Autumn in Chianti Classico

Le strade che lo percorrono sono lunghi e grigi tappeti sbattuti. Durante il suo attraversamento ci si imbatte in migliaia di: ville, casolari, borghi, chiesette e tabernacoli risalenti, in alcuni casi, fino a più di mille anni fa.

Centinaia di turisti a piedi e in bicicletta si affannano a salire e scendere, curvare e ricurvare seguendo una dolce ed ininterrotta striscia bianca tratteggiata. Il suo nome, secondo una delle ipotesi più accreditate, deriva dal fiume che attraversa il territorio di Gaiole.

Un’appendice di Appennino che si è formata verso ovest. Un posto che gli Etruschi avevano battezzato come buono per il pascolo. Un susseguirsi sotterraneo di galestro (roccia più friabile) e alberese (roccia più tenace) senza nette distinzioni; ogni vigna o filare può avere l’uno e l’altro. Tutto ruota intorno al suo nucleo centrale, dove pulsa il magma della storia, che è quello dell’antica terzina del Chianti: Gaiole, Castellina e Radda, alle quali si è aggiunta Greve nel 1972.

Andare in Chianti Classico, per me, è come tornare a trovare mio nonno. Di tanto in tanto hai un estremo bisogno di rivederlo. Vuoi un abbraccio, un bacio affettuoso, vuoi che ti racconti altri aneddoti della sua vita, vuoi ascoltare per l’ennesima volta la sua storia e la sua geografia. Vuoi sapere dove è stato e dove andrà…

Il mio riapprodo in questa terra si è rivelato una sorta di “Eroica” (percorso in bicicletta che va da Radda e arriva fino a Montalcino) del vino. Il mio percorso prevedeva otto aziende da visitare in 2 giorni netti.

Primo giorno. Per cominciare vado a Isole e Olena. E’ il nome della bella azienda di Paolo De Marchi ma in realtà sono i nomi di due piccoli borghi acquistati nel 1954 dal papà di Paolo. Il primo è l’attuale sede aziendale, il secondo è il mio ideale di nucleo abitativo.

Da ricordare: il meraviglioso accento Sud Americano di Marta, la breve guida ai terreni con Paolo e un Cepparello ’07 da mettere in cantina assolutamente. Qualche centinaia di metri più a sud/ovest, ed eccomi a Castello di Monsanto, un’azienda dalla perfezione nobiliare. La mia gentilissima guida, Veronica, non mi risparmia niente e con un guizzo felino finale mi apre anche, con mio grande senso di gratitudine, un Chianti Classico Riserva Il Poggio ’95, molto ‘95, e un ’99 non troppo ’99 ma molto buono ugualmente.

Il primo giorno è solo a metà. Devo raggiungere Radda per andare a conoscere Michele, il giovane rampante di Monteraponi. Altro borghetto maledettamente bello. Qui è tutto da fotografare. I suoi Chianti Classico sono raggianti, con un applauso alla batteria di ’09 assaggiati dalle botti.

Ultima tappa di giornata, Gaiole,  in quel ramo di territorio che si spinge all’interno di quello di Castelnuovo Berardenga. A San Giusto a Rentennano, dove le colline sono molto più docili, più spianate, i vigneti più bassi, tra i 250 e i 330 metri sul mare. Qui Irene ci porta anche a far vedere la vinsantaia del famoso Vinsangiusto, un vinsanto non vinsanto. Una delle etichette più belle del vino Italiano è quella della Ricolma (merlot in purezza) ma il vino che ricorderò di questa visita è il Chianti Classico Riserva Le Baroncole ’07.

La sera vado a cena con un tizio capitato a Siena per caso, di nome Gianluca, che alla faccia di tutte, ma proprio tutte, le regole degli abbinamenti di questa galassia e oltre, ordina una boccia di Castell’In Villa ’95 su un antipasto di pesce crudo. Grande Gian!

Secondo giorno. Salgo in uno dei luoghi, insieme a Volpaia, più alti della denominazione e cioè la frazione Lamole di Greve. Praticamente è uno scorcio di alta montagna fra le colline. Vigne terrazzate che partono da 600 metri fino a scendere alle porte di Panzano, altra frazione di Greve meglio conosciuta come la Conca D’Oro.

Castellinuzza e Piuca è una microazienda situata in un borgo dove risiedeva la scuola elementare del circondario. Adesso vi si producono Chianti Classico molto asciutti e salini. Per informazioni più dettagliate su vini e annate di questa azienda chiedere al Signor Lavinium Roberto Giuliani.

Si va a Sud, ai confini con quello che  è il simbolo di questa terra, e cioè il Castello di Brolio. Ho un appuntamento a Castello di Cacchiano, a Monti. Posto incantevole per panorama e sostanza storica. Fin dall’anno mille è stato un maniero molto importante, principalmente è da ricordare, però, come avamposto dei fiorentini per controllare i nemici senesi. Un vino su tutti, il Chianti Classico Riserva 2006 e la voce narrante di Michael Quick.

Scendo ancora più a sud, per andare da un altro giovane rampante, Giacomo, de La Porta di Vertine. Azienda nuova che ha idee molto chiare di cosa fare in futuro e altro Chianti Classico Riserva 2006 da incorniciare.

Adesso, direte voi, con chi avrà finito la sua “Eroica”? Da Giovanna Moranti Morganti nel suo Podere Le Boncie, naturalmente. A farmi smontare tutte le certezze che avevo cercato di accumulare in questi due giorni. Come al solito non avevo capito un fico secco. Nel vino, e soprattutto nei territori più importanti, non c’è spazio per generalizzazioni o nozioni confezionate, da portare a casa o regalare agli amici.

Non esiste la verità assoluta. Ogni spicchio di terra, ogni anno, da risultati differenti. I quali, a loro volta, differiscono ancora tra di loro a seconda della mano e della mente di chi li ha pensati. Tutto da rifare e da riassaggiare, stavolta ne ho la incontestabile certezza. Grazie maestra Giovanna, ti adoro per i dubbi che mi hai reinnestato nel cervello. Grrrrrr…

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Categorie: Bere, In primo piano, Toscana

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Commenti

Bella Lello! Gran bel giretto e splendiso racconto.
Tra i miei personalissimi Chianti Classico assaggiati di recente metto in cima (cioè compro e bevo):
- Chianti Classico Il Campitello Riserva ‘07 - Monteraponi
- Chianti Classico Il Poggio Riserva ‘06 - Monsanto
- Chianti Classico Riserva ‘06 - Castello di Cacchiano
- Chianti Classico Le Baroncole Riserva ‘07 - San Giusto a Rentennano (si farà, giuro che si farà)
- Chianti Classico Rancia Riserva ‘07 - Felsina

Mi è piaciuta molto anche la Riserva di Castello di Radda (ma ho una personale moratoria contro le armi) e quella di Volpaia (per me come dovrebbe essere un grande Chianti Classico di stile moderno)…

Per rimanere in zona: clamoroso Pergole Torte ‘07 e imperdibile Fontalloro ‘07 (per me tra i più buoni degli ultimi anni). Oltre al solito Cepparello, certo.

Sempre più lontano dalle mie corde, invece, il Flaccianello

Ah, ci metto anche uno splendido Chianti (non Classico): i Tre Borri Riserva ‘07 di Corzano e Paterno

Bisogna trovare qualcuno che vada a Felsina a comprare Fontalloro e Rancia 07…te la vedi tu? E poi non dimenticare il mio desiderio di visitare in un giorno il duo dei GRANDI.

Lello, potevi dirlo subito che volevi andare da Brolio e Fonterutoli. Bastava ricordarlo ad Antonio, dato che sono i suoi Chianti di riferimento..

No, Brolio e Antinori, era questo il desiderio.
Fonterutoli va con Ama

Odi et Ama

Morganti, Raffaele, Giovanna Morganti (^_^)
certo ti sei trattato proprio bene, quasi tutte le aziende sono fra le mie preferite…
però signor lavinium non mi ci aveva chiamato nessuno, non suona male :-)

e ma che ti aspettavi! La Morganti è donna, vignaiola, bioconvinta. insomma ha tutti i difetti possibili…

Il fatto che Monteraponi sia in cima alla lista (e costi meno degli altri) la dice lunga sulle zone più vocate in assoluto. Fra Felsina e San Giusto continuo a preferire il secondo, alla distanza vince sempre (o quasi).

Perdono per l’errore “di battitura”
Mi raccomando, Signor Lavinium, è una mia invenzione…

@ Antonio Boco
Come mai il flaccianello non è più nelle tue corde? Troppa estrazione nelle ultime due vendemmie?

@Giulio: infatti, mi pare quella che dici tu la chiave di lettura dei vini piu’ recenti, che da quanto ho capito è una precisa volontà aziendale. Poi, ovvio, le ultime due vendemmie (non proprio freddine) hanno inciso… Io comunque rimpiango qualche vecchio Flaccianello, quando era ancora fatto con le uve dell’omonimo vigneto e non una selezione “delle migliori vigne di sangiovese” come ora. So gusti :-)

Il vigneto Flaccianello della Pieve, reimpiantato da qualche anno, è proprio quello in basso nella prima foto

Infatti il vigneto sarà di nuovo operativo tra qualche anno e spero che venga riutilizzato come unico cru. La tendenza del flaccianello con estrazioni e concetrazioni eccessive è corrisposta anche a punteggi alti nelle guide di settore americane (purtroppo)e questo spero non abbia fatto cambiare troppo idea ai Manetti su che vino produrre. C’è da dire che anche una parte del vigneto Rancia a castelnuovo è stato reimpiantato da qualche anno…ma sul vino non se ne è sentita traccia. Almeno per quanto mi riguarda.

Bellissimo pezzo, Lello e complimenti alla mamma: deve averti fatto un fegato tanto per sostenere questi ritmi.

A me il Baroncole ‘07 piace da impazzire. Tanto ritroso e recalcitrante quanto dà idea di volersi reder pronto ad aprirsi come un bozzolo di seta quando la farfalla vuol spiccare il volo.

Cepparello e Fontalloro. Curiosamente ne parlavamo ieri proprio con Antonio e gli ho detto come la penso: i miei chiantigiani (tra l’altro poco chiantigiani nella mistura, essendo entrambi “puri”) del cuore, da diversi anni a questa parte. Assieme al Pergole, savà….

Scusate la domanda, da totale ignorante in materia, ma nel nuovo vigneto del flaccianello ho visto un sistema di allevamanto con tanti archetti molto ravvicinati…di cosa si tratta?

Detta così non saprei, forse ti riferisci a un guyot?

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