p>
<p>Sempre in termini di uve è interessante notare che mentre in Italia il <strong>prezzo</strong> è calato, in Argentina si registrano <strong>quotazioni record</strong>: per il malbec di buona qualità - delle zone più vocate come <strong>Agrelo</strong>, <strong>La</strong> <strong>Consulta </strong>o<strong> VistaFlores</strong> - si parla di <span style="text-decoration: underline;">80/100 dollari al quintale</span> con un incremento rispetto allo scorso anno del 30-40%. La sensazione è che la crisi mondiale a queste latitudini si sia sentita poco. Le motivazioni possono essere diverse: ancora oggi continuano gli investimenti soprattutto nella <strong>Valle di Uco</strong>, dove è possibile acquistare terreni con diritto di irrigazione a circa <span style="text-decoration: underline;">10 mila dollari ad ettaro </span>(considerando che a queste latitudini un ettaro di impianto costa 3-5 mila dollari). Si capisce allora <span style="text-decoration: underline;">perché oggi il vino argentino sia in controtendenzia rispetto al resto del mondo</span>, specie se si aggiungono il clima perfetto per la viticoltura, costi relativamente bassi e una varieta&#8217; come il malbec che incontra nel mercato internazionale grandissimo interesse&#8221;.</p>
<p><strong>La situazione in Cile</strong>. &#8220;Ultima considerazione riguarda un paese vicino all&#8217;Argentina, il Cile, colpito pesantemente dal terremoto. Oltre alla gravità immane delle perdite umane anche il settore vinicolo è stato colpito creando disagi per la ripresa: nelle cantine si parla di <strong>miloni di dollari di danni</strong> con problemi strutturali e forti per questa vendemmia. Alcune aziende, anche molto importanti, hanno ad esempio le barricaie completamente distrutte e per i prossimi anni saranno fortemente condizionate da questa tragedia&#8221;.</p>
<p><strong><em>Emiliano Falsini</em></strong></p>
<p><strong><em></em></strong><img class="size-full wp-image-959" style="margin: 15px;" title="asado" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/asado.jpg" alt="" width="500" height="373" /></p>
<p><strong><em>Asado di Angus argentino</em></strong><br />
<strong><em></em></strong></p>
<p><img class="size-full wp-image-961" style="margin: 15px;" title="parco" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/parco.jpg" alt="" width="500" height="374" /><em><strong><br />
Falsini e De Cristofaro bevono mate al parco di Mendoza</strong></em></p>
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		<title>La settimana bianca</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 08:50:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio boco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Bere]]></category>

		<category><![CDATA[bardolino chiaretto]]></category>

		<category><![CDATA[elogio della sbronza consapevole]]></category>

		<category><![CDATA[Emidio Pepe]]></category>

		<category><![CDATA[resveratrolo]]></category>

		<category><![CDATA[trebbiano d'abruzzo valentini]]></category>

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		<category><![CDATA[vini bianchi]]></category>

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Forse ho sbagliato io il momento, ma da quando sono arrivato nel mondo del vino, cioè alla sbronza consapevole (cit.), mi pare che non passi giorno senza che si parli di una nuova tendenza, con vini che salgono e scendono nei gradimenti peggio che sulle montagne russe.
In principio era la barrique e i vitigni francesi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-952" style="margin: 15px;" title="neve3" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/neve3.jpg" alt="" width="490" height="350" /></h4>
<h4>Forse ho sbagliato io il momento, ma da quando sono arrivato nel mondo del vino, cioè alla sbronza consapevole (<a href="http://www.marsilioeditori.it/catalogo/libro/3178834">cit.</a>), mi pare che non passi giorno senza che si parli di una nuova tendenza, con vini che salgono e scendono nei gradimenti peggio che sulle montagne russe.</h4>
<p>In principio era la barrique e i vitigni francesi, l’enologo figo, il concentratore e le bottiglie da 15 chili. Oggi se per sbaglio nomini il merlot rischi il linciaggio, c’è chi si tocca se per caso lo saluta l’ enotecnico del Consorzio, in cantina il massimo della tecnologia consentita è il vecchio torchio del nonno e le bottiglie sono così leggere da sgretolarsi alla sola imposizione delle mani.</p>
<p>Ah, pare ormai alla fine anche il <strong>primato dei vini rossi</strong>, forse perché nessuno ha ben capito fino in fondo che diavolo sia il <strong>resveratrolo</strong>, e proprio quando l’ultimo contadino aveva finito di innestare il trebbiano col cabernet. Pazienza, tornerà certamente buono per le tendenze a venire.</p>
<p>Siccome ci tengo molto ad essere <em>trendy</em>, neanche io mi voglio sottrarre alla nuova <strong>moda bianchista</strong>, ripudiando per sempre i rossi che abbiano un colore più intenso di un <strong>bardolino chiaretto</strong>.</p>
<p>Fiero di questa scelta, mi sono buttato a capofitto su tutte le degustazioni di bianchi di cui sentivo parlare, finendo persino ad un <em>blind tasting </em>di tè non fermentati del <strong>Fujian</strong> e una verticale di <strong>latte podolico </strong>di varie mungiture.</p>
<p><em><strong>Tra le diverse esperienze ne ho selezionate alcune</strong></em>&#8230;</p>
<p><img class="size-full wp-image-953" style="margin: 5px;" title="img_02751" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/img_02751.jpg" alt="" width="487" height="365" /><em><strong></strong></em></p>
<p><em><strong>Comincio con una degustazione “coperta”, di alto livello generale e non priva di qualche sorpresa</strong></em></p>
<p><em>I vini sono in ordine di servizio</em><br />
<span style="text-decoration: underline;"><em><br />
<strong>Subito il botto.</strong></em></span> La n. 96 di 3960 bottiglie prodotte indica in etichetta 12,3° alcolici in volume ma non è per questo che ricorderò il <strong>Trebbiano  d&#8217;Abruzzo 1969</strong> di <strong>Valentini</strong>. Potrebbe bastare la sola costatazione che il vino è vivo per stupire, ma c’è molto di più. Come solo i grandi sanno fare si rinfresca nel bicchiere e passa da profumi di <span style="text-decoration: underline;">miele di rosmarino e tabacco dolce</span> a <span style="text-decoration: underline;">note minerali iodate e alghe di mare</span>. Certo il palato è piuttosto snello, manca forse un po’ di spalla, ma ha un sapore e una profondità aromatica bellissima che incrocia cenni di pepe e noce moscata. Al di la di tutto, poi, un Trebbiano Valentini riconoscibilissimo. <strong>Fuori concorso</strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><em>La conferma</em></span>.</strong> Non sono d’accordo con chi dice che il ’99 è stato l’anno dell’ultimo, grande <strong>Voerberg </strong>prodotto. Anche se negli ultimi tempi questo vino non mi ha emozionato, ricordo su alti livelli il 2002, ad esempio (e visto che ne ho qualche bottiglia l’esperimento non sarà difficile). E’ comunque vero che il ’99 sa colpire: <span style="text-decoration: underline;">lieve aromaticità, foglie d’ortica, polpa bianca e agrumi, pulizia assoluta e profondità acida perfetta</span>. Forse non emozionante, magari un po’ tecnico, ma davvero un grande vino e per di più è sembrato giovanissimo.  <strong>90/100</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong><br />
La grande sorpresa</strong></em></span>. Dopo una <strong>Ribolla ‘87 di Radikon </strong>che aveva i profumi della mela cotta di mia nonna, ecco un vino che davvero non mi aspettavo di trovare così. Il <strong>Trebbiano di Lugana Cà dei Frati 1997 </strong>mostra un <span style="text-decoration: underline;">profilo affumicato su polpa bianca e agrumi, mettendo insieme complessità evolutive e freschezze giovanili, prima di qualche accenno di ribes nero</span>. La bocca è stupenda per tensione e profondità, con l’acidità integrata e un frutto ancora turgido. <strong>92/100</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><em>Ma guarda un pò</em></strong></span><strong>. </strong>Colore lievemente velato, profumi di tè, canfora e spezie marocchine, bocca ampia e profonda, puntellata da cenni speziati noce moscata e prorompente acidità. Chi è? Il <strong>Trebbiano d&#8217;Abruzzo &#8216;95</strong> di <strong>Emidio Pepe</strong>. Che fa un figurone&#8230; <strong>91/100</strong> <strong><br />
</strong><br />
<span style="text-decoration: underline;"><em><strong><br />
Le attese.</strong></em></span> La coppia di <strong>Trebbiano Valentini</strong>, che mette in campo il <strong>’92 </strong>ed il <strong>’90</strong>, lascia un po’ di amaro in bocca, non per le oggettive qualità dei vini quanto perché, da subito, i due sembrano reticenti, chiusi, bisognosi di molto più tempo degli altri per venir fuori e dimostrare chi sono. Per dire, il ’92 all’inizio sembra spolverato di caffè appena macinato, una nota dominante che ne oscurare un pò la complessità, mentre in bocca paga una leggera diluizione (<strong>89/100</strong>). Anche il ’90, piuttosto monolitico sulle prime, esce solo alla distanza e <span style="text-decoration: underline;">trasforma la frutta tropicale iniziale in bellissime nuance iodate e di anice, mentre in bocca è un mostro di energia</span> (<strong>93/100</strong>). Insomma: due vini che avrebbero meritato altro trattamento e tempi diversi.<br />
<span style="text-decoration: underline;"><em><strong></strong></em></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Il calore di un momento.</strong></em></span> Chi l’ha assaggiato qualche annetto fa giura sulla sua grandezza ma col tempo l’annata calda si fa sentire. Almeno così è sembrato per la nostra bottiglia di verdicchio <strong>Villa Bucci ’97</strong>. Naso dominato da note mature, di pesca sciroppata e frutta in confettura, bocca rotonda e piuttosto alcolica. Tutt’altro che indimenticabile. <strong>86/100</strong><br />
<span style="text-decoration: underline;"><em><strong><br />
La sorpresa – atto secondo.</strong></em></span> Alle iniziali note riduttive, che mi fanno da subito ben sperare, si susseguono s<span style="text-decoration: underline;">tupende sensazioni di agrume candito, mandorla tostata e leggera botrite</span>. Una via di mezzo tra un verdicchio vendemmiato tardi e un riesling, se posso dire la prima fesseria che mi è venuta in mente, anche per via di un corpo pieno ma sfumato, profondissimo grazie ad un’acidità sostenuta e perfettamente integrata. E infatti il vino è il <strong>Campo del Guardiano 1996 </strong>di<strong> Giovanni Dubini</strong>, uno dei pochi che mantiene in vita il blasone e la storia dell’Orvieto.  <strong>93+/100 </strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Lo famo strano</strong></em></span>. Se Valentini ’92 era caffè macinato, questo <strong>Timorasso ‘95</strong> di <strong>Walter Massa </strong>è un mulino che macina il grano. Note di <span style="text-decoration: underline;">lievito a go go e reminiscenze rodaniane, palato ampio e salato, più largo che lungo e segnato da accenni torbati a fine bocca</span>. Comunque divertente. <strong>88/100</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Standing Ovation</strong></em></span>. Se non è il migliore di sempre poco ci manca. E comunque il <strong>Pietramarina ’96</strong> è un bianco pazzesco: mediterraneo con tratti nordici, montanaro e allo stesso tempo marino, giovane e agrumato ma con belle note terziarie e carburiche, vibrante e piacevolmente maturo. Da bere a secchiate. <strong>94/100</strong></p>
<p><em><strong>Segnalo poi questo bianco, pescato in un bellissimo filotto di assaggi dal portafoglio de <a href="http://www.lescaves.co.uk/wine/regions">Les Caves de Pyrene</a></strong></em></p>
<p><em><strong><img class="size-full wp-image-949" style="margin: 15px;" title="img_0280" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/img_0280.jpg" alt="" width="399" height="532" /></strong></em><strong></strong></p>
<p><strong>Domaine Olivier Pithon – Vin de Pays des Côtes Catalanes La D18</strong>, annata <strong>2004</strong></p>
<p>Ribattezzato <em>guerillero venu du nord</em>, Olivier Pithon è diventato in poco tempo uno dei migliori produttori dei pirenei orientali, nella catalogna francese. La <strong>D 18</strong>, che prende il nome dalla strada che attraversa la vigna di <strong>grenache grigia</strong> con cui viene prodotto il vino, è un <span style="text-decoration: underline;">bianco spettacolare per intensità aromatica (pietra focaia, idrocarburi) e perfetto equilibrio acido-sapido (altissima sapidità, altissima acidità). Un vino che rapisce, imprevedibile, capace di farsi largo sbracciando e sgomitando, ma anche con finte e contro finte di rara classe</span>. Viticoltura biodinamica</p>
<p><strong><em>E chiudo con un vino bianco, ma che dico giallo, o forse ambrato, boh…</em></strong></p>
<p><img class="size-full wp-image-950" style="margin: 15px;" title="img_0299" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/img_0299.jpg" alt="" width="398" height="531" /><strong></strong></p>
<p><strong>R. López de Heredia Rioja Viña Tondonia 1989</strong></p>
<p>Non sono un appassionato di ossidazioni, omologanti quanto le peggiori e tanto bistrattate tecnologie di cantina o un uso scellerato dei legni, ma credo di sapermi muovere su quel crinale che separa un vino ossidato da uno ossidativo, e tra questi ultimi gli ossidativi banali da quelli originali. E mi fermo qui perché mi stavo incartando. Comunque: il Viña Tondonia 1989 mi è piaciuto perchè, a dispetto del carattere marcatamente evoluto (noci, spezie, cuoio e quel tocco di zabaione che ricorda alcuni champagne di Selosse) mantiene un nerbo acido preciso ed è capace di ritrovare una certa freschezza nel bicchiere. E con l’abbinamento giusto è un vero divertimento…</p>
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		</item>
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		<title>Diventare Sommelier in 50 minuti. Con Leonardo Romanelli è possibile&#8230;</title>
		<link>http://www.tipicamente.it/index.php/diventare-sommelier-in-50-minuti-con-leonardo-romanelli-e-possibile/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 08:49:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio boco</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Chef per un giorno]]></category>

		<category><![CDATA[Leonardo Romanelli]]></category>

		<category><![CDATA[Sommelier in 50 minuti]]></category>

		<category><![CDATA[Teatro Puccini di Firenze]]></category>

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Conosco persone che ci provano da una vita, ahimè con scarsissimi risultati, ma Leonardo Romanelli, storica firma del giornalismo mangiobevereccio italiano (per parafrasare Troy Mc Clur dei Simpson: “forse lo ricorderete su La7 nel ruolo di critico in Chef per un giorno…”), promette miracoli.
E così, quello che per molti resta un miraggio, diventare Sommelier o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-944" style="margin: 5px;" title="sommelier1" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/sommelier1.jpg" alt="" width="330" height="368" /></h4>
<h4>Conosco persone che ci provano da una vita, ahimè con scarsissimi risultati, ma Leonardo Romanelli, storica firma del giornalismo <em>mangiobevereccio</em> italiano (per parafrasare Troy Mc Clur dei Simpson: “forse lo ricorderete su La7 nel ruolo di critico in <a href="http://www.la7.it/intrattenimento/dettaglio.asp?prop=chef">Chef per un giorno</a>…”), promette miracoli.</h4>
<p>E così, quello che per molti resta un miraggio, diventare Sommelier o comunque intenditore di vino, con Romanelli diventa realtà in meno di un’ora. Questo il tema del divertente <strong>monologo</strong>, scritto e interpretato dallo stesso <strong>Romanelli</strong>, che si trasforma ben presto in una bonaria presa in giro del suo mondo (del nostro mondo), pieno di fenomeni e atteggiamenti più o meno ridicoli, almeno agli occhi dei comuni mortali.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-945" style="margin: 15px; float: left;" title="romsnelli" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/romsnelli.jpg" alt="" width="271" height="203" />&#8220;La scusa è quella di insegnare a degustare i vini - racconta Leonardo - attraverso le regole fondamentali che vengono comunicate nei corsi di degustazione, ma il discorso poi si allarga e mette in luce i <strong>tic </strong>che caratterizzano gli appassionati, che con gli amici si dimostrano soloni in grado di stupirli, attraverso parole roboanti, atteggiamenti cattedratici, gesti che diventano spesso ridicoli&#8221;.</p>
<p><strong>Cinquanta minuti</strong> divertenti, tanto per imparare a prendere in mano un bicchiere e immergersi, in modo scanzonato, in quella nobile bevanda che è il vino.</p>
<p>Il prossimo spettacolo? <strong>Sabato 13 Marzo </strong>al <strong>Teatro Puccini </strong>di <strong>Firenze</strong>, mentre il costo del biglietto va dagli 8 ai 10 euro. Ah, dimenticavo: se arrivate presto ci sarà un aperitivo-prologo con i vini <a href="http://www.chiantigeografico.it">Agricoltori del Chianti Geografico</a> e gli stuzzichini del <a href="http://www.antoniomattei.it">Biscottifico Mattei di Prato</a></p>
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		<title>Moviola in campo</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 08:25:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio boco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Bere]]></category>

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		<category><![CDATA[Toscana]]></category>

		<category><![CDATA[bestemmia]]></category>

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		<category><![CDATA[Canalicchio Riserva 2001]]></category>

		<category><![CDATA[Franco Pacenti]]></category>

		<category><![CDATA[prova televisiva]]></category>

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		<description><![CDATA[
- Si consiglia la lettura col brano in fondo all&#8217;articolo
Fateci caso: un sistema al collasso corre spesso ai ripari con rimedi ridicoli, grotteschi, ovviamente incapaci di risolvere alcunché, tanto per gettare un po’ di fumo negli occhi e apparire vitale; salvo sfociare, ovviamente, in una stucchevole e patetica demagogia.
Succede così che un mondo corrotto e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-941" style="margin: 15px;" title="canalicchio-aerea-1" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/canalicchio-aerea-1.jpg" alt="" width="500" height="283" /></h4>
<p>- Si consiglia la lettura col brano in fondo all&#8217;articolo</p>
<h4>Fateci caso: un sistema al collasso corre spesso ai ripari con rimedi ridicoli, grotteschi, ovviamente incapaci di risolvere alcunché, tanto per gettare un po’ di fumo negli occhi e apparire vitale; salvo sfociare, ovviamente, in una stucchevole e patetica demagogia.</h4>
<p>Succede così che un mondo corrotto e totalmente prono su logiche mafioso-commerciali come quello dell’<strong>italico pallone</strong>, un tempo capace di smuovere autentiche passioni popolari al solo <em>gracchiare </em>di una radiolina, metta in scena la farsa della <strong>prova televisiva </strong>per punire le bestemmie in campo (leggina che ha già fatto le prime vittime). Come dimostrazione di doppia morale non si poteva fare di meglio, ma temo che l’ennesimo tentativo di curare il cancro con l’aspirina finirà maluccio.</p>
<p>Comunque, la notizia mi ha fatto sbellicare dalle risate al pensiero di vari siparietti cui ho assistito in anni di frequentazioni campagnole. Ora, non so esattamente come funzionino le cose nel resto del mon<img class="alignright size-thumbnail wp-image-939" style="margin: 5px; float: right;" title="cartellino_rosso" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/cartellino_rosso-150x150.jpg" alt="" width="118" height="118" />do, ma se quella <strong>prova televisiva</strong> si applicasse tra le vigne di <strong>Umbria</strong> e <strong>Toscana</strong>, difficilmente resterebbe in campo qualcuno. Squalifiche di massa, niente potatura né vendemmia, la stessa viticoltura a rischio scomparsa, peggio di quando è arrivata la fillossera.</p>
<p>Da quelle parti la bestemmia è un pezzo fondamentale del <strong>corredo lessicale</strong>, capace di assumere livelli di elaborazione incredibilmente articolata ed erigersi, in alcuni casi, a vero e proprio genere letterario (seppure orale). Un percorso di elevazione tale da collocare gli improperi umbro-toscani in uno spazio “altro” rispetto a quelli di altre zone; liberandoli, in alcuni casi, dallo stesso giudizio morale valido altrove.</p>
<p>Addirittura svincolandoli, per certi versi, dalla loro <strong>etimologica essenza</strong>, impossibile da capire senza un’indagine approfondita del <span style="text-decoration: underline;">rapporto storico di quei luoghi col potere religioso e il divino</span>, che in certi casi fa pensare alle forme solo in apparenza irriguardose e blasfeme, ma semmai dialettiche e sovversive delle poesie in musica di <strong>De Andrè</strong>.</p>
<p>Alle prese con questi pensieri bizzarri, non so perché la scelta sia ricaduta proprio su quello, ho deciso di stappare un <strong>Brunello</strong> che puntavo da un po’ di tempo in cantina: <strong>Canalicchio Riserva 2001</strong> di <strong><a href="http://www.canalicchiofrancopacenti.it/">Franco Pacenti</a></strong>.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-940" style="margin: 5px; float: left;" title="img_0298" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/img_0298-150x150.jpg" alt="" width="154" height="154" />Ne è uscita una <strong>be</strong><strong>vuta memorabile</strong>, capace di farmi dimenticare per un paio d’ore persino gli editoriali di Feltri, le minacce “armate” di La Russa e quelle di sommossa del duo Polverini-Formigoni. Oltre a riconciliarmi con un vino, il Brunello, che ultimamente mi aveva perso un po’ d’<em>appeal</em>. Anche nella celebrata <strong>annata 2001</strong> in cui varie etichette, che in alcuni casi mi erano di molto piaciute a suo tempo, ultimamente mi avevano un pò deluso.</p>
<p>Comunque: il <strong>Canalicchio </strong>del <strong>Pacenti Franco </strong>è una delle più belle bottiglie che mi siano passate tra le mani ultimamente. Un <span style="text-decoration: underline;">vino di soddisfazione</span>, anzitutto: caldo, avvolgente e allo stesso tempo dritto, sicuro, coi piedi ben attaccati per terra. Un vino carnale e autentico, come può essere una radiolina <em>gracchiante</em> che annuncia un gol o un urlo contro il cielo di Montalcino.</p>
<p><em><br />
Quando sei arrabbiato, conta fino a quattro; quando sei molto arrabbiato, bestemmia</em><br />
<strong>Mark Twain, <span style="text-decoration: underline;">Wilson lo Zuccone</span>, 1894</strong></p>
<p><em>Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista, io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista! Io frocio, io perché canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino, io solo qui alle quattro del mattino, l&#8217;angoscia e un po&#8217; di vino, voglia di bestemmiare!</em><br />
<strong>Francesco Guccini, <span style="text-decoration: underline;">L&#8217;avvelenata</span>, 1976</strong></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/oqDccqWPM7E&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/oqDccqWPM7E&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Sei chef e nove stelle per Haiti</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 09:41:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio boco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Fare]]></category>

		<category><![CDATA[Chef]]></category>

		<category><![CDATA[Fondazione Francesca Rava -N.P.H. Italia Onlus]]></category>

		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>

		<category><![CDATA[stelle michelin]]></category>

		<category><![CDATA[terrmoto Haiti]]></category>

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		<description><![CDATA[
Senza caricarla di troppa retorica, sempre dietro l’angolo quando si parla di certi argomenti, mi piace dare spazio (seppur piccolo e umile) ad una bella iniziativa, realizzata grazie al contributo di alcuni grandi chef italiani.
Eccola… 
&#8220;Il 23 marzo 2010 alcuni tra i più importanti Chef italiani si uniscono per aiutare la popolazione di Haiti colpita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-936" style="margin: 15px;" title="CORREX-HAITI-QUAKE" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/haiti.jpg" alt="" width="500" height="333" /></h4>
<h4>Senza caricarla di troppa retorica, sempre dietro l’angolo quando si parla di certi argomenti, mi piace dare spazio (seppur piccolo e umile) ad una bella iniziativa, realizzata grazie al contributo di alcuni grandi chef italiani.</h4>
<p><em><strong>Eccola… </strong></em></p>
<p>&#8220;Il <strong>23 marzo 2010</strong> alcuni tra i più importanti <strong>Chef italiani</strong> si uniscono per aiutare la popolazione di <strong>Haiti </strong>colpita da una delle più tragiche calamità naturali del secolo. Per contribuire alla raccolta fondi internazionale, iniziata subito dopo il drammatico terremoto, <strong>sei</strong> tra i maggiori esponenti dell’eccellenza culinaria italiana hanno deciso di organizzare un&#8217;imperdibile <strong>cena di beneficenza </strong>il cui ricavato sarà devoluto a una delle realtà più attive sul posto, la<strong> Fondazione Francesca Rava -N.P.H. Italia Onlus</strong>.</p>
<p>Impegnata da anni nell&#8217;assistenza dei paesi più poveri del mondo e in aiuto delle popolazioni in gravi difficoltà economiche, sanitarie e educative, la <strong>Fondazione Rava</strong> ha avuto un ruolo cruciale nella gestione dell&#8217;emergenza terremoto di Haiti, e ancora di più adesso nella fase della ricostruzione. Presente in Haiti da 22 anni, la Fondazione aveva già costruito un <strong>Ospedale Pediatrico</strong>, una <strong>Casa di accoglienza per bambini disabili </strong>e realizzato numerosi altri importanti progetti, è ora in prima linea per aiutare la popolazione disperata dell&#8217;isola con il suo sostegno e promuovendo le attività di sostentamento e di ricostruzione.</p>
<p>Sei interpreti dell’haute <span style="text-decoration: line-through;">cousine</span> cuisine italiana hanno deciso di unirsi per contribuire alla solidarietà internazionale con una cena imperdibile, animata da ricette straordinarie: <strong>Andrea Berton</strong> de <strong>Il Ristorante Trussardi Alla Scala</strong>, <strong>Gennaro Esposito</strong> del ristorante <strong>La Torre del Saracino</strong>, <strong>Massimo Bottura</strong> dell’ <strong>Osteria La Francescana</strong>, <strong>Norbert Niederkofler</strong> del <strong>St. Hubertus Hotel Rosa Alpina</strong>, <strong>Giancarlo Morelli</strong> dell’<strong>Osteria del Pomiroeu</strong> e <strong>Corrado Assenza</strong> del <strong>Caffé Sicilia </strong>interpretano la solidarietà e la beneficenza attraverso l&#8217;eccellenza della loro proposta gastronomica.</p>
<p>Grazie al coinvolgimento di questi sei chef, la gastronomia italiana darà un contributo significativo alla <strong>Fondazione Francesca Rava </strong>oltre a mantenere viva l&#8217;attenzione dei media sulle iniziative di beneficenza necessarie alla popolazione di Haiti per superare la drammatica situazione in cui versa&#8221;.</p>
<p><em>La cena avrà luogo</em><em> il 23 marzo 2010 alle ore 19.30</em><em> a <strong>Milano,</strong> presso il <strong>Palazzo del Ghiaccio </strong>via Giovanni Battista Piranesi, 14<br />
</em></p>
<p><em>Contributo minimo € 300,00</em></p>
<p><strong><em>L’intero ricavato andrà devoluto a Fondazione Rava a sostegno dell’emergenza a seguito del terremoto di Haiti</em></strong></p>
<p><em></em><br />
Puoi versare il tuo contributo tramite:<br />
- bonifico su c/c bancario BANCA MEDIOLANUM SpA, Ag. 1 di Basiglio (MI) IT 39 G 03062 34210 000000760000 intestato a: Fondazione Francesca Rava - N.P.H. Italia Onlus<br />
- Causale: Chef for Haiti</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Domande da tè. Nero o verde, dottò?</title>
		<link>http://www.tipicamente.it/index.php/domande-da-te-nero-o-verde-dotto/</link>
		<comments>http://www.tipicamente.it/index.php/domande-da-te-nero-o-verde-dotto/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 09:07:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciano riccini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Bere]]></category>

		<category><![CDATA[Dire]]></category>

		<category><![CDATA[infusione tè]]></category>

		<category><![CDATA[la pianta del te]]></category>

		<category><![CDATA[luciano riccini]]></category>

		<category><![CDATA[tè]]></category>

		<category><![CDATA[tea]]></category>

		<category><![CDATA[tea shop perugia]]></category>

		<category><![CDATA[Teamo]]></category>

		<category><![CDATA[tee]]></category>

		<category><![CDATA[the]]></category>

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		<description><![CDATA[
La passione per il tè mi ha spinto sette anni fa ad aprire un vero e proprio tea &#38; coffee shop a Perugia.  Al momento di scegliere il nome del negozio mi trovavo in Messico e appariva spesso davanti ai miei occhi il marchio della nota fabbrica di sigari &#8220;TE-AMO&#8221;.
Inizialmente ho pensato che poteva essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-934" style="margin: 5px;" title="tea_328" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/tea_328.jpg" alt="" width="328" height="304" /></h4>
<h4>La passione per il tè mi ha spinto sette anni fa ad aprire un vero e proprio tea &amp; coffee shop a Perugia.  Al momento di scegliere il nome del negozio mi trovavo in Messico e appariva spesso davanti ai miei occhi il marchio della nota fabbrica di sigari &#8220;TE-AMO&#8221;.</h4>
<p>Inizialmente ho pensato che poteva essere un buon nome per un negozio di tè, dato che in lingua inglese tea vuol dire tè.</p>
<p>A proposito, apriamo una piccola parentesi sui nomi del tè nel mondo:</p>
<p>•    in Italia si chiama Tè<br />
•    in Inghilterra si chiama Tea<br />
•    in Germania si chiama Tee<br />
•    in Francia si chiama Thè</p>
<p>Tornando a <strong>Teamo</strong> mi sembrava un ottimo modo per dire che amo il tè, ma invece alla fine la scelta per il nome del mio negozio è stata &#8220;<a href="http://www.lapiantadelte.it">La Pianta del Tè</a>&#8220;, ispirandomi alla canzone di <strong>Ivano Fossati</strong> (uno dei miei artisti preferiti) tratta dall&#8217;omonimo album del 1988.</p>
<p>Questa piccola introduzione per parlare del <strong>tè come pianta</strong>, come <strong>bevanda</strong> e come <strong>negozio</strong>.<br />
Partiamo dalla <strong>pianta </strong>che fa parte della famiglia delle <strong><em>Camelie</em></strong>, il cui nome botanico deriva, al solito, da <em>Linneo </em>che, in un primo tempo, separò i due generi – il <strong>Thea</strong> ed il <strong>camellia </strong>– cui appartengono le piante che ornano i giardini nei nostri climi, mentre <span style="text-decoration: underline;">in un secondo tempo riunì i due generi in uno solo</span> per le indubbie affinità botaniche che li accomunavano; nacque così la specie<strong> Sinensis o cinese </strong>e la <strong>Assamica o indiana</strong>.</p>
<p>La prima, <strong>Camellia-Sinensis</strong>, è un <span style="text-decoration: underline;">arbusto alto due o tre metri con foglie piccole, 3-6 centimetri</span>, robusto e resistente sia al caldo che al freddo; la specie <strong>Assamica</strong>, invece, è un <span style="text-decoration: underline;">vero e proprio albero che può crescere fino a venti metri con foglie grandi fino a 20 centimetri</span>. Chiaramente questa descrizione è valida per le piante allo stato selvatico; per la coltivazione, invece, l&#8217;arbusto della Sinensis viene potato all&#8217;altezza di circa 80 centimetri, mentre la Assamica a 150; ciò all&#8217;unico scopo di facilitare la raccolta delle foglie e del <img class="alignleft size-medium wp-image-933" style="float: left;" title="te-verde" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/te-verde-290x300.jpg" alt="" width="221" height="228" />germoglio dove il raccoglitore, o più facilmente la raccoglitrice, spicca da una pianta che ha preso l&#8217;aspetto di un cespuglio rotondeggiante, appiattito sulla cima.</p>
<p>La vita media di una pianta del tè è di circa cinquant&#8217;anni.</p>
<p>E ora <strong>la bevanda</strong>. Per i neofiti va detto che <span style="text-decoration: underline;">il tè non è assolutamente quello che fino a qualche anno fà ci veniva presentato sottoforma di bustine industriali</span>, con dentro una polvere ottenuta nella maggior parte dei casi dallo scarto della lavorazione manuale. Personalmente intendo per tè delle <strong>foglie intere</strong>, frutto del raccolto delle piante sopradescritte, in alcuni casi addirittura del <span style="text-decoration: underline;">solo germoglio o delle prime due foglioline</span>.</p>
<p>Questo perchè gli olii essenziali, responsabili del sapore e del profumo del tè, oltre che della teina e dei tannini, si trovano soprattutto alle estremità della pianta.</p>
<p>Ecco perchè nel nostro negozio selezioniamo principalmente tè ottenuti dalla lavorazione delle prime due foglioline e dei germogli, cioè dalla parte migliore della pianta.<br />
E&#8217; molto importante che il tè sia a foglia intera soprattutto nel caso dei <strong>tè verdi</strong>, fatto che ne garantisce<strong> </strong>le proprietà benefiche (effetto drenante, riduzione del colesterolo e regolatore della pressione sanguigna, antibatterico, ecc..). Gli olii essenziali contenenti le sostanze responsabili di queste proprietà (alcaloidi, saponine, catechine, vitamine) non sono infatti più presenti in un tè in filtro, cioè in polvere.<br />
Perciò se bevete il tè verde soprattutto per le sue proprietà benefiche è importante che sia un tè di qualità a foglia intera.</p>
<p><img class="size-full wp-image-932" style="margin: 15px;" title="manifesto-corso-modificato" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/manifesto-corso-modificato.jpg" alt="" width="331" height="468" /></p>
<p><em>Se siete proprio curiosi &#8220;La Pianta del Tè&#8221; organizza per il <strong>20 e 21 marzo 2010 </strong>&#8220;I colori del tè&#8221;, un corso-degustazione su tè verde e tè bianco che si svolgerà dalle 16:30 alle 18:30 presso la sala da tè del <a href="http://www.noncera.it"><strong>Non C&#8217;era Brasserie Restaurant</strong></a>, nei dintorni di Perugia.</em></p>
<p>Per informazioni e prenotazioni</p>
<p><a href="http://www.lapiantadelte.it"><strong>La Pianta del Tè</strong></a><br />
Corso Cavour, 104<br />
06121  Perugia<br />
+39 075 5727700<br />
+39 075 5092078<br />
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		<title>Affetti collaterali</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 09:36:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio boco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Bere]]></category>

		<category><![CDATA[Toscana]]></category>

		<category><![CDATA[Altesino]]></category>

		<category><![CDATA[anteprime toscane]]></category>

		<category><![CDATA[Biondi santi]]></category>

		<category><![CDATA[Boscarelli]]></category>

		<category><![CDATA[Brunello di Montalcino]]></category>

		<category><![CDATA[Montosoli]]></category>

		<category><![CDATA[Nobile di Montepulciano]]></category>

		<category><![CDATA[Riserva 2004]]></category>

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		<description><![CDATA[
Capita, non tanto spesso ma a volte capita. Succede che vai per gustarti un piatto e che, invece di farti rapire dalla sua essenza, rimani sbalordito dal contorno.
E’ la rivincita delle patate sul pollo arrosto, dei fagioli sulla bistecca o dei carciofi sull’agnello, se preferite.
Ecco allora che la settimana delle anteprime Toscane, quella di cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-928" style="margin: 15px;" title="06" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/06.jpg" alt="" width="500" height="381" /></h4>
<h4>Capita, non tanto spesso ma a volte capita. Succede che vai per gustarti un piatto e che, invece di farti rapire dalla sua essenza, rimani sbalordito dal contorno.</h4>
<p>E’ la rivincita delle patate sul pollo arrosto, dei fagioli sulla bistecca o dei carciofi sull’agnello, se preferite.</p>
<p>Ecco allora che la settimana delle <strong>anteprime Toscane</strong>, quella di cui ho scribacchiato qualcosa su <a href="http://www.tipicamente.it/index.php/chianti-classico-quel-che-passa-la-collezione-2010">Chianti Classico</a> e <a href="http://www.tipicamente.it/index.php/brunello-e-brunellino">Brunello</a>, è stata in verità contornata da appuntamenti e degustazioni tali da rubare la scena agli assaggi ufficiali.</p>
<p>Normale, certo, in fondo le <strong>Anteprime</strong> sono fatte per presentare dei <strong>vini-embrione</strong>, nel migliore dei casi delle grandi bottiglie di domani, mica ci si aspetta l’emozione assoluta.<br />
Però, che volete, di quei sette giorni gli <span style="text-decoration: underline;">scatti enoici </span>che mi porto nel cuore sono quelli che seguono…</p>
<p><img class="size-full wp-image-927" style="margin: 15px;" title="bosca" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/bosca.jpg" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p>Si comincia dai <strong>De Ferrari</strong>, la famiglia di origini genovesi che ha creato il mito <a href="http://www.poderiboscarelli.com"><strong>Boscarelli</strong></a> a <strong>Montepulciano</strong>, focalizzando l’attenzione sulle particolarità e la grandezza di quello che è un vero e proprio <em>Grand Cru </em>della zona: Cervognano.</p>
<p>Dopo la verticale di <strong>Nocio </strong>dello scorso anno (il Nobile di riferimento dell’azienda, figlio di una vigna particolare) la retrospettiva questa volta riguardava vini diversi, che hanno comunque dato indicazioni e soddisfazioni. C’erano a<span style="text-decoration: underline;">lcuni Nobile di vecchie annate e i pari età dell’IGT Boscarelli</span>, sangiovese in purezza di razza della casa, con l’intrusione del Nocio ’90.</p>
<p>Per come la vedo io, alla distanza, il Nobile la spunta sull’IGT Boscarelli. Ecco com&#8217;è andata, minuto per minuto:</p>
<p>I due <strong>’85 </strong>se la giocano ma il <strong>Nobile Riserva</strong>, figlio di rese alte, uve bianche nel <em>blend </em>e botti di castagno (tanto per dire&#8230;), tira fuori una prestazione da capogiro. E’ semplicemente fantastico: leggiadro, sicuramente di un’altra epoca ma senza sbavature o lacune tecniche particolari, di quello spoglio che affascina per austerità e aromi terziari tutt&#8217;altro che ossidati (radici, camino spento, lieve fumè, castagne, crostata di prugna). La bocca è tagliente ma godibilissima grazie ad una bella e appagante dolcezza fruttata, tesa, più viva che mai, lunga e dal tannino ormai finissimo. Una carezza del tempo. Dolce e amaro come la sensazione di qualcosa di bello che forse non sarà mai più.</p>
<p>Tra gli altri vini, bella prova dal <strong>Nobile Riserva ’90</strong>, mentre i <strong>’95</strong> non convincono del tutto. Maiuscole invece le performance dei <strong>2000</strong>, con un testa a testa inaspettato tra Nobile diciamo “base” e Nocio: il primo regala piaceri contemporanei grazie a un frutto fresco e maturo, foglie di menta e lieve speziatura dolce. Vino saporito e avvolgente, solo un filo penalizzato da una sensazione alcolica leggermente sopra le righe e un pizzico di amaro finale.</p>
<p>Il <strong>Nocio </strong>ha profumi eleganti e profondi ma allo stesso tempo distesi, di grande energia, con note di vaniglia al naso che proseguono in bocca a dare coerenza stilistica. Ampio e carnoso, è solo leggermente frenato sul finale da un tannino figlio legittimo di un’annata piuttosto calda.</p>
<p><img class="size-full wp-image-925" style="margin: 15px;" title="montosoli" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/montosoli.jpg" alt="" width="500" height="357" /></p>
<p>A <strong>Montalcino</strong> non mi sono fatto scappare una verticale decisamente intrigante a casa <a href="http://www.altesino.it"><strong>Altesino</strong></a>. Tutti in fila per alcune bottiglie del <strong>cru Montosoli</strong>, il primo messo in commercio nella storia del Brunello, paradigma di una bellissima collina della zona nord della denominazione.</p>
<p><em>I migliori, in pratica e in teoria…</em></p>
<p><strong>Altesino - Brunello di Montalcino Montosoli 1975</strong><br />
Vino in splendida forma, anche in virtù di un’acidità imperiosa, che forse non troverà mai equilibrio e compiutezza assoluta, comunque capace di meravigliare per fascino, identità e piacere di beva.</p>
<p><strong>Altesino - Brunello di Montalcino Montosoli 1985</strong><br />
Applausi a scena aperta. Vino magnifico fin dai profumi, leggermente più scuri e concentrati degli altri, bocca fitta e praticamente perfetta per via dello splendido passo dettato da acidità e maturità di frutto. E poi grafite, goudron, profondità assoluta. Grande grande grande</p>
<p><strong>Altesino - Brunello di Montalcino Montosoli 1988</strong><br />
Ecco, lo sapevo. Ero venuto soprattutto per questo, che avevo assaggiato un po’ di tempo fa e secondo me è uno dei <em>mejo</em> Montosoli mai fatti, se non il <em>mejo</em>, e infatti il vino sapeva di tappo. Non un tappone dolomitico certo, addirittura quasi impercettibile, però sicuramente sufficiente per rovinare quella che ricordo come un’autentica meraviglia. Ma porc…</p>
<p><img class="size-full wp-image-930" style="margin: 15px;" title="dscn01341" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/dscn01341.jpg" alt="" width="500" height="304" /></p>
<p>Ed eccoci al <em>clou</em>. Solita, fantastica, commovente visita al <strong>Greppo</strong> da <a href="http://www.biondisanti.it"><strong>Franco Biondi Santi</strong></a>. Anzi, diciamolo, forse un tantino più fantastica e commovente del solito. Merito di un clamoroso, volendo esagerare e buttare un pò di aggettivi a casaccio, <strong>epocale</strong>, <strong>Brunello Riserva 2004</strong>. L’avevo assaggiato il giorno dell’apertura delle botti e mi era subito sembrato incredibile. E al riassaggio, devo dire che… Oh, forse per una volta non m’ero sbagliato!</p>
<p><strong>PS: </strong>cominciate a mettere i soldini nel salvadanaio. Il vino è caro, ma stavolta non si può proprio fare a meno di averlo…</p>
<p><img class="size-full wp-image-929" style="margin: 15px;" title="bosca-degustazione" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/03/bosca-degustazione.jpg" alt="" width="500" height="375" /><br />
<em><br />
Il sottoscritto è il primo a sinistra, quello a capo tavola col portatile (per i tanti che ancora non credono sappia usarlo), di fianco uno sbalordito Fabio Pracchia e non lontano un concentrato Franco Pallini che invece scrive ancora con piuma e calamaio</em></p>
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		<title>Aglio. Sicuri che basta la parola?</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 16:41:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>walter pilini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Dire]]></category>

		<category><![CDATA[Mangiare]]></category>

		<category><![CDATA[aglio]]></category>

		<category><![CDATA[aglio rosso]]></category>

		<category><![CDATA[Allium sativum]]></category>

		<category><![CDATA[Allium ursinum]]></category>

		<category><![CDATA[Allium vineale]]></category>

		<category><![CDATA[asparagi di bosco]]></category>

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		<description><![CDATA[
Confesso che fino a non molti anni or sono, le mie conoscenze ed esperienze in fatto di aglio si fermavano all’aglio comune (Allium sativum, per intenderci), nelle sue più comuni varietà, bianche e rosse.
Una volta ho trovato ad un mercatino una varietà d’aglio rosso chiamata dal venditore “francese”, che ho poi saputo essere quella varietà, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-924" style="margin: 15px;" title="aglio" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2010/02/aglio.jpg" alt="" width="460" height="347" /></h4>
<h4>Confesso che fino a non molti anni or sono, le mie conoscenze ed esperienze in fatto di aglio si fermavano all’aglio comune (Allium sativum, per intenderci), nelle sue più comuni varietà, bianche e rosse.</h4>
<p>Una volta ho trovato ad un mercatino una varietà d’aglio rosso chiamata dal venditore “francese”, che ho poi saputo essere quella varietà, dal gusto particolarmente deciso, con cui i transalpini preparano l’ottima <strong>salsa aioli</strong>.</p>
<p>Al ricordo associo l’ennesima battuta al mio fido scudiero, cui raccontai subito la mia scoperta. Alla sua scontata domanda su come fosse l’aglio francese, risposi infatti, lasciandolo interdetto: “Ha la -<strong>r</strong>- moscia o, alla francese, <strong><em>mouillée</em></strong>, appunto!”.</p>
<p>Andando in montagna, un amico esperto mi ha indicato l’<strong>aglio orsino </strong>(Allium ursinum), dall’inconfondibile odore aspro e pungente. Da allora, almeno quando lo trovo, lo riporto e lo metto (parcamente) nelle insalatine di campo, oppure lo uso per profumare frittate, sempre che non abbia incontri con qualcuna, almeno nelle ore successive…</p>
<p>E poi, andando in giro con Pippo per le campagne, l’ultima scoperta, un’altra varietà, stavolta più delicata e gentile: l’<strong>aglio pippolino</strong> o <strong>delle vigne </strong>(Allium vineale). Di questo utilizzo anche il lungo stelo sminuzzato. A dispetto del nome, l’ho trovato anche in qualche uliveto. Quando d’inverno lo vedo spuntare, bello verde ed inconfondibile, mi rallegro e scalpito: è per me uno dei segni che la bella stagione è alle porte e che la raccolta degli <strong>asparagi di bosco</strong> sta per partire!</p>
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