Prosciutto prosciutto

Avevo già in mente di comprare una vagonata di Joselito Gran Reserva, uno dei prosciutti più buoni dell’Universo, ma dopo quel che ho visto e sentito mi tocca esagerare, lasciando senza nemmeno una fetta il resto dell’umanità.

Non bastava il fascino dei mailai neri iberici allevati nella dehesa, liberi di scorrazzare in lungo e in largo tra prati, boschi e ruscelli, cibandosi di ghiande (bellota) e un mucchio di erbe spontanee durante la montanera, l’ultima fase dell’ingrasso brado.

Non erano sufficienti le stagionature lunghissime (il prosciutto che ho assaggiato alla degustazione organizzata da Longino era del gennaio 2006!), il grasso succulento e cremoso che si scioglie in bocca, perfettamente a suo agio con la carne di color rosso acceso, capace di sprigionare un tripudio di sensazioni senza pari (dalla nocciola alla sardina salata, per dire).

C’era bisogno anche di Violante Marquez Jimenez, una tagliatrice di prosciutto di Barcellona che farebbe impallidire i tre moschettieri per come maneggia le lame, capace di tagli sicuri e racconti da letteratura gastro-erotica. Come quando parla del colore trasparente mentre massaggia il grasso untuoso, o ti racconta di quanto sia importante accarezzare il prosciutto, per entrarci in perfetta simbiosi…

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi. Mangiarsi le unghie è l’unico vizio a cui ha saputo rinunciare.