Fabio Pracchia
Mi chiamo Fabio Pracchia e sono nato a Lucca quasi quarant’anni fa. Mi avvicino all’ enogastronomia per passione e curiosità a circa venti anni. Dopo la laurea in Lettere, che all’istintiva idea di agricoltura aggiunge contenuti e profondità, decido di lavorare in un’azienda vitivinicola nelle mie colline: quattro anni di vigna e una profonda esperienza della fatica. Poi il Master in giornalismo enogastronomico a Roma, al Gambero Rosso, dove incontro Antonio e Paolo. Sono tutt’ora agli inizi del mio percorso di degustatore, ho avuto la fortuna di conoscere persone con più esperienza di me, dalle quali ho imparato molto; ma non ho avuto alcun maestro nella mia idea di cibo e vino. Credo nella comunicazione dei valori contadini, Il mio approccio verso il mondo dell’enogastronomia proviene dal basso; mi piacciono i luoghi popolari, i mercati, le mescite, dove i sapori si confondono con gli umori e il vociare delle persone. Mi piace mangiare e bere. Trovo una forza rivoluzionaria nel sostenere chi lavora la terra. Sono convinto che senza lavoro agricolo sia impossibile parlare di gastronomia o vino. Mi trovo in questo incrocio da anni, attirato dall’arte della cucina e dal vino ai massimi livelli ma sono perennemente con le scarpe sporche di terra. Schizofrenia gastronomica. Il blog è una via di uscita alle mie ansie, tentare, attraverso la parola, di colmare il paradosso tra fatica agricole e gastronomia. Dopo alcuni anni di collaborazione con il Gambero Rosso, per la guida Vini d’Italia, ho iniziato una nuova avventura con Slow Food. I miei vini preferiti sono piemontesi, vorrei essere livornese, amo l’Australia, il cinema, la letteratura e desidero fare un orto



