Decimi primi
E’ tanto che non gioco al “se fosse”, e oggi mi è venuta voglia. Se quello di Graziano Decimi* e della moglie Romina fosse una cantina e non un frantoio, e se al posto del verdissimo extravergine i calici si riempissero di un bel vino rosso rubino, in giro non si parlerebbe d’altro che di questi due tizi e della loro impresa un po’ folle.
Si citerebbe senz’altro il terroir, che dai colli di Bettona si inerpica verso il borgo romano di Collemancio (a un tiro di schioppo da Cannara, dunque dal confina tra le due Umbrie), per trovare una curiosa appendice nei pressi dell’abbazia San Felce (dove si coltiva l’omonima cultivar), a Giano.
Si racconterebbero le peripezie e il duro lavoro manuale nei campi, le piante centenarie e un frantoio minuscolo progettato artigianalmente, in stretta sinergia con l’azienda che lo produce.
Chissà con quale enfasi si evocherebbero i numeri confidenziali e la produzione limitatissima, paragonabile a quella di un vin.. ops, pardon… di un huile de garage. E si godrebbe nello snocciolare le qualità francamente incredibili di quegli oli. La loro spiccata matrice territoriale e varietale, oltre che la straordinaria nettezza ed espressività aromatica.
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