Avanzi


Il “pranzo degli avanzi” da Giovanni ha qualcosa di magico. SarĂ  per la natura del posto, inerpicato sui colli che contornano Bevagna, dunque luogo di streghe e sortilegi, gnomi, folletti e animali parlanti.

O forse per i personaggi che ci gravitano, non meno curiosi e insoliti, di ogni ordine e grado ma tutti a loro modo unici. Arrivati lassù per qualche buon motivo, sbucati chissà perché e da chissà dove. Con le loro storie da raccontare, i loro aneddoti, i molti entusiasmi e i piccoli interessi, le passioni vere e le immagini presunte.

C’è l’avvocato e il politico di professione, l’oste e il cantiniere, il cuoco e il macellaio, il produttore di vino e il giornalista, il pastore e l’artista, l’artigiano, la conduttrice Tv e l’imbucato. Una sorta di inconsapevole presepe vivente, a pensarci. Una commedia figlia di una sceneggiatura in divenire. Spontanea, sottotraccia, a volte sospesa.

E poi tanto cibo e tanto vino. I salami e i caci, le zuppe e i cappelletti, la galantina, i crostini di fegato e la parmigiana. Non da meno la sfilata dei dolci, che quest’anno hanno toccato punte idilliche nella meravigliosa Croque en bouche preparata dal fotografo siciliano Nino Calamuneri e nella più territoriale Rocciata di Luigia, tra le migliori che il sottoscritto abbia mai addentato (ma sono etrusco, dunque senza titoli).

Infine il rituale, più intimo e segreto, della salama da sugo e la ricerca dell’abbinamento perfetto. Grazie a Filippo Artioli, che quest’anno si è superato con un esemplare splendido per sapore ed eleganza (se così si può dire). Ci abbiamo abbinato un Radice di Paltrinieri, ossuto e spigoloso Lambrusco di Sorbara “ancestrale”, e uno Champagne Rosé de Saignée Jean Vesselle, interprete fedele, coerente e raffinato dei grandi pinot noir di Bouzy.

Un gran bel bere, nell’uno e nell’altro caso, anche se forse il gioco di sostanza ha fatto guadagnare qualche punto in più allo Champagne, che pareva far l’amore con la salama. Ma era già buio, quelli non erano i primi bicchieri di giornata, le lanterne volanti ci costringevano col naso all’insù e gli alberi nel bosco avevano già iniziato una strana danza propiziatoria.

La mitica Rocciata…

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Categorie: Fare, In primo piano, Umbria

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Commenti

“C’è l’avvocato e il politico di professione, l’oste e il cantiniere, il cuoco e il macellaio, il produttore di vino e il giornalista, il pastore e l’artista, l’artigiano, la conduttrice Tv e l’imbucato”.

In pratica è un presepe.

un piacevolissimo presepe e soprattutto molto vivente!
c’era anche il goulash (o spezzatino) con la polenta, la salsa al cren, i macarons, il babĂ  …………………

Un grand eveto come sempre …

avete dimenticato i tortellini in brodo che erano una favola. il buon Marco nonostante le fatiche alimentari del Natale ne ha divorati ben due piatti.

divertimento assoluto e gli imboscamenti sono it TOP. non solo quello della salama da sugo!!! dimentichi forse la mitica meringa che viene divorata segretamente ogni anno da un pugno di manigoldi che assaltano puntualmente la Luciana?

se poi, il filo che lega ognuna di queste situazione è un bicchiere d vino (non vi sono ospiti sprovvisti di bicchiere) allora è tutta una GRAN FESTA!!!!!!

Grazie a Luciana e Giovanni, ma sopratutto a Luciana.

ma chi è quello che ha appicciato il fuoco nella prima foto?
è in forma splendida!!

Come grazie a Luciana? Il copyright è il mio, anzi di Gianfranco Vissani, ad onor del vero. La prima edizione fu inaugurata su sua iniziativa 12 anni fà. Arrivò con un furgoncino di avanzi (caviale e ostriche compresi e dieci tipi di formaggi) probabilmente pagati dai clienti del cenone. Gianfranco è un famoso cuoco altruista, invece di buttare i prodotti li porta agli amici. Da quel lontano giorno, senza soluzione di continuità, il pranzo si ripete. Grazie a tutti per avervi partecipato e grazie ad Antonio Boco per averlo ricordato sul suo blog.

E che dire del misto con brio e cipolle di Salvatore Denaro?

E dei pecorini di Colforcella portati da Francesco Rossi, pastore casciano?

Del pecorino stagionatissimo di Gianfranco Pascolini strappato ad un produttore - rigorosamente segreto - di Gualdo Tadino?
La segretezza dei produttori e delle ricette paga sempre in cucina. Scire,audere, potere, tacere. Il precetto degli eredi di Ermete Trismegisto si applica magnificamente al cibo e al vino.

Che dire della sfilata di belle presenze, leggere e leggiadre come le mongolfiere luminose sul cielo di Bevagna. Questa volta la stampa locale non gridato agli “UFO”.

Ma concordo con Antonio: i dolci erano superlativi, specialmente i BabĂ  napoletani di Gargiulo, la crostata inarrivabile di Luigia e la Plurimeringa di Lorella.

Ma la sorpresa culinario/dolciaria più rilevante (vedi foto) è venuta da Nino Calamuneri. Ma di questo ne parla diffusamente e il blog.

L’occasione è stata propizia anche perchè facessi pace con il mio amico Tabarrini, che si era lievemente ombrato (cose che capitano) perchè avevo scritto sul Corriere dell’Umbria che a Montefalco, senza Caprai, è come andare a tartufi col gatto. Grande Giampaolo.

rocciata, GiovĂ !
rocciata, sennò Luigia non te la fa più!
a proposito, una fotina per lei ce l’hai?
Giuseppe

giĂ  fatto, vista sopra, grazie

Antonio, sono a Roma per presentare il libro “Torgiano in tavola” di Rita Boini. Ore 17 via Aldombrandi, traversa via Veneto. Fai un salto.

Bravi! Ma io sono a Conegliano per un convegno (moderato da un Cambi in gran forma)

Me lo immagino il Cambi in gran forma. Ci sono state ripercussioni? Stragi? Arresti?

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