André Clouet per la Rivoluzione

Lo sapevi che forse il più grande filosofo del mondo, il mai troppo rimpianto Georg Wilhelm Friedrich Hegel, ogni 14 luglio brindava alla rivoluzione francese? Non è dato sapere (peccato) con cosa, speriamo fosse roba buona”.  Franco Pallini.

Caro Franco, ma per chi mi hai preso? Certo che non lo sapevo… Comunque, tanto per non essere da meno e ricordare degnamente sia il nostro “idealista” tedesco che l’impeto rivoluzionario culminato con la simbolica presa della Bastiglia, ho deciso anch’io di stappare una bottiglia.

L’originalissima scelta è caduta su uno Champagne. Non uno dei tanti, bensì uno dei pochi. Esattamente la bottiglia n. 1203 delle 1911 totali prodotte dell’azienda Andrè Clouet di Bouzy (dove è stato degorgiato il 6/10/09), con etichetta uguale a se stessa fin dalla sua invenzione (appunto) nel 1911.

E qui scatta la provocazione perché l’immagine è inequivocabilmente in stile Ancien Régime, un omaggio al fondatore della maison che fu per anni tipografo alla corte di Luigi XV.

Le uve di pinot nero provengono da alcune splendide parcelle classificate Grand Cru nel comune di Bouzy (Les Petites Brousses, Les Hautes Brousses, Les Vaudayants, Les ramoniers, Les Cercets, les Giuttes d’Or, La Croix, Les Varnets e Le Village) e anche i metodi di lavoro in cantina sono decisamente tradizionali (per dire, il remuage è manuale su pupitre praticamente d’epoca e anche il dégorgement è fatto come una volta).

Il dosaggio è contenuto e infatti i profumi sono inizialmente “chiari”. Ricordano terribilmente i fiori del giglio, si allungano con finezza fino a incrociare cenni marini, di ostrica e pesce azzurro, e solo dopo qualche minuto nel bicchiere tradiscono la loro natura rossa, che tuttavia non emerge mai con nettezza o eccessiva maturità. Quindi, ma solo aspettando ancora, ecco il timbro di polvere di cacao e leggero biscotto. La bocca ha esattamente la stessa successione aromatica anche se l’acidità è così incisiva da far pensare quasi ad un’uva bianca.

Della stessa casa è da provare anche un delizioso e meno impegnativo Champagne “base”.  Magari senza aspettare il prossimo 14 luglio…

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Categorie: Bere, Francia, In primo piano

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Commenti

Da giovane Hegel si entusiasmò a tal punto per la rivoluzione francese, che, nel giardino dello Stiff di Tubinga, piantò insieme a Schelling ed a Hördelin l’albero della libertà. Ambientalista ante litteram? Boh. Ma tornando al tuo 14 luglio, la butta là, istituire un brindisi di festeggiamento della rivoluzione francese, magari un po’ più socializzato, potrebbe essere un obbiettivo da perseguire. Una festa non tanto e non solo per celebrare uno scatto decisivo della ragione umana, quanto, mutatis mutandi (cioè cambiandosi le mutande), per auspicare una presa della Bastiglia anche del mondo del vino che, non so se condividi, vedo sempre più imprigionato nel suo Ancient Régime.

Condivido, mai come ora… Tra l’altro Hegel ha studiato ed è legato a Tubinga (Tubingen) che è una città gemellata con la mia (Perugia). Bisognerà far fruttare tutte queste coincidenze…

Però, voglio dire, ragazzi, brindare alla Rivoluzione con lo champagne….. suvvia spero almeno che sia rubato!!!!!!! :-)

Espropriato Pracchia, espropriato… Ma allora il nuovo lavoro non ti ha insegnato niente!? :-)

Ma quale espropriato: pagato 1 milione di euro solo perché buono (?), pulito (??) e giusto (???). Questo è vero terzomondismo, applicato, sissignori, allo Champagne. Sennò che alternativi sono?

ne ho aperto una bottiglia la sera della finale dei mondiali (per consolarmi forse, gli spagnoli campioni…) g

p.s. la isabeauty deve essere una pelosissima, un po’ tondina, con molto tempo libero.

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