Quest’anno niente bruschetta

Che la situazione non fosse buona lo avevamo capito da un pezzo ma, da quello che sento in giro, a conti fatti, per l’olio extravergine 2014 si prospetta una specie di annus horribilis.

Certo, come al solito bisognerà dettagliare la situazione e non fare di tutt’erba un fascio, però i margini per i sorrisi sembrano davvero pochi.

Ieri mi ha chiamato Graziano Decimi*, uno dei migliori interpreti dell’extravergine umbro:

Antonio, volevo aggiornarti sulla situazione: quest’anno non faccio l’olio”.

Come non fai l’olio? Che significa? Niente di niente?

No, niente – risponde serio -. Ci ho pensato molto e ho deciso così. E’ stata una scelta sofferta che non mi ha fatto chiudere occhio per giorni. Ne ho parlato a lungo con la mia famiglia, mi sono confrontato e alla fine questa mi è sembrata la decisione migliore.

Certo per la mia azienda è un colpo durissimo, non so se ci rialzeremo ma in caso saremo ancora più forti. Non posso comunicare concetti come qualità assoluta e approccio etico radicale se poi faccio scelte che vanno nella direzione contraria. Le olive quest’anno erano pessime per via di un attacco di mosca, tignola e altri parassiti senza precedenti, con casi anche 10 volte superiori ai livelli di allarme. L’ultima gelata del 2013 è stata a Novembre: l’inverno mite e la primavera-estate piovosa hanno creato le condizione per una vera e propria tempesta perfetta.

Andremo avanti con le bottiglie della campagna precedente, ne abbiamo ancora un po’. Credo sia un percorso serio, dovuto,  in linea con il mio approccio radicale a questo lavoro”.

Punto, dunque. Niente bottiglie Decimi quest’anno. Nemmeno una goccia d’olio nuovo.

Ma la questione, caso specifico a parte, apre il campo a diverse riflessioni. Quella del clima impazzito e di un’annata davvero problematica, anzitutto. E soprattutto delle possibilità delle imprese agricole nei confronti dei capricci del clima.

Graziano Decimi è in una fase di transizione imprenditoriale. Il suo frantoio è sempre più importante e vorrebbe diventasse, a stretto giro, la sua attività a tempo pieno. Dunque la scelta di non produrre è grave ma forse superabile, anche se a caro prezzo.

Cosa dovrebbe fare invece, chi è alle prese con attività più ampie e rodate, con contratti commerciali da rispettare e clienti da soddisfare? I danni economici di una cattiva annata sono sopportabili in casi come questi?

So che in molti si stanno attrezzando per comprare e imbottigliare olio, in modo da salvare l’annata e le proprie aziende. Questo è da stigmatizzare? A mio avviso bisogna giudicare caso per caso: pontificare dalla tastiera di un pc è facile, avere la responsabilità di un’azienda e delle famiglie che ci lavorano un po’ meno.

Ne parlavo qualche giorno fa con un imprenditore del vino: “Per come sono organizzato io, - mi diceva – non mi posso permettere di perdere il raccolto. Se avessi intrapreso la conduzione biologica, da quello che vedo nelle vigne, negli ultimi anni avrei portato a casa poco o niente e la situazione sarebbe precipitata”.

Riflessioni complesse che travalicano il nostro bel mondo per abbracciare tematiche più ampie, che mettono in discussione lo stesso modello economico dominante. Sarebbe interessante parlarne con calma, in maniera approfondita. Quest’anno non davanti ad una bruschetta, purtroppo…

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