Paolo De Cristofaro


Ammesso che interessi a qualcuno, mi chiamo Paolo De Cristofaro, ho trentatré anni e sono un, ehm, un, cough, un, boh. Sommelier? Il prossimo che me lo chiede lo apro in due con un cavatappi a lame. Giornalista? Non vorrei che l’Ordine aprisse una civil action con relativo sequestro delle ultime bottiglie di coda di volpe in cantina. Esperto enogastronomico? Solo perché l’ho scritto sul bigliettino da visita non vuol dire che sia vero (ma non è nemmeno falso perché mi sapete dire voi che mestiere è l’esperto enogastronomico?). A tutti quelli che hanno pensato subito alla parola giusta, preciso che non è prudente di questi tempi scrivere “alcolizzato” sul proprio profilo, sia pure di un blog semiclandestino… Ma tant’è: ho imparato assai prima a dire “5 litri”, “portatemi a casa” e “malox” piuttosto che “sassicaia”, “tannino carezzevole” e “sputacchiera”. Ma potevo continuare con i miei bottiglioni, le dieci tappe di Cantine Aperte e il Lamaione come santo graal? Probabilmente sarebbe stato parecchio meglio. Però i miei amici avevano imparato a far roteare i bicchieri, il professor De Magistris continuava a stappare inspiegabilmente in mia compagnia bottiglie degli anni ’60 e ’70 e quel simpatico omaccione dove andavamo a prendere lo sfuso con la mia famiglia da piccolo era diventato nel frattempo Salvatore Cinque Querce Molettieri. “Primo Master in Comunicazione e giornalismo enogastronomico” del Gambero Rosso. Che avreste pensato se esattamente il giorno dopo la vostra laurea aveste trovato questa locandina davanti alla porta del relatore della tesi, passando a ringraziarlo ancora in preda ai fumi dell’alcol? Se fosse o meno un segno nel destino non lo saprà mai nessuno, fatto sta che presi la mia valigia di cartoni (di greco, fiano e taurasi) e mi incamminai verso la neonata Città del Gusto di Roma. Da quel giorno di settembre 2002 molte cose sono cambiate, a parte i 20 chili in più, intendo. Dalla prima partecipazione alle degustazioni della Guida Vini d’Italia 2004 la collaborazione col Gambero Rosso è diventata nel tempo un impegno a 360 gradi. Responsabile della Campania per la guida, le finali di luglio, i ristoranti, il mensile, la nuova Città del Gusto di Napoli. E poi l’amore mai nascosto per la televisione con un paio di format che mi sono valsi qualche autografo in coda alla cassa del supermercato, la regia di qualche documentario enogastronomico, le prime esperienze in provincia di Avellino su eventi di promozione territoriale come l’Anteprima Taurasi, Terra Mia e BianchIrpinia. E poi… E poi neanche mi ricordo tutto ma l’alcol, si sa, aiuta a dimenticare. Ma, chissà perché, non dimentico mai che la cosa più bella di questo mestiere è prendere la valigia appena possibile e capire ogni volta di non aver capito niente. Sapere che ci sarà sempre un posto dove si fa vino che non conosci e non hai visto ma anche tornare in Langa, Champagne, Borgogna e sentirsi come in una sorta di seconda casa. Non importa se il viaggio è lungo: alla fine è la compagnia quella che conta, giusto? Non vedo più Fabio e Antonio…