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	<title>Tipicamente</title>
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	<description>idee vini gastronomia trascendente</description>
	<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 18:14:53 +0000</pubDate>
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		<title>Oeil de Perdrix &#124; Lo Champagne dal sapore antico</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 18:14:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio boco</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Ci ho provato ma niente. Ce l’ho messa tutta per scoprire quante maison della Champagne producono, ad oggi, l’Occhio di Pernice. O meglio l’Oeil de Perdrix. Alla fine mi accontento di sapere che sono pochissime, e che una di queste ne fa una versione particolarmente buona.
Io e il solito manipolo di ‘mbiaco…ehm… di degustatori in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-2303" style="margin: 15px;" title="vesselle-oeil-de-perdrix" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2012/02/vesselle-oeil-de-perdrix.jpg" alt="" width="500" height="375" /></h4>
<h4>Ci ho provato ma niente. Ce l’ho messa tutta per scoprire quante <em>maison</em> della Champagne producono, ad oggi, l’Occhio di Pernice. O meglio l’Oeil de Perdrix. Alla fine mi accontento di sapere che sono pochissime, e che una di queste ne fa una versione particolarmente buona.</h4>
<p>Io e il solito manipolo di <em>‘mbiaco…</em>ehm… di degustatori in giro per le vigne del mondo ci siamo stati per la prima volta qualche annetto fa, rimanendo colpiti dallo stile e dalla bontà di tutti i vini prodotti, ma letteralmente folgorati dal meraviglioso <strong>Oeil de Perdrix </strong>di allora.</p>
<p>Il nome da segnare è quello di <strong>Jean Vesselle</strong>, <em>récoltant manipulant</em> di quelli seri, a mio parere tra i più costanti, affidabili e territoriali in circolazione. E per di più con prezzi decisamente invitanti. Si trova a <strong>Bouzy</strong>, una delle capitali del<strong> pinot nero</strong> con le bolle, e possiede 11 ettari divisi in due parcelle ben distinte. L’impresa ha radici antiche. I Vesselle non sono <strong><em>vigneron</em> </strong>di primo pelo, “esercitando” la professione da qualcosa come 300 anni; mentre è nel ’93 che Delphine (la figlia di Jean), tornata apposta dal suo girovagare per il mondo, si occupa della faccenda in prima persona (oggi con figli, marito, e una ristretta ma affiatatissima <em>equipe </em>di collaboratori).</p>
<p>Ma torniamo all’Oeil de Perdrix. Uno Champagne dal <strong>sapore antico</strong>, che nasce a cavallo tra Sette e Ottocento, dunque agli albori del mito, quando l’impossibilità di decolorare perfettamente il succo delle uve nere dava vita a vini per così dire “macchiati”, di colore ramato, forse salmone, simile all’<strong>occhio di pernice</strong>. Non è un <em>rosé de saignée</em> (salasso), né un rosé d’assemblaggio. E’ uno Champagne particolarissimo, figlio di quel po’ di colore che viene estratto con la pressatura delle uve.</p>
<p>Da poco ho stappato una bottiglia di <strong>Oeil de Perdrix </strong>dei<strong> Vesselle</strong>, acquistata in cantina a inizio dicembre 2010, e devo dire che non lo ricordavo così buono. L’avevo comprato più per nostalgia del vino che avevo sentito due anni prima (durante la prima visita) e per vedere l’evoluzione in bottiglia che per reale convinzione.</p>
<p>E invece era <strong>straordinario</strong>. <span style="text-decoration: underline;">Con quel colore invitante, l’intensa vinosità sia al naso che in bocca, gli aromi di frutti rossi selvatici e spezie. Grintoso, per certi versi materico, ma con una gran freschezza che lo trascina</span>.</p>
<p>Altro che aperitivo, questo è uno Champagne da pasto. E allora, sarà per le temperature sotto zero e la neve fuori dalla finestra, ma a me non dispiacerebbe per niente vederlo vicino a un bel piatto di caccia.</p>
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		<title>Per fare il vino ci vuole l&#8217;acqua &#124; Parte seconda</title>
		<link>http://www.tipicamente.it/index.php/per-fare-il-vino-ci-vuole-lacqua-parte-seconda/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 08:30:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio boco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Dire]]></category>

		<category><![CDATA[In primo piano]]></category>

		<category><![CDATA[Arnaldo Caprai]]></category>

		<category><![CDATA[consumi di acqua]]></category>

		<category><![CDATA[ISO 140001]]></category>

		<category><![CDATA[Montefalco]]></category>

		<category><![CDATA[Sagrantino di Montefalco]]></category>

		<category><![CDATA[waterfootprint]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dopo il primo post qualcuno ha commentato la sua perplessità sui dati che vorrebbero consumi di acqua tanto elevati nella produzione di vino, così come asserito, invece, dai calcoli di waterfootprint*.
C’è anche chi mi ha chiamato al telefono e altri ancora, incontrandomi, mi hanno detto “ma c’hai scritto, tutta quill’acqua… ma che stai addì, chiama [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-2300" style="margin: 15px;" title="acquavino" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2012/02/acquavino.jpg" alt="" width="537" height="389" /></p>
<h4>Dopo il primo post qualcuno ha commentato la sua perplessità sui dati che vorrebbero consumi di acqua tanto elevati nella produzione di vino, così come asserito, invece, dai calcoli di waterfootprint<a href="http://www.waterfootprint.org/?page=files/productgallery&amp;product=wine" target="_blank">*</a>.</h4>
<p>C’è anche chi mi ha chiamato al telefono e altri ancora, incontrandomi, mi hanno detto “<em>ma c’hai scritto, tutta quill’acqua… ma che stai addì, chiama Carletti in azienda che te lo dice lu quanta acqua ce vole…</em>”.</p>
<p>Il <strong>Carletti</strong> in oggetto è Filippo, giovane e bravissimo agronomo, già piuttosto navigato, dell’azienda <strong>Arnaldo Caprai<a href="http://www.arnaldocaprai.it/mediacenter/FE/home.aspx" target="_blank">*</a> </strong>di Montefalco. Che interpellato al riguardo mi ha detto:</p>
<p>&#8220;<em>La nostra azienda segue la certificazione <strong>ISO 14001</strong> che fissa i requisiti di un preciso sistema di gestione ambientale. Dunque anche i consumi di acqua sono monitorati nel dettaglio, attraverso un contatore (obbligatorio). A fine anno verifichiamo il rapporto tra uva prodotta, vino imbottigliato e acqua consumata. Il calcolo è molto semplice perché basta dividere il numero di bottiglie per i litri di acqua totali. A questi, visto che noi non irrighiamo, vanno aggiunti i litri d&#8217;acqua usati per i trattamenti, che comunque non superano il 5% del totale, e il gioco è fatto. Nell’annata 2010 (ultimo dato disponibile) il consumo di acqua è stato di <strong>4,6 litri</strong> per ogni litro di vino prodotto</em>&#8220;.</p>
<p>Altri numeri, insomma, rispetto a quelli di <strong>waterfootprint</strong>.</p>
<p>Foto: Doni e Associati<a href="http://www.donieassociati.it" target="_blank">*</a></p>
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		<item>
		<title>La Macchiona vale il viaggio (ovunque tu sia)</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 08:55:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio boco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Bere]]></category>

		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>

		<category><![CDATA[In primo piano]]></category>

		<category><![CDATA[Colli Piacentini]]></category>

		<category><![CDATA[elena pantaleoni]]></category>

		<category><![CDATA[La Stoppa]]></category>

		<category><![CDATA[macchiona]]></category>

		<category><![CDATA[Val Trebbiola]]></category>

		<category><![CDATA[Vini Emilia]]></category>

		<category><![CDATA[vini naturali]]></category>

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Se al culmine di una settimana di tanto, troppo lavoro decidi di rotolarti dal letto di buon&#8217;ora, prendere la macchina con le previsioni che minacciano neve, farti quelle 4-5 ore di strade e autostrade in compagnia della signorina che sta dentro il navigatore (la cosa più sensuale che riesce a dire è “invertire il senso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-2296" style="margin: 15px;" title="macchiona-017" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2012/01/macchiona-017.jpg" alt="" width="500" height="375" /></h4>
<h4>Se al culmine di una settimana di tanto, troppo lavoro decidi di rotolarti dal letto di buon&#8217;ora, prendere la macchina con le previsioni che minacciano neve, farti quelle 4-5 ore di strade e autostrade in compagnia della signorina che sta dentro il navigatore (la cosa più sensuale che riesce a dire è “invertire il senso di marcia quando potete”…), assaggiare qualche bottiglia e ripetere immediatamente il viaggio in direzione casa, vuol dire che hai un’aspettativa piuttosto alta sui vini che vai a provare.</h4>
<p>Non dico che non fosse così. Ero già stato alla Stoppa<a href="http://www.lastoppa.it/" target="_blank"><strong>*</strong></a> e avevo respirato a fondo quell’atmosfera, innamorandomi subito di quel lembo di terra sui <strong>Colli Piacentini</strong>; capitati per caso in Emilia, per via di una maliziosa lingua di terra che assapora Liguria, Lomabrdia e Piemonte.</p>
<p>E avevo assaggiato i vini. Intuendo forse qualcosa. Scavando oltre quei tannini serrati ma dannatamente saporiti, diradando le <strong>nubi riduttive</strong> che ne condizionano i tratti giovanili e assaporando quel gusto autentico, gustoso e serio allo stesso tempo. Però erano intuizioni, appunto. Scatti, immagini, bagliori di un momento. Conditi peraltro da qualche ragionevole dubbio, da più di una voce fuori dal coro e da autorevoli pareri molto diversi dal mio.</p>
<p>La verticale di <strong>Macchiona </strong>ha chiarito le cose, rendendo il viaggio di ritorno sereno, se non addirittura piacevole. La giornata aveva trovato senso. Non solo per via di una indiscussa soddisfazione godereccia, ma per aver messo al suo posto un fondamentale tassello nel grande mosaico della mia personale comprensione del vino.<br />
<span id="more-2298"></span><img class="size-full wp-image-2297" style="margin: 15px;" title="macchiona-021" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2012/01/macchiona-021.jpg" alt="" width="480" height="640" /></p>
<p>Mai come stavolta sarebbe inutile snocciolare punteggi e dare il via al valzer dei riconoscimenti. Mai come stavolta mettere a nudo la <strong>storia di un vino</strong> è servito a svelarne il senso. Che alla fine è apparso chiarissimo, lineare, impossibile da fraintendere.</p>
<p>L’eleganza del <strong>2006 </strong>che bilancia la ricchezza matura del<strong> 2007</strong> e l’emozione di un <strong>2005 </strong>sontuoso, più scuro e pieno degli altri senza per questo rinunciare a finezza, succo e allungo. La ferrosa mineralità del <strong>2004</strong> che rimanda a qualche <em>nebbioleggiante</em> interpretazione nordpiemontese e le riuscite (seppur certo minori) versioni <strong>2003</strong> e<strong> 2002.</strong> Lo stupore nel godere, più che nel degustare, un <strong>1998 </strong>memorabile per finezza e spirito giovanile, in continua dialettica tra timidi accenni terziari e vivaci richiami fanciulleschi. Fino alle prevedibili durezze del <strong>1993</strong> e alla pazzesca interpretazione del <strong>1986</strong>.</p>
<p>Tutti vini diversi, antichi e attuali, maledettamente segnati dalle annate eppure fratelli. Figli della stessa mamma, uniti da un tratto riconoscibilissimo che li lega.</p>
<p>Che (ri)scoperta la Macchiona! Altro che <strong>barbera e bonarda </strong>(croatina, certo) dei Colli Piacentini. Io la metto nel cassetto dei grandi rossi italiani.</p>
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		<title>Misure anticrisi &#124; E se prendessimo esempio dalla Batalla del vino?</title>
		<link>http://www.tipicamente.it/index.php/misure-anticrisi-e-se-prendessimo-esempio-dalla-batalla-del-vino/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 17:04:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio boco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Fare]]></category>

		<category><![CDATA[In primo piano]]></category>

		<category><![CDATA[Batalla del vino]]></category>

		<category><![CDATA[misure anticrisi]]></category>

		<category><![CDATA[Rioja]]></category>

		<category><![CDATA[vendemmia verde]]></category>

		<category><![CDATA[vinoterapia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il momento è duro per tutti e nel mondo del vino non sono poche le cantine, i consorzi, le amministrazioni locali e i governi alle prese con l’elaborazione di strategie innovative e misure originali volte a superare la crisi.
E se l’utilizzo del vino in modi alternativi ha trovato nel fiorente settore wellness un possibile paracadute [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-2293" style="margin: 15px;" title="batalla-del-vino-la-rioja-spain" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2012/01/batalla-del-vino-la-rioja-spain.jpg" alt="" width="500" height="360" /></p>
<h4>Il momento è duro per tutti e nel mondo del vino non sono poche le cantine, i consorzi, le amministrazioni locali e i governi alle prese con l’elaborazione di strategie innovative e misure originali volte a superare la crisi.</h4>
<p>E se l’utilizzo del vino in modi alternativi ha trovato nel fiorente settore <em>wellness</em> un possibile paracadute (oltre all’ormai vetusta vinoterapia nelle spa, che ovviamente non si dovrebbero chiamare più spa ma spv, fioriscono prodotti imperdibili come lo shampoo al vino, il dopobarba al vino, il sapone intimo al vino, il deodorante per le ascelle al vino…), anche l’industria degli eventi si sta dando parecchio da fare.</p>
<p>Ecco come si sono attrezzati in Spagna, e più in particolare ad <strong>Haro</strong>, splendida cittadella medievale della <strong>Rioja</strong>, leggendaria regione vinicola iberica<strong></strong>. La <strong>Batalla del vino</strong>, segnalatami dall’amico e collega Piermichele Capulli, <em>“è una vera e propria guerriglia che vede i partecipanti dotarsi di un’insolita arma: litri e litri di vino… L’avvio della festa ha inizio con una sfilata religiosa piuttosto bizzarra; qui infatti i partecipanti camminano attrezzati con secchi piccoli e grandi necessari alla battaglia. Ma è solo al termine della sacra camminata al Santuario, una volta ritornati in città, che viene approntata la battaglia, distribuendo vino, rigorosamente rosso, offerto dal comune di Haro a tutti gli avventori. Da qui in poi prende il via una guerriglia totale, convulsa e divertentissima all’insegna del tutti contro tutti, dove fiumi di vino ammantano di rosso vivo l’intera cittadella”</em>.</p>
<p>Per gli interessanti, o per eventuali <strong>enti italiani o associazioni di categoria </strong>decise a copiare la sagace iniziativa, ricordiamo che la Batalla del vino si svolge il 29 Giugno. Non sarà la panacea di tutti i mali, ma a  mio parere è una misura certamente più avanzata e meno cruenta della vendemmia verde<a href="http://www.ilpuntocoldiretti.it/attualita/Pagine/Vendemmiaverde,unavalidaalternativaalladistillazionedicrisi.aspx" target="_blank"><strong>*</strong></a>…</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="420" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/i4NChz826BA?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/v/i4NChz826BA?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Foto: viagginews.com</p>
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		<title>Decimi primi</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 14:54:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio boco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[In primo piano]]></category>

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		<category><![CDATA[decimi]]></category>

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		<category><![CDATA[olio umbro]]></category>

		<category><![CDATA[san felice]]></category>

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E’ tanto che non gioco al “se fosse”, e oggi mi è venuta voglia. Se quello di Graziano Decimi* e della moglie Romina fosse una cantina e non un frantoio, e se al posto del verdissimo extravergine i calici si riempissero di un bel vino rosso rubino, in giro non si parlerebbe d’altro che di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-2288" style="margin: 15px;" title="decimi" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2012/01/decimi.jpg" alt="" width="500" height="375" /></h4>
<h4>E’ tanto che non gioco al “se fosse”, e oggi mi è venuta voglia. Se quello di Graziano Decimi<a href="http://www.decimi.it/index.htm" target="_blank">*</a> e della moglie Romina fosse una cantina e non un frantoio, e se al posto del verdissimo extravergine i calici si riempissero di un bel vino rosso rubino, in giro non si parlerebbe d’altro che di questi due tizi e della loro impresa un po’ folle.</h4>
<p>Si citerebbe senz’altro il <em>terroir</em>, che dai colli di Bettona si inerpica verso il borgo romano di Collemancio (a un tiro di schioppo da Cannara, dunque dal confina tra le due Umbrie), per trovare una curiosa appendice nei pressi dell’abbazia San Felce (dove si coltiva l&#8217;omonima cultivar), a Giano.</p>
<p>Si racconterebbero le peripezie e il duro lavoro manuale nei campi, le piante centenarie e un frantoio minuscolo progettato artigianalmente, in stretta sinergia con l’azienda che lo produce.</p>
<p>Chissà con quale enfasi si evocherebbero i numeri confidenziali e la produzione limitatissima, paragonabile a quella di un <em>vin.. ops, pardon… di un <strong>huile de garage</strong></em>. E si godrebbe nello snocciolare le qualità francamente incredibili di quegli oli. La loro spiccata matrice territoriale e varietale, oltre che la straordinaria nettezza ed espressività aromatica.<br />
<span id="more-2291"></span><img class="size-full wp-image-2290" style="margin: 15px;" title="olio-decimi" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2012/01/olio-decimi.jpg" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p>Come l’<strong>Emozione</strong> dell’ultima campagna olearia. <span style="text-decoration: underline;">Un blend di moraiolo, san felice, frantoio e leccino da terreni collinari ricchi di sassi e calcare, oltre che di argilla. Un olio magnifico per potenza ed eleganza, nettezza e profondità. Che attacca su ricchissimi cenni di carciofo ed erba fresca, per seguire la via balsamica del timo, del rosmarino e della menta. Che torna in bocca, ovviamente, e ti rapisce con una pulizia che gioca a rincorrere sensazioni precise eppure mutevoli. Portandoti via lontano, con un amaro potentissimo ma nobile ed elegante, e una spalla piccante di grande purezza</span>. Un capolavoro, insomma.</p>
<p>Con cui, se fosse un vino, si farebbero senz&#8217;altro delle verticali. Per dimostrare come sia capace di sfidare il tempo senza perdere la grinta e la freschezza (una bottiglia della campagna 2010 dimenticata in casa ha cambiato i miei personali parametri sulla faccenda).</p>
<p>Con un passo ben diverso rispetto a tanti altri extravergine (considerati) top. Esagerazioni, certo. Ma se qualcuno fosse abbastanza matto…</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Il suono dei Cru</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 08:04:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele del franco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Dire]]></category>

		<category><![CDATA[In primo piano]]></category>

		<category><![CDATA[Anteprima Taurrasi]]></category>

		<category><![CDATA[Cru]]></category>

		<category><![CDATA[Taurasi]]></category>

		<category><![CDATA[Taurasi Vendemmia 2008]]></category>

		<category><![CDATA[vini irpinia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Quel bel suono di certi titoli di canzoni, quelle che hanno il doppio titolo. Titolo e sottotitolo che ne spiega la morale.
Per esempio, ripetete  con me: Pride - In the name of love.
Ascoltate, sentite quanto è sensuale, drammatico, esplicito, avvolgente, narrativo, educativo. Oppure, ripetete con me: Luce – Tramonti e Nord-est. Mmmmm…come suona bene, dite [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-2285" style="margin: 15px;" title="vigna-national" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2012/01/vigna-national.jpg" alt="" width="500" height="375" /><br />
Quel bel suono di certi titoli di canzoni, quelle che hanno il doppio titolo. Titolo e sottotitolo che ne spiega la morale.</h4>
<p>Per esempio, ripetete  con me: Pride - In the name of love.</p>
<p>Ascoltate, sentite quanto è sensuale, drammatico, esplicito, avvolgente, narrativo, educativo. Oppure, ripetete con me: Luce – Tramonti e Nord-est. Mmmmm…come suona bene, dite la verità.</p>
<p><span id="more-2286"></span></p>
<p>Lo stesso effetto sonoro, a me, lo hanno sempre fatto le etichette dei vini dove viene indicato il <strong>Cru</strong>. Il sottotitolo appunto. Sentite come suona:  <strong>Taurasi – Vigne d’Alto</strong>. La seriosa<strong> T</strong>, la <strong>V </strong>accogliente e la<strong> A</strong> per esultare. La descrizione sonora di un signorile, austero e affascinante gioiello enologico.</p>
<p>Indicare la <strong>vigna</strong> di provenienza nasce dalla necessità di spiegare qualcosa in più, di dare una lettura più semplice, una direzione; anzi, di dare il punto di partenza. La provenienza certa è puntuale. Un atto di rispetto verso la fame di conoscenza dei bevitori. Ma è anche un suono, una perfetta melodia. Perché il Cru suona molto meglio.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="420" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/r8Pnlhs7grQ?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/v/r8Pnlhs7grQ?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Foto: National Geographic<a href="http://www.nationalgeographic.it/" target="_blank">*</a></p>
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		<item>
		<title>Per fare il vino ci vuole l&#8217;acqua</title>
		<link>http://www.tipicamente.it/index.php/per-fare-il-vino-ci-vuole-lacqua/</link>
		<comments>http://www.tipicamente.it/index.php/per-fare-il-vino-ci-vuole-lacqua/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 17:34:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio boco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Dire]]></category>

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		<category><![CDATA[acqua per un bicchiere di vino]]></category>

		<category><![CDATA[acqua per un chilo di carne]]></category>

		<category><![CDATA[waterfootprint]]></category>

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		<description><![CDATA[
A volte andare a zonzo per la rete ti mette di fronte a scenari inaspettati, capaci di farti sentire piuttosto in colpa.
Per dire, su waterfootprint ho scoperto che:
- per fare un bicchiere di vino (dunque calcolando tutto il processo, produzione di uva compresa) ci vogliono circa 120 litri di acqua
- per fare un chilo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-2281" style="margin: 15px;" title="bicchiere_di_vino" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2012/01/bicchiere_di_vino.jpg" alt="" width="350" height="488" /></h4>
<h4>A volte andare a zonzo per la rete ti mette di fronte a scenari inaspettati, capaci di farti sentire piuttosto in colpa.</h4>
<p>Per dire, su <a href="http://www.waterfootprint.org/?page=files/productgallery" target="_blank">waterfootprint</a> ho scoperto che:</p>
<p>- per fare un <strong>bicchiere di vino</strong> (dunque calcolando tutto il processo, produzione di uva compresa) ci vogliono circa <strong>120 litri di acqua</strong></p>
<p>- per fare <strong>un chilo di carne di vitello </strong>ben <strong>15.500 litri di acqua</strong><br />
<strong><br />
</strong></p>
<p><em>Fiorentina e Chianti Classico?</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>- Maya + Maiale</title>
		<link>http://www.tipicamente.it/index.php/maya-maiale/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 08:34:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio boco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Fare]]></category>

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		<category><![CDATA[tradizioni umbre]]></category>

		<category><![CDATA[uccisione maiale]]></category>

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Lo so perché l’ho vissuto da bambino, e senza retorica è uno dei ricordi più intensi della mia infanzia. Idea esilarante, credo, per i marmocchi che crescono oggi a pane e wii*.
L’uccisione del maiale nella tradizione contadina è un fatto privato, triste, silenzioso. Vi partecipano poche persone: il capofamiglia, il norcino e qualcun altro strettamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-2279" style="margin: 15px;" title="maiale2012-014" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2012/01/maiale2012-014.jpg" alt="" width="500" height="333" /></h4>
<h4>Lo so perché l’ho vissuto da bambino, e senza retorica è uno dei ricordi più intensi della mia infanzia. Idea esilarante, credo, per i marmocchi che crescono oggi a pane e wii<a href="http://www.nintendo.it/NOE/it_IT/systems/wii_1069.html?acqtype=ad&amp;adcat=sem&amp;keyword=gioco_wii&amp;adsite=googleit&amp;adname=alwayson" target="_blank">*</a>.</h4>
<p>L’uccisione del maiale nella tradizione contadina è un fatto privato, triste, silenzioso. Vi partecipano poche persone: il capofamiglia, il norcino e qualcun altro strettamente necessario. E’ l’estremo sacrificio e va celebrato col massimo rispetto verso l’animale che per un anno ha vissuto in famiglia.</p>
<p>Lo sa bene <strong>Gianfranco Pascolini </strong>da Gualdo Tadino che invita un bel po’ di gente alla spolpatura delle carni. <span style="text-decoration: underline;">E’ quello il momento del banchetto e della festa, della reciprocità, del lavoro gioioso. Il momento in cui si preparano gli insaccati, a partire dalla salatura dei prosciutti, e si consumano le prime carni fresche</span>: zamponi e cotechini, costarelle e salsicce. L’apertura al pubblico della faccenda, insomma.<br />
<span id="more-2272"></span><img class="size-full wp-image-2275" style="margin: 15px;" title="maiale-12-007" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2012/01/maiale-12-007.jpg" alt="" width="500" height="333" /></p>
<p>Ma c’è una categoria di carni ancor più simbolica, la prima da mangiare dall’uccisione dell’animale, che rappresenta una sorta di <strong>liturgia</strong>. Facilmente intuibile, come insegna il maestro <strong>Ivo Picchiarelli</strong>, massimo esperto mondiale in materia, dal loro suffisso in <strong><em>– accio</em></strong>; a indicare la derivazione infera della cosa, senz&#8217;altro riconducibile al sacrificio dell’animale. Da qui piatti prelibati, quasi fossili, come il migliaccio, il sanguinaccio o la <strong>padellaccia</strong> (che a Gualdo chiamano anche “fritto”).</p>
<p>Divina quella che prepara <strong>Maria Grazia</strong>, moglie di Gianfranco, che prevede <span style="text-decoration: underline;">magro e grasso sciolto in padella, quindi polmone, animelle, cuore e fegato. Il tutto condito giusto con aglio, rosmarino, vino bianco, sale e pepe</span>.</p>
<p><img class="size-full wp-image-2277" style="margin: 15px;" title="maiale-12-003" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2012/01/maiale-12-003.jpg" alt="" width="500" height="333" /></p>
<p>Tra le prime prelibatezze da mangiare, dopo scolatura di un giorno, anche la <strong>coppa di testa</strong> (che nulla ha a anche fare con quella di Piacenza. Tutt’altra cosa), fatta con <span style="text-decoration: underline;">guance, lingua, orecchie, cotenna, cartilagini  e “scarti” vari</span>. Un altro simbolo, forse l’<strong>essenza</strong> stessa del maiale. Di cui non si butta via niente ed è senz’altro metafora di grande rispetto.  Grazie Gianfranco per ricordarcelo ogni anno!</p>
<p><img class="size-full wp-image-2276" style="margin: 15px;" title="maiale-12-014" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2012/01/maiale-12-014.jpg" alt="" width="500" height="333" /><br />
Al centro della scena Maria Grazia, autrice della spettacolare versione di padellaccia<br />
<img class="size-full wp-image-2278" style="margin: 15px;" title="maiale-12-013" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2012/01/maiale-12-013.jpg" alt="" width="500" height="333" /><br />
Salvatore Denaro alle prese con la Coppa &#8220;astronave&#8221;</p>
<p>* Il titolo prende spunto da un geniale commento su <em>feisbuc </em>di Matteo Natalini in arte Nat (poi dice che i social network non servono a niente&#8230;)</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Vissani &#124; Un&#8217;ora sola ti vorrei&#8230;</title>
		<link>http://www.tipicamente.it/index.php/vissani-unora-sola-ti-vorrei/</link>
		<comments>http://www.tipicamente.it/index.php/vissani-unora-sola-ti-vorrei/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 07:02:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio boco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Fare]]></category>

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		<category><![CDATA[Umbria]]></category>

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		<category><![CDATA[Gianfranco Vissani]]></category>

		<category><![CDATA[grandi ristoranti italiani]]></category>

		<category><![CDATA[Ristoranti Italiani Low Cost]]></category>

		<category><![CDATA[Vissani]]></category>

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		<description><![CDATA[
Se anche per voi l’anno è cominciato col pensiero rivolto ai Maya, più che al solito maiale di Gennaio, se sapete perfettamente che “salto quantico” non è una disciplina delle prossime Olimpiadi di Londra e tra i buoni propositi per il 2012 avete messo i “cambiamenti vibrazionali”, dovete assolutamente fare un salto alla Scarzuola.
Si trova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-2265" style="margin: 15px;" title="vissani12-001" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2012/01/vissani12-001.jpg" alt="" width="500" height="375" /><br />
Se anche per voi l’anno è cominciato col pensiero rivolto ai Maya, più che al solito maiale di Gennaio, se sapete perfettamente che “salto quantico” non è una disciplina delle prossime Olimpiadi di Londra e tra i buoni propositi per il 2012 avete messo i “cambiamenti vibrazionali”, dovete assolutamente fare un salto alla Scarzuola.</h4>
<p>Si trova a Montegiove, in Umbria, (uscita Fabro della A1 Roma – Firenze) e ci si arriva percorrendo qualche chilometro di curve in aperta campagna. Ma che roba è? Un’opera, o meglio uno sfoggio di fantasia architettonica e di profondità ideale senza uguali.</p>
<p>Un antico convento in cima a una collina, fondato nel 1218 da <strong>San Francesco</strong>, di cui si innamorò l’architetto milanese <strong>Tomaso Buzzi</strong>, che nel 1957 decise di costruire lì la sua “città ideale”, tracciando un singolare percorso simbolico neo-illuminista riferito a conoscenze esoteriche e sue precise intuizioni.</p>
<p>Un affascinante quanto complicato insieme di elementi architettonici, simbolici e scenografici. Un tripudio di costruzioni affacciato su un vasto anfiteatro naturale, raggruppato in <strong>sette scene teatrali</strong>. Una creatura di pietra bizzarra e sconvolgente, capace di alternare scenografie artificiali e naturali, edifici e monumenti d’incredibile complessità e di straordinaria immaginazione che portano impressi strani motti, monogrammi e simboli.<br />
<span id="more-2263"></span><img class="size-full wp-image-2264" style="margin: 15px;" title="scarzuola1" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2012/01/scarzuola1.jpg" alt="" width="500" height="373" /></p>
<p>Alla sua morte, nel 1980, l’architetto milanese lasciò l’opera incompiuta al divorare del tempo e della vegetazione. Ma la Buzziana non è scomparsa! La “città ideale” sta ancora lì, a testimoniare come si possa smarrire il senso della realtà, perdendosi nei meandri delle sue <strong>stravaganze</strong>, e ritrovare invece il vero senso della vita, raggiungendo quell’armonia spirituale evocata dagli indecifrabili giochi creativi che animano questo luogo. E che oggi possono essere esplorati con l’aiuto di Marco Solari, il nipote di Buzzi che pare appena uscito dal Paese delle Meraviglie.</p>
<p>Appagata la fame spirituale, c’è da dire che non sono molti i luoghi in zona per calmare quella più squisitamente corporea. Però c’è l’autostrada a un passo, l’uscita <strong>Orvieto </strong>non è lontana, e se controllando il calendario (no, stavolta i Maya non c’entrano) scoprirete che è <strong>martedì, venerdì </strong>o<strong> sabato</strong>, potrete fare un salto da <strong>Vissani</strong><a href="http://www.casavissani.it/cms/" target="_blank">*</a> per un pranzo a <strong>30 euro</strong> (prenotazione d’obbligo, fino ad esaurimento posti).</p>
<p>La formula si chiama <strong>1 Ora</strong>, ci si siede in una sala molto bella del ristorante ma tutto sommato informale, attorno a un tavolo comune, e si gode del menu del giorno che prevede un antipasto, un piatto di portata e un dolce. Più bicchiere di vino, acqua e delizioso pane casareccio.</p>
<p>Un Vissani diverso, certo, ma suo modo coerente. Che tradisce una complessità e un’idea di cucina molto più articolata e pura di quel che si dice in giro (<a href="http://www.tipicamente.it/index.php/vissani-a-prescindere-da-vissani/" target="_blank">ma di questo avevo già parlato</a>). Oltre che una capacità di modellarsi e trasformare la sua idea in tante forme diverse, senza tradirne l’essenza. Un Vissani che va per conto suo, certo. Che in due piatti su tre mette <strong>tonno rosso</strong> e <strong>fragole,</strong> a Gennaio. Tanto per esserre politicamente corretto.</p>
<p>Non così lontano, però, nell’idea di fondo, da un’opera architettonica surreale e carica di simboli. Solo apparentemente indecifrabili.</p>
<p><img class="size-full wp-image-2266" style="margin: 15px;" title="vissani12-013" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2012/01/vissani12-013.jpg" alt="" width="500" height="375" /><br />
Tonno crudo al kirsch con vitel tonné e spuma di peperoni gialli</p>
<p><img class="size-full wp-image-2267" style="margin: 15px;" title="vissani12-017" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2012/01/vissani12-017.jpg" alt="" width="500" height="375" /><br />
Fettuccine con straccetti e mirepoix di zucchine al basilico</p>
<p><img class="size-full wp-image-2268" style="margin: 15px;" title="vissani12-020" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2012/01/vissani12-020.jpg" alt="" width="500" height="375" /><br />
Parfait di fragole con biscotto di mandorle, salsa di fondente al peperoncino</p>
<p><img class="size-full wp-image-2269" style="margin: 15px;" title="vissani12-015" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2012/01/vissani12-015.jpg" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p>Vino: Aminea - Oppida Aminea - Sannio Fiano Pelike 2008</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Taurasi Vendemmia 2008</title>
		<link>http://www.tipicamente.it/index.php/taurasi-vendemmia-2008/</link>
		<comments>http://www.tipicamente.it/index.php/taurasi-vendemmia-2008/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 07:21:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo de cristofaro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Campania]]></category>

		<category><![CDATA[Fare]]></category>

		<category><![CDATA[In primo piano]]></category>

		<category><![CDATA[Anteprima Taurasi]]></category>

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		<category><![CDATA[Taurasi]]></category>

		<category><![CDATA[Taurasi Vendemmia 2008]]></category>

		<category><![CDATA[Vini Avellino]]></category>

		<category><![CDATA[vini del sud]]></category>

		<category><![CDATA[Vini irpini]]></category>

		<category><![CDATA[vini rossi irpini]]></category>

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		<description><![CDATA[
E’ un cordone a doppio filo quello che pare legare il Taurasi alla sua annuale rassegna di presentazione della nuova vendemmia. Dopo dieci anni e nove edizioni sembrerebbe naturale un momento celebrativo per quello che è nei fatti l’evento di promozione territoriale più importante e longevo della provincia di Avellino.
Basta poco, tuttavia, per realizzare che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="size-full wp-image-2259" style="margin: 15px;" title="logo_1" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2012/01/logo_1.jpg" alt="" /><br />
E’ un cordone a doppio filo quello che pare legare il Taurasi alla sua annuale rassegna di presentazione della nuova vendemmia. Dopo dieci anni e nove edizioni sembrerebbe naturale un momento celebrativo per quello che è nei fatti l’evento di promozione territoriale più importante e longevo della provincia di Avellino.</h4>
<p>Basta poco, tuttavia, per realizzare che non è ancora il giorno dei bilanci e degli amarcord: una decade di assaggi e racconti sono un ciclo significativo per i tempi della comunicazione, specialmente in una realtà frammentata come quella <strong>irpina</strong>, ma non sono nulla rispetto ai ritmi infinitamente più lenti della natura e del vino.</p>
<p>Una chiave analitica che vale doppiamente per un vero e proprio simbolo di questo territorio, quel Taurasi che incarna contemporaneamente un passato glorioso e un presente ricco di incognite, una lunga e documentata tradizione produttiva e un distretto che nella sua forma “collettiva” non ha più di vent’anni. Quel Taurasi a cui si fa spesso riferimento come “<strong><em>Barolo del sud</em></strong>” ma che fatica ancora a trovare spazio nei mercati nazionali ed internazionali, con relative ricadute su tutta la filiera. Quel Taurasi che con la presentazione della <strong>vendemmia 2008 </strong>aggiunge un ulteriore fondamentale tassello nel proprio percorso di crescita, puntando come non mai su un <strong>modello totalmente orizzontale</strong>, fatto di ascolto e cooperazione, apertura e confronto, senza inutili strombazzamenti retorici ed autoreferenziali.<br />
<span id="more-2260"></span><img class="size-full wp-image-2261" style="margin: 15px;" title="piantina_taurasi" src="http://www.tipicamente.it/wp-content/uploads/2012/01/piantina_taurasi.jpg" alt="" width="400" height="492" /></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Taurasi Vendemmia 2008 – I Vini e le Annate</strong></span></p>
<p>L’evento, ideato e curato dall’agenzia di comunicazione integrata<strong> Miriade &amp; Partners<a href="http://www.miriadeweb.it/" target="_blank">*</a></strong>, con la collaborazione tecniche dell’Ais Campania – Delegazione di Avellino, raccoglie l’eredità di Anteprima Taurasi e per l’edizione 2012 propone una sede inedita: per la prima volta, infatti, sarà il <strong>Castello della Leonessa </strong>di <strong>Montemiletto </strong>ad ospitare l’evento riservato a giornalisti, operatori ed appassionati. La rassegna si focalizza in modo specifico sulla vendemmia 2008, ma come di consueto le aziende partecipanti presentano in degustazione anche i loro <strong>Taurasi Riserva </strong>nonché cru e selezioni di altre annate che si avvalgono di affinamenti prolungati, con uno spazio aperto ad una serie di etichette a base aglianico che vengono commercializzati con le denominazioni Irpinia Campi Taurasini DOC, Irpinia Aglianico DOC e Campania Aglianico IGT.<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong><br />
Le Sessioni di degustazione</strong></span></p>
<p>Taurasi Vendemmia 2008 è una rassegna a numero chiuso, riservata al pubblico di giornalisti, appassionati ed operatori accreditati, che avranno a disposizione una postazione dove assaggiare seduti e con calma i vini in degustazione, con il servizio assicurato dall’Associazione Italiana Sommelier – Delegazione di Avellino.<br />
Sono programmate <strong>due ampie sessioni di assaggio</strong>: <span style="text-decoration: underline;">i giornalisti nazionali ed internazionali accreditati hanno a disposizione tutta la giornata di sabato 21 gennaio, mentre la giornata di domenica 22 gennaio è riservata al pubblico di ristoratori, enotecari, operatori, media locali e membri delle principali associazioni enogastronomiche, con un sistema di prenotazioni e servizio articolato in due fasce orarie, dalle 15:30 alle 18:30, e dalle 19:00 alle 22:00</span>.<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong><br />
Il Convegno di apertura: incontro giornalisti-produttori</strong></span></p>
<p>Estremamente fitto anche il programma riservato alla stampa e alle aziende di venerdì 20, giornata inaugurale della rassegna. Alle ore 17:00 è previsto il Convegno di Apertura, articolato in tre sessioni. Di seguito il programma e i relatori:</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Saluti Istituzionali</strong></span><br />
<span style="text-decoration: underline;"><br />
1° Sessione: Focus Vendemmia 2008</span></p>
<p>Roberto Di Meo - Enologo<br />
Gennaro Reale – Enologo<br />
Michele D’Argenio – Enologo<br />
<span style="text-decoration: underline;"><br />
2° Sessione: Approfondimento – Le sottozone del Taurasi</span></p>
<p>Paolo De Cristofaro – Giornalista<br />
Fortunato Sebastiano – Enologo<br />
Massimo Di Renzo – Enologo</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">3° Sessione – Le iniziative di promozione<br />
</span><br />
Massimo Iannaccone – Miriade &amp; Partners<br />
Luciano Pignataro – Giornalista<br />
Giuseppe De Mita – Assessore al Turismo Regione Campania</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Il Programma in Sintesi</span></strong></p>
<p>Venerdì 20 gennaio 2012</p>
<p>Ore 10:00/16:00    Arrivo in Irpinia dei giornalisti invitati<br />
Ore 16:00               Taurasi, dieci anni dopo: retrospettiva dell’annata 2002<br />
Degustazione riservata a giornalisti e produttori accreditati<br />
Ore 17:00               Convegno inaugurale – Incontro tra giornalisti e produttori<br />
Ore 20:00               Cena di Benvenuto: i produttori “Chef per una Sera”</p>
<p>Sabato 21 gennaio 2012</p>
<p>Ore 10:00/17:00    Sessione di assaggio riservata alla stampa specializzata<br />
Ore 18:00/23:30    Visite e cene dei giornalisti accreditati presso le aziende</p>
<p>Domenica 22 gennaio 2012</p>
<p>Ore 15:30-22:00    Sessioni di assaggio riservate ad operatori e sommeliers, esclusivamente su invito e a numero chiuso, articolate in due fasce orarie:<br />
1) Ore 15:30-18:30<br />
2) Ore 19:00-22:00</p>
<p>Ore 21:00        Degustazione guidata a cura dell’Ais – Delegazione di Avellino<br />
“Un passo indietro: i Taurasi 2007”<br />
Prenotazione obbligatoria, fino ad esaurimento posti</p>
<p><strong>Per informazioni:</strong></p>
<p>Miriade &amp; Partners</p>
<p>Diana Cataldo – tel. +39 320.4332561<br />
Massimo Iannaccone – tel. +39 392.9866587</p>
<p>E-mail: segreteria@miriadeweb.it</p>
<p>Sito Internet: taurasivendemmia.miriadeweb.it</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
	</channel>
</rss>

